Bologna Updates: che fine ha fatto il contemporaneo? Prime immagini da una Arte Fiera sempre più focalizzata sul secolo scorso

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Arte Fiera 2016, Bologna (12)

L’identità di Arte Fiera è sempre stata – nell’ambito del panorama nazionale delle fiere d’arte – più orientata verso valori acquisiti, verso artisti già integrati nelle dinamiche del mercato ufficiale, e questo con altissimi livelli qualitativi. Questo trend pare riprendere la sua corsa anche dall’edizione di quest’anno, appena inaugurata a Bologna con la preview: poco spazio alla sperimentazione, grande attenzione a maestri anche storici, spesso con opere molto ricercate, frutto di studi e ricerche che comunque arricchiscono gli stand e mantengono alto il livello di tutta la fiera. Avvio lento quanto a presenze di pubblico fra i corridoi: ma siamo a poche ora dall’apertura dei cancelli. Altre considerazioni? Le lasciamo a voi, con il supporto della nostra prima fotogallery…

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  • Artefiera è un’interessante occasione che non riesce a caratterizzarsi con coraggio, sta in un bilico fra l’arte moderna e il contemporaneo senza avere il senso di scegliere e migliorarsi, potrebbe specializzarsi nel moderno o tentare il contemporaneo, diventando una fiera più stimolante e approfondita, così è gradevole ma debole.

  • Whitehouse Blog

    SECONDO REPORT di Luca Rossi

    Arte Fiera 2016

    Nel primo giorno di apertura ufficiale l’affluenza non sembra delle migliori, ma non siamo allo stadio, i galleristi non vogliono tanti “vaganti” (per fare riferimento alla premiata serie Walking Dead) ma pochi acquirenti danarosi. Il contemporaneo in fiera quasi non esiste e se gli stand sembrano tanto le scatole con cui hanno coperto la statue di Roma, forse il contemporaneo è stato messo dietro i muri degli stand. Forse si trova schiacciato nelle intercapedini tra uno stand e l’altro. Ma tutto è contemporaneo, e quindi possiamo guardare un taglio di Lucio Fontana e pensare che sia stato fatto oggi. Ma è certo che la scena contemporanea rappresenta un vuoto. In fiera le opere si focalizzano sul 900, ossia su “valori sicuri”. Davanti ad un’opera di Gianni Piacentino, ripescato recentemente anche dalla Fondazione Prada (classe 1945) ho esclamato” w il rischio!”,…il gallerista mi ha detto che ho visto troppi film. Insomma, in fiera si deve vendere, e senza un sistema critico che possa argomentare “cosa vale”, gli artisti che vanno per la maggiore sono Fontana, Burri, Picasso, Chagal ecc. Anche se incontriamo opere di artisti giovani, ci sembrano opere che fanno il verso e ricopiano quelle del passato percorrendo la rassicurante moda del vintage. Ma la cosa più grave è che in fiera non troviamo artisti italiani mid-career. Mentre a volte appare qualche giovane (per intercettare le vendite a tariffe più basse), gli artisti italiani di 40-50 anni non ci sono. Almeno io non li ho visti (scrivetemi per segnalarmeli [email protected]). Girando per Arte Fiera si sente questo imbarazzo sulle giovani generazioni, cosa che 10-15 anni fà non si sentiva. Ma dove sono finiti i giovani di 15-20 anni fà? E’ evidente come l’ascesa del curatore, negli ultimi 15-20 anni, ha reso tutti gli addetti ai lavori degli artisti e quindi nessuno ha argomentato le differenze tra queste centinaia di artisti; nessuno ha interesse nel fare questo, nessuno forse è veramente in grado di fare questo (la critica militante). Quindi in fiera ci sono opere che sono poco più che “autentiche di artisti blasonati del 900” e “curriculum vitae appesi al muro”. Se poi l’opera “mi piace” e arreda bene il salotto, ancora meglio. Vi invito ad un simpatico gioco, mettendo il vostro lettore QR sul codice qui sotto potrete creare la vostra opera d’arte su misura, decidendo quali artisti del 900 inserire nell’opera e decidendo pure il prezzo:

  • Ale

    Io non ci sono ancora andato (e in certi anni, per non sentire la stanchezza, non ci sono nemmeno andato), ad ogni modo è sempre stata così, in Italia direi che si salva solo Artissima sul discorso del contemporaneo. E’ la fiera di chi è nel mondo dell’arte soprattutto per fare cassa. Una fiera che è una pizza margheritina, al tempo stessa anche grassa, con olio che cola, come d’altronde piace anche, ai bolognesi, abituati alle lasagne. Il problema è che non son lasagne, e nemmeno sono una pizza, alle lasagne, ma queste son differenze di gusto che soffre solo chi ha fame d’arte, non chi ha gusti grassi perchè d’arte mai fu costretto ad aver fame.
    Le lasagne contemporanee ad arte in Italia non le fa nessuno.

  • Giampaolo Abbondio

    Ah ma allora ci sei…

  • Angelov

    DISNEYLAND DOCET

    Queste parole di colore oscuro
    vid’io scritte al sommo di una porta;
    per ch’io: “Maestro, il senso lor m’è duro”

  • Walter artista policromo

    Sono a letto con la bronchite e quest’anno non ho potuto andare ma ringrazio i commentatori di Artribune che mi hanno rinfrancato confermandomi quello che già immaginavo e cioè che non mi sono perso nulla: siamo al traffico delle mummie, se non allo spaccio.
    Si propongono le ormai vuote “magnifiche sorti e progressive” di tanti anni fa mettendoci buchi ed estroflessioni davanti agli occhi per nascondere un presente arduo e tutt’altro che monocromo.