Bohemian Rhapsody. Reportage da Praga

La storia recente di Praga è stata segnata dalla dittatura, da una breve e sanguinosa Primavera, dalla divisione del Paese in Repubblica Ceca e Slovacchia. Ma ora la città prova a riprendersi. E l’arte contemporanea, come al solito, fa da traino.

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Castello di Praga

Castello di Praga

L’ART NOUVEAU A PRAGA
Un tempo trionfo di barocchismi architettonici, residenza di antichi alchimisti, cultura esoterica di origine ebraica, tripudio di Art Nouveau e di sperimentazioni cubiste, Praga oggi è una città che sta ancora emergendo dal profondo lascito del “socialismo reale” con interessanti progetti culturali.
Con tanti contrasti, come avrebbe potuto questa città non avere dunque anche nella sua architettura e nel suo volto un che di spigoloso, di rude, di inquietante? Temperamenti troppo diversi vi si sono scatenati. E per quanto in ogni vicolo aleggiassero gli effluvi di buona birra forte e salumi affumicati, ovunque fluttuavano però anche le nebbie dei miti”. Così descrive la sua città lo scrittore Johannes Urzidil nel romanzo Trittico praghese.
Praga gode di un vastissimo patrimonio artistico disseminato nei quartieri centrali, grazie alla presenza di dinastie che per secoli hanno fatto della città un importante centro per lo sviluppo della cultura umanistica. Il più antico quartiere è Hradčany, il quartiere del castello, di epoca medievale, che si staglia sulla collina, teatro dell’omonimo romanzo di Kafka.
Sotto la monarchia austriaca è stata per tre secoli una capitale di provincia. Ma alla fine dell’Ottocento la Boemia è diventata il quartier generale dell’impero austro-ungarico e Praga una delle città europee più ricche. Ridiventa presto centro di sperimentazioni per giovani architetti che avevano studiato a Vienna e tornavano a Praga, facendone un centro artistico in competizione con Parigi e Berlino.

Ginger e Fred di Frank Gehry, Praga - photo Michael Levine-Clark

Ginger e Fred di Frank Gehry, Praga – photo Michael Levine-Clark

IL CUBISMO IN ARCHITETTURA
È ancora ben visibile il tripudio di Art Nouveau in architettura come in pittura con le opere di Alfons Mucha. Ma presto lo stile cubista travolge la città: non viene sperimentato solo in pittura e scultura, ma soprattutto in architettura, con esempi quali la Casa della Madonna Nera di Josef Gočár e la Casa tripla cubista di Josef Chochol. Questi edifici dalle forme geometriche spezzate esprimono la ribellione di un gruppo di architetti verso il principio che la forma debba seguire la funzione: per loro la forma doveva invece seguire i sentimenti e lo spirito.
Il Cubismo non fu un successo critico e commerciale a Praga, e quindi gli architetti si piegarono alle richieste dei committenti, ammorbidendo gli spigoli e creando così il Rondocubismo, che incorporava idee wagneriane e classiche legate ancora a tre secoli di appartenenza alla cultura germanica.
Il periodo dei surrealisti e degli artisti cubisti fece emergere l’arte ceca a livello internazionale, creando un ponte con Parigi, come è stato recentemente ribadito nella bella mostra Mysterious Distances allestita al Convento di Sant’Agnese negli scorsi mesi.

SOCIALISMO REALE E ARCHISTAR
Poi ci furono gli anni bui del regime comunista, con la breve sferzata di aria pura data dalla cosiddetta Primavera di Praga nel 1968, su iniziativa del riformista Alexander Dubček, che diede maggiori diritti ai cittadini attraverso un decentramento parziale dell’economia e una democratizzazione dello Stato. Venne introdotto anche un allentamento delle restrizioni alla libertà di stampa e di movimento. Questo breve ma intenso periodo di reazione libertaria a un regime opprimente è ben narrato del romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, che si schierò apertamente a favore di Dubček.
Poi si ripiombò nell’austerità comunista fino alla Rivoluzione di Velluto, la rivoluzione pacifica degli studenti di Praga che, sulla scia dell’entusiasmo del recente crollo del muro di Berlino, portò alla caduta del socialismo reale anche in Cecoslovacchia.
Negli ultimi decenni, archistar quali Jean Nouvel, Ricardo Bofill e Frank Gehry hanno rivitalizzato la città con le loro architetture. L’edificio Ginger e Fred di Gehry, in particolar modo, ha movimentato il tessuto urbano con le sue linee, che ricordano i profili dei ballerini Ginger Rogers e Fred Astairs rapiti in un ballo vorticoso. Ma purtroppo sono spesso ancora presenti le vecchie strategie edilizie di impronta comunista. Il ricordo degli Anni Sessanta e Settanta è ancora visibile in città: migliaia di alloggi grigi e sciatti si stagliano nei quartieri periferici.

David Cerny, Brownnosing, 2003

David Cerny, Brownnosing, 2003

DAVID ČERNÝ ICONA DELLA NUOVA PRAGA
Il Paese sta cercando di riscattarsi artisticamente e di far emergere nuovamente la vibrante creatività che possedeva in passato. Un artista che negli ultimi anni ha agitato le strade di Praga è David Černý, le cui opere sono presto diventate icone nel tessuto urbano. Černý è famoso per i suoi commenti sarcastici rivolti all’élite ceca, le sue opere scuotono costantemente il conformismo politico di Praga. Una delle sue sculture più famose è Piss, davanti al museo di Kafka. Due uomini di bronzo fanno ondulare meccanicamente i loro membri, urinando su una mappa della Repubblica Ceca. Con questa scultura l’artista riflette ironicamente su ciò che accade ogni giorno per le strade di Praga: artefici di questo degrado urbano sono soprattutto i turisti inglesi che invadono la città per divertirsi.
Sebbene l’opera di Černý divida la critica – spesso infatti le sue opere vengono etichettate come “happening” e l’artista accusato di voler semplicemente scioccare l’opinione pubblica – le sue lacerazioni nel tessuto urbano sono così pronunciate che si può difficilmente immaginare la Praga contemporanea senza di esse.
Uno dei più ambiziosi progetti di Černý, che ha cambiato il paesaggio culturale di Praga, è MeetFactory. Si tratta di un centro di cultura alternativa che contiene una sala espositiva, studi per progetti musicali, teatrali e cinematografici, atelier e residenze per artisti. È situata nel bel mezzo del nulla, nel centro industriale della città, il quartiere Smíchov. Accanto ad essa ci sono solo i binari del treno e può essere identificata dalla facciata verde e bianca, come pure dalle macchine rosse che sono collegate ad essa, essendo installazioni realizzate dallo stesso Černý. L’idea è nata al suo ritorno dall’esperienza newyorchese. Il nome del centro è un gioco di parole fra “incontrare” e “carne”, perché l’edificio in cui il progetto è iniziato era sede dell’industria alimentare del prosciutto di Praga. Le cose non hanno funzionato al primo tentativo, ma Černý non si è arreso. Nel 2005 il Consiglio Comunale aveva una decina di edifici che erano in condizioni terribili, completamente distrutti. Non sapendo cosa farne, vennero offerti alle organizzazioni senza scopo di lucro e così MeetFactory è risorta dalle sue ceneri. Tutti i proventi degli eventi che vi si svolgono vengono investiti di nuovo nel centro. Un terzo delle spese sono coperte da una borsa di studio e due terzi viene direttamente dall’interno: da parte dei sostenitori, dalle proprie finanze. Il calendario degli eventi è fitto, tra mostre, performance, spettacoli teatrali, concerti, workshop e residenze.
David Černý ha inaugurato nel 2003 con una sua installazione Brownnosing anche gli spazi dell’organizzazione Futura.

Dominik Lang alla Hunt Kastner Gallery di Praga

Dominik Lang alla Hunt Kastner Gallery di Praga

LA SCENA DELLE GALLERIE PRIVATE
Spostandoci al di là del fiume ci addentriamo nel quartiere Žižkov, oggi uno dei più trendy di Praga, pieno di studenti, artisti e musicisti. Qui si trovano alcune delle più interessanti gallerie d’arte contemporanea come la Hunt Kastner Gallery, che rappresenta artisti cechi anche all’estero grazie alla partecipazione a fiere quali Frieze, Liste e – a dicembre – Art Basel Miami Beach, dove presenterà un progetto solista di Jaromír Novotný. La fondatrice Katherine Kastner ci ha raccontato gli esordi, i progetti della galleria e l’ambiente artistico praghese degli ultimi anni: “Avevo lavorato a lungo nel settore non profit e delle gallerie d’arte indipendenti, ma con il tempo Camille Hunt riuscì a persuadermi che ciò di cui si sentiva un disperato bisogno più di ogni altra cosa a Praga era lo sviluppo di gallerie private che potessero fornire una piattaforma professionale e sostenibile per la promozione del lavoro degli artisti contemporanei locali. E così abbiamo inaugurato nel 2006 la nostra prima mostra delle opere di Tomáš Vaněk, ora rettore dell’Accademia di Belle Arti di Praga”. Il punto critico era però rappresentato dal mercato, “a quel tempo quasi inesistente”, sottolinea Kastner. “Le istituzioni non stavano facendo acquisti, i collezionisti privati ​​si erano concentrati sull’arte moderna, e gli unici artisti cechi contemporanei con visibilità internazionale erano rappresentati da gallerie straniere. Tutte le vendite avvenivano negli studi degli artisti. La vendita di arte contemporanea era, a quel tempo, giudicata negativamente, come qualcosa di sporco, da una gran parte del mondo dell’arte ceca. Gli artisti si sono dovuti reinventare una carriera nell’insegnamento, progettazione grafica, teatro e scenografia cinematografica per guadagnarsi da vivere e cercare di proseguire il proprio lavoro artistico. L’intera scena dell’arte contemporanea ceca si stava sviluppando attraverso gli spazi d’arte indipendenti, il ​​cui pubblico era limitato al mondo dell’arte locale”. È stata quindi una partenza difficile, con pochi fondi economici e scarsi contatti con collezionisti e curatori internazionali: “I contatti più solidi erano con gli artisti locali. Vivo in Repubblica Ceca dal 1991 e sono stata impegnata sulla scena dell’arte contemporanea fin dall’inizio. Gli artisti che rappresentiamo, li conosciamo praticamente da quando erano studenti e abbiamo visto il loro lavoro svilupparsi nel tempo. Noi rappresentiamo principalmente gli artisti della Repubblica Ceca (anche se il nostro programma espositivo è di portata internazionale), perché conosciamo molto bene la scena locale, e anche perché nessun altro lo faceva, portando all’estero il lavoro di artisti come Eva Koťátková, Josef Bolf, Zbyněk Baladrán, Jiří Thýn. Questo tipo di programma ci ha aiutato a farli localizzare sulla mappa internazionale dell’arte. Vi è un crescente interesse per ciò che sta accadendo nella Repubblica Ceca e lo vediamo dal crescente numero di visitatori specializzati nel settore dell’arte contemporanea e di collezionisti”.
La scena dell’arte contemporanea è dunque in fermento. A farci da guida è ancora Katherine Kastner, secondo la quale “le gallerie indipendenti sono ancora molto importanti per la Repubblica Ceca e forniscono agli artisti uno spazio per la sperimentazione e per realizzare le loro prime mostre personali. Un certo numero di gallerie interessanti si sono sviluppate nel corso degli ultimi cinque anni e stanno lavorando a stretto contatto con gli artisti e li stanno aiutando a produrre nuovi lavori e a sviluppare le loro carriere. Un anno e mezzo fa, anche noi ci siamo trasferite in un nuovo spazio, nel quartiere Žižkov, dove ci sono altre due gallerie private (Drdova e Nevan) e due spazi gestiti da artisti (35m2, fondato da Petra Steinerová e Michael Pěchouček, e City Surfer) e ne coordiniamo i vernissage. C’è poi la Galleria Nazionale di Praga, che negli ultimi anni si sta aprendo e sta diventando più collaborativa: stiamo costruendo una comunità molto più cooperativa e diversificata di persone che lavorano per lo sviluppo e la diffusione delle arti contemporanee in Repubblica Ceca.

Veletržní Palác, Praga

Veletržní Palác, Praga

FONDAZIONI, MUSEI E NON PROFIT
Spostandoci verso il quartiere industriale Karlín, che sta godendo di un nuovo fermento creativo, troviamo in un’ex fabbrica la residenza per artisti dell’organizzazione non profit Futura, che ospita i migliori giovani talenti della scena ceca e che propone sempre interessanti mostre aperte al pubblico al piano terra. Inoltre è possibile incontrare gli artisti nei loro studi e acquistare le opere direttamente in loco.
Attraversando nuovamente la Moldava troviamo il Centro per le Arti Contemporanee e la Fondazione per l’Arte Contemporanea di Praga, che sono la prosecuzione delle attività avviate dal Centro Soros nel 1992. Queste istituzioni sono state create al fine di sostenere lo sviluppo dell’arte contemporanea, nella convinzione che l’arte sia un elemento insostituibile di una società democratica. Parte integrante del centro è la Galleria Jeleni, che sostiene i giovani artisti appena usciti dall’Accademia grazie a un fitto calendario di mostre. La galleria organizza anche mostre di artisti affermati che hanno una maggiore influenza sulle giovani generazioni. La galleria ha i suoi curatori permanenti, anche se questi lavorano regolarmente con i curatori più giovani, offrendo loro l’opportunità di organizzare una mostra collettiva monografica o tematica.
A poca distanza si staglia l’immenso Veletržní Palác, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, che racchiude nelle sue sale una estensiva collezione di opere di artisti cechi e internazionali. La mostra permanente del XX e XXI secolo si articola sui tre piani dell’ex palazzo della fiera commerciale e fa conoscere ai visitatori parallelamente lo sviluppo dell’arte ceca e dell’arte internazionale nel corso degli ultimi due secoli. L’ampio spazio espositivo in questo edificio funzionalista ospita oltre 2.300 opere (e un bar da non perdere al piano terra). Sono esposti anche progetti architettonici, mobili, collezioni di moda, di design, di fotografia, disegni e stampe. Accanto ad artisti celebri sono presenti artisti purtroppo trascurati in passato e la cui opera è ancora da scoprire.
Recentemente è stato inoltre inaugurato un nuovo progetto a lungo termine del Dipartimento Moving Image, basato principalmente su video e film: una reazione alla lunga assenza dei nuovi media nelle collezioni della Galleria Nazionale. Il Dipartimento di Immagini in Movimento si trova in uno spazio straordinario precedentemente non utilizzato al piano terra, ridisegnato per questo nuovo progetto dall’artista austriaco Josef Dabernig. L’identità visiva del dipartimento è stata inoltre creata dall’artista inglese Liam Gillick grazie a un video wall.
Con la mostra in corso fino ai primi di gennaio The Beginning and the End of the Passage dell’artista slovacco Boris Ondreička, la Galleria Nazionale di Praga lancia una nuova serie di eventi il ​​cui scopo è sottolineare l’importanza della poesia e in generale del linguaggio. E far rivivere una repubblica letteraria che legittimi lo spazio delle parole e attivi il discorso. In questo stage-cum-auditorium, la performance, il teatro, la scrittura e la recitazione si incontrano e scontrano. L’installazione site specific di Ondreička è un manifesto delirante di un poetico flâneur, strutturato attraverso i principi storici e architettonici del Funzionalismo. La combinazione di autocritica e il desiderio neodadaista di un’autonomia linguistica è per l’artista veicolo universale della poiesis. Infine, va citato il Convento di Sant’Agnese, sull’altro lato della Moldava, anch’esso dedicato alle mostre temporanee organizzate dalla Galleria Nazionale.
Poco distante è situato anche il DOX, altro importante centro d’arte contemporanea che ha come obiettivo quello di presentare l’arte ceca in un contesto internazionale, proponendo un dialogo tra la scena locale e quella globale.
Il futuro artistico di Praga è ancora da scrivere ma il presente indica la volontà di dare una nuova identità artistica alla città dopo decenni di oscurantismo comunista il cui ricordo è ancora vivido.

Barbora Šlapetová in mostra al DOX di Praga

Barbora Šlapetová in mostra al DOX di Praga

DOX. UN’ARENA DINAMICA PER NUOVE TENDENZE
Il nome DOX ha la sua origine nella doxa, parola greca che sta a significare un metodo di conoscenza, un parere, una convinzione. Oggi il centro è percepito come un’arena dinamica di confronto per approcci e tendenze differenti. Grazie alla sua indipendenza dalle istituzioni statali e a un programma fondato su collaborazioni internazionali, l’apertura del centro nel 2008 ha segnato l’inizio di un’impresa pionieristica nel panorama culturale ceco.
Attualmente ospita la mostra Propaganda, la maggiore retrospettiva di Marek Schovánek, il più grande e misconosciuto artista ceco. Si sottolinea attraverso questa mostra come sia un luogo comune dire che una foto possa raccontare una storia. Ma comincia a diventare interessante quando lo stesso vale per un’intera mostra: in questo caso le singole opere funzionano come parti di un vocabolario astratto che si combinano per formare un contesto più ampio.
Che cosa è ancora in grado di raggiungere un artista – se dipinge, crea oggetti, o entrambi – a fronte del bombardamento culturale, politico e mediatico che subisce sia a livello personale che pubblico? Come può reagire? Queste e altre questioni vengono affrontate attraverso le mostre del DOX. Il fondatore Leoš Válka ha ripercorso per noi la storia del centro e ha espresso la sua visione sul futuro della scena artistica ceca: “Al primo sopralluogo dell’edificio industriale in Holešovice nel 2000 avevo pensato di trasformarlo in loft residenziali. Tuttavia, ben presto ho cambiato idea, avendo cominciato a vedere il grande potenziale dell’edificio come contenitore di una galleria d’arte contemporanea. Era essenziale trovare ulteriori investitori per completare il progetto, e anche per realizzare il progetto architettonico. Mi sono rivolto a un architetto ceco, Ivan Kroupa, e si è rivelata una buona scelta. Nel 2008 l’edificio è stato infatti incluso nel ‘Phaidon Atlas of 21st Century World Architecture’ e nello stesso anno è stato nominato per il prestigioso Mies van der Rohe Award. Tuttavia stiamo costantemente lottando per l’‘aria’”.
Quale sia questa “aria” è intuibile. Prosegue Válka: “Il DOX riceve circa il 20% del suo bilancio annuale dai finanziamenti pubblici e siamo responsabili per il restante 80% del budget necessario per portare avanti la galleria. Il nostro fatturato è una combinazione di sponsorizzazioni, partnership, sovvenzioni (sia europee che locali), bigliettazione, membership, noleggio delle sale… L’ambiente ceco contemporaneo è purtroppo ancora caratterizzato da interessi a breve termine e dalla privatizzazione del patrimonio pubblico, e l’arte e la cultura sono condannate a rimanere ai margini dell’interesse ‘pubblico’”. La conclusione è dunque un mix di pessimismo e ottimismo: “Per essere onesti, non vedo il futuro della scena culturale di Praga come qualcosa di straordinariamente affascinante, ma vedremo. Ad esempio, la nuova direzione intrapresa oggi dalla Galleria Nazionale di Praga, grazie al nuovo direttore Jiří Fajt, indica un cambiamento positivo”.

Meetfactory, Praga

Meetfactory, Praga

ARTE FUTURA A PRAGA
Il progetto Futura alterna interessanti progetti espositivi di artisti cechi e internazionali con un programma internazionale di residenze. È stato fondato nel 2003 dall’architetto italiano Alberto Di Stefano e l’opera realizzata da Černý per l’inaugurazione, dal titolo Brownnosing, è rimasta simbolo del centro. Si tratta di due sculture identiche, due figure umane fuori scala che si protendono in avanti e nascondono al loro interno degli schermi che proiettano un video satirico nel quale il politico Václav Klaus e l’artista Milan Knizak si nutrono di poltiglia accompagnati dalle note dei Queen in We are the champions. Gli schermi sono visibili solo attraverso un foro che si trova nella parte superiore delle statue ed è accessibile attraverso una scala. Al momento della creazione dell’opera, Klaus era appena stato eletto presidente della Repubblica Ceca e Knizak era stato a lungo il direttore della Galleria Nazionale di Praga.
Il giovane curatore Michal Novotny ci ha raccontato le origini, il presente e il futuro di questa organizzazione culturale: “È stata la prima istituzione di questo genere ed è rimasto l’unico centro d’arte contemporanea fino al 2008. Dal 2011 siamo pienamente indipendenti e operiamo esclusivamente con sovvenzioni che arrivano principalmente dal Ministero della Cultura e dal Comune, mentre il restante budget è fornito da istituzioni internazionali. Non siamo sostenuti da istituti privati, quindi dobbiamo consacrare molto tempo alla preparazione delle richieste di sovvenzione”. Primo punto da sottolineare, la rete di collaborazioni attive nella regione: “Insieme al Castello Ujazdowski di Varsavia e alla galleria Spazio a Bratislava, che non esiste più, abbiamo stabilito nel 2005 la prima rete di scambio di residenze in Europa centrale. Tuttavia le condizioni sono cambiate da allora: oggi collaboriamo ancora con quindici diverse istituzioni in Europa, Nordafrica e Medio Oriente. Il nostro programma di residenze è ancora basato sul modello di scambio, per ogni artista straniero che viene a Praga, un artista della Repubblica Ceca viene ospitato per lo stesso periodo all’estero. Questo prevede anche che non ci sia scambio di denaro: copriamo le spese di alloggio, studio, assistenza e spesso anche di viaggio, e lo stesso avviene da parte del nostro partner all’estero. A causa della mancanza di supporto, purtroppo quest’anno dobbiamo interrompere il programma di residenza a New York. L’ambizione principale di questo programma era di essere internazionale e consacrato agli artisti provenienti da Polonia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca, anche se sembrava che fosse al tempo stesso la sua principale debolezza. Tuttavia questa è la vita di una istituzione culturale, e anche i progetti culturali purtroppo possono morire”.

Giorgia Losio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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