Dopo i grandi galleristi, ecco i grandi fotografi d’arte italiani. Al via su Artribune Magazine un nuovo ciclo di interviste: il primo è Paolo Mussat Sartor

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Paolo Mussat Sartor, Senza titolo, 1987

Paolo Mussat Sartor, Senza titolo, 1987

Amo molto il processo della camera oscura. Mi piace avere un rapporto diretto con i materiali, con la chimica. Ho sempre stampato i miei lavori, raggiungendo, rispetto all’intento iniziale, un grado di affidabilità abbastanza elevato. La fotografia per me è composizione, rapporto di pieni e vuoti, di bilanciamento di grigi”. Dopo il successo della serie di interviste ai grandi galleristi italiani, Artribune Magazine parte con un nuovo ciclo, dedicato a quelli che definiremo per semplicità “fotografi d’arte” e curato da Angela Madesani. Si comincia con Paolo Mussat Sartor – sono sue le parole qui sopra -, si proseguirà con una decina di altri nomi fondamentali e si chiuderà con una sorpresa. Con un ricordo sempre rivolto a Elisabetta Catalano.
Da cinquant’anni Mussat Sartor è uno dei più intelligenti fotografi italiani d’arte. Il suo nome è legato alla stagione eroica dell’Arte Povera, tra la fine degli Sessanta e la metà dei Settanta. Ma anche a Salvo, Luigi Ontani, Enzo Cucchi, Emilio Vedova e quindi agli stranieri, a Joseph Beuys, Daniel Buren, Joseph Kosuth, Richard Long, Christo, Tony Cragg, Lawrence Weiner, dei quali ha fotografato i lavori con intelligenza intuitiva. Anche se non ha mancato di occuparsi di altro: di architettura, in particolare, per importanti riviste, da Casa Vogue a Domus, da Abitare a Ottagono. E soprattutto, negli ultimi trent’anni, della sua ricerca personale. I suoi segreti? Cercateli sul numero 29 del Magazine, che debutterà in anteprima a Bologna allo stand di Arte Fiera…

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