Cenerentola secondo Bigonzetti. Alla Scala di Milano

Il coreografo romano, già direttore di Aterballetto, rilegge per il Teatro alla Scala l’eterna fiaba sulla celebre partitura di Sergei Prokofiev. Con una danza adrenalinica, aggressiva e ironica, incorniciata da citazioni espressioniste e dagli effetti 3D di Carlo Cerri. Insieme a due interpreti d’eccezione: Roberto Bolle e Polina Semionova. Leggete qui e poi affrettatevi: le repliche ci sono fino al 15 gennaio.

Print pagePDF pageEmail page

Cinderella, Teatro alla Scala, Milano 2016 - Polina Semionova e Roberto Bolle - photo Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

Cinderella, Teatro alla Scala, Milano 2016 – Polina Semionova e Roberto Bolle – photo Brescia e Amisano – Teatro alla Scala

UNA CENERENTOLA FUORI DAL CORO
Abbandonate ogni immagine edulcorata e romantica della protagonista da fiaba disneyana. Niente scopa in mano. Niente stracci e cenere. Dimenticate zucca e carrozza. Ma, soprattutto, dimenticate la fatidica scarpetta di cristallo.
Nella Cinderella di Mauro Bigonzetti, invece dell’oggetto feticcio, allo scoccare della mezzanotte Cenerentola lascerà nelle mani del bel principe il suo vestitino da festa (sexy): una minigonna. E rimarrà in mutande. L’abito che riveste la mitica eroina della favola è quindi una gonna, il cui colore rosso fiamma tradisce la passione. Quella ben esplicitata nel duetto finale tra lei e il bel principe, carica di sensualità. Quella, invece, negata alle due sorellastre e alla matrigna, ingabbiate tutte e tre in un contenitore rigido e scorrevole, riproducente un abito trino di foggia secentesca che rimanda alla pittura di Velázquez. Anche il cromatismo dei costumi di Maurizio Millenotti, rielaborati su fogge moderne, rimandano a quell’epoca.

Cinderella, Teatro alla Scala, Milano 2016 - photo Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

Cinderella, Teatro alla Scala, Milano 2016 – photo Brescia e Amisano – Teatro alla Scala

TRA CORPO E 3D
Nel rivisitare la nota fiaba sulla celebre musica di Sergei Prokofiev, a interessare l’ex direttore di Aterballetto e richiestissimo coreografo freelance è il tema del corpo e del suo involucro. E infatti la coreografia di Bigonzetti è un’esplosione di corpi in movimento, caratterizzata da una velocità saettante e da un vigore acceso tipico del suo stile, collocato dentro un’atmosfera brumosa e un immaginario cinematografico di cui è impregnato visivamente tutto lo spettacolo.
Sul vasto palcoscenico vuoto, privato di orpelli e di attrezzerie, brilla in tutta la sua potenza la danza iper-energica voluta dal coreografo. A ricrearne gli ambienti è la bellissima scenografia virtuale di Carlo Cerri: un light-video design in 3D che, dopo l’inizio, segnato sullo sfondo della scena da una lama verticale di luce rossa, crea ambienti e apre a visioni fantastiche e magiche, disegna palazzi principeschi dentro e fuori, squallidi androni, focolari, boschi e giardini rigogliosi o spogli, ingranaggi di orologi.
A tutto questo si aggiungono veri e propri effetti speciali – come il grande uccello nero che arriva in volo da lontano, giungendo in picchiata dai grandi finestroni fin dentro il camino di casa, trasformandosi nella fatidica fata in carne e ossa, apparsa prima come mendicante.

Cinderella, Teatro alla Scala, Milano 2016 - photo Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

Cinderella, Teatro alla Scala, Milano 2016 – photo Brescia e Amisano – Teatro alla Scala

BIGONZETTI E LA SCALA
Al suo quinto lavoro alla Scala, Bigonzetti padroneggia bene la scena orchestrando masse di ballerini (ottimo tutto il corpo di ballo scaligero, con alcuni talenti emersi dalla direzione di Makhar Vaziev, quali Nicoletta Manni, Claudio Coviello e Christian Fagetti), gruppi e più intime sequenze. Ben orchestrata l’alternanza di stilizzate pantomime barocche e gestualità grottesca, pungente e voluttuosa di ascendenza classica, contaminata di linee pulsanti, estreme, svettanti, dove mani, polsi, caviglie, fianchi e bacini mostrano le loro molteplici articolazioni.
Alla lunga però la coreografia risulta frutto di un vocabolario già noto, a tratti ripetitivo, pur nell’originalità di alcuni passaggi e nella definizione dei caratteri divertentissimi delle sorellastre e della matrigna, di cui dà una superba e ironica interpretazione Stefania Ballone, applauditissima.
Il resto della scena è catturato dalla coppia di divi protagonisti: Roberto Bolle e Polina Semionova. Lui spavaldo e virile, lei morbida e sensuale, in una sinfonia di corpi tentacolari che si seducono in intrecci e vicendevoli destrezze.

Giuseppe Distefano

www.teatroallascala.org

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community