The Spy. L’editoriale di Lorenzo Taiuti

Ma se tutti spiano tutti, ci spiegate perché Julian Assange deve ancora starsene rinchiuso in un’ambasciata? Intanto l’Isis percorre indisturbato la Rete e converte alla guerra santa pure le casalinghe. Con i risultati agghiaccianti che abbiamo visto ancora una volta a Parigi lo scorso 13 novembre.

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Hacking Team

Hacking Team

FALSE NOTIZIE: DA DADA ALLE BUFALE
In un convegno di qualche mese fa, Umberto Eco ha detto all’incirca che “sulla Rete passano un sacco di bufale”. Il Grande Umberto ha ragione, al di là de “il medium è il messaggio”. In effetti, fin dall’inizio le possibilità di coprire il falso o la propria identità attraverso la struttura della Rete hanno attratto le tipologie più diverse. Dall’hacker che sottrae o fa saltare forme di comunicazione economica come prova di forza sul sistema o mette allo scoperto politicamente situazioni nascoste e scorrette, come oggi gli Anonymous, fino alla mail che annuncia favolose vincite in denaro.
Per anni il gioco della falsa notizia è stato l’“atto gratuito” dadaista preferito dagli attivisti della Net Art. Succede però che i ragazzi terribili diventino grandi e che i giochi diventino anch’essi grandi. Un’agenzia come Hacking Team, che vende strumenti di controllo sulla Rete (anche a Stati totalitari, a quanto pare) e propone come business il “prelievo” di dati da privati e nazioni, è stata hackerata da sconosciuti.

ASSANGE E I TERRORISTI
Questa è una pratica crescente da parte d’istituzioni che trasformano l’hackerismo in pratica normale, come “legittimo” spionaggio da nazione a nazione. Nella Rete e nella rete cellulare, a questa simile, si scatena un gioco di plagiarismo da far impallidire i ragazzi terribili di ieri.
Ci si domanda a questo punto perché Assange debba vivere in uno stato di quasi-prigionia, dal momento che così fan tutti. C’è il problema di ridefinire un’etica della Rete. E ci si domanda se questo sia possibile.
Nel frattempo il terrorismo (gli onnipresenti fanatici dell’IS) continua a cavalcare tranquillamente la Rete con messaggi e siti di arruolamento. Il caso italiano della “casalinga di Treviglio” che si trasforma in killer efferata e convince l’intera famiglia a convertirsi e ad andare a combattere in Iraq contro gli infedeli fa pensare a una sanguinaria Madame Bovary. La famiglia è stata arrestata. Impagabili per grottesco le foto delle trasformazioni, con barbe salafite e veli misteriosi e totali di una famiglia da serata di fronte alla tv di Mike Buongiorno.
Ma al di là del grottesco, le comunicazioni della neo-Fatima e la terminologia usata definiscono una cosa: il linguaggio dei terroristi dell’IS è il linguaggio del neonazismo del XXI secolo.

Lorenzo Taiuti
critico di arte e media

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #25

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