Comunicare l’arte. O no? Parlano i protagonisti (I)

In un mondo sempre più competitivo, la comunicazione sta diventando un’arma strategica nello sviluppo di progetti culturali e carriere. Eppure, sebbene un miglioramento in questo senso ci sia stato, gli investimenti in comunicazione sono sempre inferiori rispetto a quelli legati alla progettazione e il comunicatore viene spesso coinvolto in seconda battuta nello sviluppo di un progetto. I social network sono diventati inoltre – per artisti, curatori, musei, uffici stampa, comunicatori, giornalisti – una nuova sfida e un nuovo modo di fare (o non fare) storytelling. Abbiamo parlato con i rappresentanti di tutte queste categorie di un tema tanto importante e spinoso. Qui trovate la prima puntata, mentre la seconda sarà su Artribune Magazine numero 29.

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Francesco Cavalli

Francesco Cavalli

FRANCESCO CAVALLI
direttore creativo di LeftLoft

L’integrazione tra contenuti e comunicazione, quando precede, accompagna e segue i progetti, ne determina il successo e la percezione. Una buona comunicazione aiuta a emergere e a incontrare il pubblico: chi ha bisogno non solo di sponsor ma di entrate derivanti dal pubblico per finanziare i progetti lo sa e sta imparando velocemente a mettere risorse dove serve. Il budget segue le logiche di finanziamento: viene concentrato sulla produzione quando i partecipanti – e le entrate che potrebbero derivarne – non sono centrali nel finanziamento del progetto nel suo complesso o non è richiesto un riscontro di pubblico come vincolo all’erogazione del denaro.
Il ruolo del design è una questione da riaprire ben oltre al budget. Il visual dei progetti culturali esprime la loro identità ma non il loro marketing, ed è qui che viene il difficile: di solito si divide il progetto culturale da quello di comunicazione e si usa la grafica per decorare qualcosa deciso a monte, sprecando risorse. Integrare designer e il design thinking da subito aiuta a modellare i format dei progetti e al tempo stesso – se ha spazio – genera un buon marketing legato all’anima e al pubblico del progetto. Questa è la via.

Carl D'Alvia

Carl D’Alvia

CARL D’ALVIA
artista

La comunicazione non incide direttamente sul mio lavoro. Credo che il lavoro nasca dentro l’individuo, o forse un’opera che vale nasce così. So che è un’idea romantica. Direi piuttosto che condividere informazioni e immagini via social network è un modo, uno strumento per sviluppare idee e temi. È utile avere uno spazio che non è né di una galleria commerciale né il sito personale dove si possono condividere le foto, le battute ecc., e gli “amici” possono aggiungere nel “thread” altre battute, citazioni e foto – anche le cose assurde e buffe possono essere utili a volte.
Non uso crowd sourcing per il mio lavoro ma la risposta del pubblico, anche a metà strada del processo di creazione di una scultura, può darmi informazioni riguardo a come e a cosa l’oggetto sta comunicando. A questo punto non ci sono tipi di stampa diversi (nazionale o internazionale). Ormai il mondo dell’arte è globale. Il suo ruolo influenza sia la stampa che il design, la moda e il cinema. L’arte contemporanea è come un laboratorio scientifico dove nascono idee che cambiano la cultura in generale.

Paola Manfredi

Paola Manfredi

PAOLA MANFREDI
amministratore unico di PCM Studio

La centralità della comunicazione nella società contemporanea è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti: la visibilità è sostanza, essenza, forma e contenuto. Ciò che è meno evidente è come i grandi mutamenti che hanno investito il mondo negli ultimi anni abbiano modificato il modello organizzativo, il ruolo e il significato della comunicazione: dalla crisi economica globale alla crisi identitaria dell’editoria; dall’avvento dei nuovi media alla trasformazione dei costumi connessi alle relazioni interpersonali, cogliere le sfumature di questo equilibrio instabile è il ruolo oggi di chi fa questo mestiere.
La comunicazione invade ogni ambito, è una sorta di “colore ulteriore” nella tavolozza del mondo. Anche i progetti culturali e le professioni della cultura possono dirsi tali, oggi, solo se hanno in sé questo elemento o almeno la sua accettazione. E quindi, proprio perché essenziale, più è intimamente connesso con l’origine del progetto, più è in grado di esprimere la propria efficacia.

Maria Bonmassar

Maria Bonmassar

MARIA BONMASSAR
ufficio stampa

Il passaparola è, da sempre, il miglior mezzo di diffusione delle notizie e, di conseguenza, anche della promozione di persone, oggetti, eventi. E ora che il passaparola è virtuale, tutto è manifesto in un batter di click. Nella cultura contemporanea un curatore, un direttore, un’istituzione non possono prescindere, in fase progettuale, dal comunicatore. È un binomio ormai irrinunciabile, ma non ancora diffuso capillarmente. Solo menti illuminate lo perseguono! Oltretutto, l’esito della comunicazione viene commisurato quasi esclusivamente alla carta stampata e in seconda battuta alla televisione. E, per l’arte contemporanea, la comunicazione è per lo più relegata nell’orto delle riviste specializzate, che travalica solo quando è di altissima notorietà oppure quando diventa moda, costume, lifestyle.
Penso che la carta stampata sia adatta per gli approfondimenti, le analisi, le riflessioni, mentre per la comunicazione a largo raggio conta solo il web, spina dorsale e malleabile di una nuova figura, fulcro delle attività internaute: il blogger, l’opinion leader, lo youtuber. E ovviamente i social network. Il vero successo si misura in like, in follower e in pin.

Paola Marino

Paola Marino

PAOLA MARINO
giornalista

In Italia si produce una gran quantità di mostre anche di qualità, peccato che nessuno lo sappia! La goffaggine di alcune istituzioni è evidente, per non dire della presenza adeguata sul web. Eppure il confine tra curatore, giornalista d’arte e comunicatore si fa sempre più sottile. Dai nuovi master escono figure complete in grado di gestire un progetto dalla sua ideazione alla realizzazione e diffusione. Una flessibilità per chi opera nel sistema dell’arte che non prescinde dalle personali propensioni o competenze.
Basterebbe comprendere che la comunicazione è parte integrante dell’ideazione: una buona teoria prevede che almeno un terzo del budget di una mostra sia destinato alla comunicazione. Riuscire a far parlare del proprio evento è frutto di strategia e relazioni, ma anche di adesione al progetto e capacità di trasmetterne professionalmente intenzioni e contenuti. Gli spazi a disposizione sono pochi ma con creatività e impegno si possono raggiungere grandi risultati.

Alessandra Mammì

Alessandra Mammì

ALESSANDRA MAMMÌ
giornalista

Saper comunicare un progetto è parte del progetto stesso. Un titolo fa la fortuna di una mostra o di un film, un buon layout buca lo schermo liquido dei nostri social. Nessun curatore o direttore di museo dovrebbe pensare che la comunicazione è compito di un ufficio stampa che in un secondo momento arriva e chiama i giornalisti. Se mai ha funzionato in passato, ora non funziona più. Il curatore o direttore deve immaginare la comunicazione come un’estensione della scrittura visiva della sua mostra; capire qual è il suo target di pubblico e cercare di raggiungerlo lì dove si trova. Mai lanciare un messaggio sperando che sia raccolto e soprattutto mai illudersi che un progetto per la sua qualità possa imporsi da solo.
L’arte contemporanea soffre della riduzione di spazio che nella stampa generalista ha penalizzato tutta la cultura. E comunque soffre meno di altre discipline. Di fatto, la crisi che ha colpito i giornali ha trasformato le pagine culturali da momenti di pensiero a puro intrattenimento. Informazione casuale e frammentaria dove è sempre più difficile riconoscere una linea editoriale. Detto questo, ritengo che le informazioni sull’arte e il dibattito sull’arte si sia semplicemente spostato altrove. Del resto Artribune docet.

Michele Robecchi

Michele Robecchi

MICHELE ROBECCHI
editor in Phaidon Press

Il modo in cui si promuove la realizzazione di un progetto culturale ha avuto un momento di svolta a metà Anni Zero, con il coinvolgimento delle prime agenzie di comunicazione. Non è stato un processo facile o indolore, in parte perché l’arte contemporanea richiede tecniche e competenze specifiche, e in parte perché si trattava di creare e inserire una realtà professionale dove non c’era. Ma in breve tempo i risultati si sono visti, con la conseguenza che anche la figura del PR freelance ha dovuto aggiornarsi. Complici le enormi possibilità mediatiche odierne, molte realtà espositive hanno compreso che subappaltare una tale quantità di lavoro non è una cattiva idea e, parallelamente, molte agenzie hanno capito che è importante affidarsi a persone con una conoscenza e una passione del sistema arte che vada di pari passo con quella delle pubbliche relazioni.
Il budget e i tempi destinati alla comunicazione sono difficili da quantificare in maniera generale. Sono vincolati alle caratteristiche specifiche del progetto, le disponibilità economiche e la volontà di chi le gestisce. Circa gli organi di stampa, l’avvento dei social network ha sollevato alcune responsabilità informative. Il punto interessante è la ridefinizione della lettura critica, ma questo è un discorso più ampio.

Giovanna Manganotti

Giovanna Manganotti

GIOVANNA MANGANOTTI
CEO di MyHomeGallery

Immaginiamo che il mondo dell’arte sia come una nave. Il rischio più grande è credere che la comunicazione di quella nave sia il comandante, quando invece è non più che un indispensabile marinaio che lavora e coopera per portarla in giro e per farla attraccare quando serve. Se il nostro marinaio ha esperienza, sa lavorare in squadra, sa guardare il cielo e saggiare il vento, è capace insomma di essere il facilitatore di un processo composto di molti elementi, lo scambio fra artista e fruitore si innesca.
Ed è qui che entra in gioco la responsabilità dell’artista stesso, che diventa il protagonista della relazione. In quest’ottica l’arte contemporanea sulla stampa nazionale e internazionale dovrebbe essere maggiormente capace di dialogare con tutte le diverse comunità di fruitori, dagli habitué dell’arte fino alla società nel suo complesso, mettendo al centro l’artista stesso.

Tanja Alexia Hollander

Tanja Alexia Hollander

TANJA ALEXIA HOLLANDER
artista

Uso i social network sia per creare il mio lavoro che per promuoverlo. Penso che i social network abbiano la capacità di democraticizzare il mondo dell’arte e all’improvviso hai amici e follower che sono curatori e critici. Incontrare queste persone un tempo era possibile attraverso le gallerie e per questo era così importante essere rappresentati. Ora chiunque può avere accesso a questo mondo. Ma ho visto solo pochissimi artisti, dealer e istituzioni utilizzare i social media in maniera davvero interessante. Penso che poche persone abbiano veramente capito il loro potere.

Luca Melloni

Luca Melloni

LUCA MELLONI
proprietario di CLP Relazioni Pubbliche

Avendo un’agenzia di comunicazione, non posso che dare a questo aspetto una grande importanza. Quando ho iniziato, tanto tempo fa, ad occuparmi di comunicazione culturale (erano gli anni in cui nascevano, ad esempio, il Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te a Mantova e Ferrara Città d’Arte, veri e propri modelli per le politiche di marketing territoriale), i nostri committenti avevano ben presente quanto fosse strategico coinvolgere la comunicazione sin dalla nascita del progetto culturale, quindi non credo oggi si tratti di una mancanza di visione o di tradizione, ma quasi esclusivamente di una questione economica.
Oggi, con le maggiori difficoltà finanziarie che minano questo settore, si aspetta di raggiungere un budget che prima copra i costi vivi della mostra, e poi ci si attiva per avere in squadra anche chi si occupa di comunicazione. I social sono ormai indispensabili per un progetto organico di comunicazione: sono fondamentali per raggiungere una fascia di pubblico non sensibile ai media tradizionali.

a cura di Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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