Lost In Projection. Class Enemy

In sostituzione di un’insegnante prossima alla maternità, arriva in un liceo sloveno un nuovo professore di tedesco: Robert Zupan. Nell'arco di pochi giorni la mancanza di empatia e i metodi severi del nuovo arrivato, poco graditi ai giovani studenti, danno vita a un clima di forte tensione che degenera completamente quando, senza un apparente motivo, una delle sue allieve si suicida. Da quel momento in poi ha inizio una battaglia senza esclusione di colpi, che vedrà contrapposti studenti, professori e genitori in un catastrofico e realistico conflitto sociologico intergenerazionale.

Print pagePDF pageEmail page

Rok Biček, Class Enemy (2014)

Rok Biček, Class Enemy (2014)

Liberamente ispirata alle pagine di Nemico di classe (1978) di Nigel Williams, l’opera prima di Rok Biček è una potentissima metafora della società contemporanea e delle sue innumerevoli contraddizioni. Quello del giovanissimo regista sloveno (classe 1985) è un cinema particolarmente duro, che non lascia spazio a perifrasi e che sorprende per la lucidità e il distaccato equilibrio con cui riesce a trattare temi scottanti ed essenziali come l’educazione, il pregiudizio, il rapporto con l’autorità, i conflitti intergenerazionali, la violenza psicologica, l’elaborazione del lutto.
Class Enemy è quindi un film estremamente complesso, un film “difficile da fare” in un certo senso, perché chiede equilibrio, essenzialità, chiarezza… Eppure il risultato c’è, ed è semplice e perfetto. In un crescendo psicologico ed emotivo inesorabile, Biček ci mostra il microcosmo scolastico (metafora della società globale) andare in cortocircuito e deflagrare a causa di un baratro ormai troppo profondo creatosi tra due generazioni.

Incomprensione, intolleranza, pregiudizio e diffidenza sono i sentimenti che dominano il film dal primo fotogramma.
L’arrivo di un professore che impone disciplina non piace agli studenti (cresciuti in totale assenza di rispetto per l’autorità) e trasforma l’aula in un vero e proprio campo di battaglia. Si susseguono così scene al vetriolo dallo sconvolgente impatto emotivo, dove repressioni e frustrazioni emergono senza filtri mentre la telecamera e la regia fanno lo slalom tra i giovani corpi degli studenti e quelli meno giovani di insegnanti e genitori, assumendone i differenti punti di vista. “Volevo che ‘Class Enemy’ riflettesse la vita”, ha dichiarato Biček, “e nella vita niente è bianco o nero. Bene e male sono sempre legati”.

Giulia Pezzoli

Rok Biček – Class Enemy
Slovenia | 2013 | 112’ | drammatico
www.classenemy.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community