Pio Monti. Un gallerista da 40 anni a Roma

Incrociare sulle scale Federico Fellini, vivere in appartamento con Gino De Dominicis, farsi dedicare un libro da Martin Heidegger. E raccontare tutto in una pagina appena. E quaranta foto, una per ogni anno di attività. Celebriamo Pio Monti con un suo testo e una amplissima photogallery.

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Michelangelo Pistoletto, Pio Monti, 1969

Michelangelo Pistoletto, Pio Monti, 1969

Sono quarant’anni che ho una galleria a Roma, città che amo ma che ti illude.
Ho aperto la mia prima galleria, Artestudio, a Macerata nel 1969. Sono arrivato a Roma affascinato da questa città, qui poi ho vissuto per tanti anni in un appartamento con Gino De Dominicis. Lui ha trascinato, con le sue visioni sull’immortalità, il rappresentante di cosmetica che ero. In quanto tale, avevo a che fare con una crema, la Eterna 27 della Revlon, che avendo gli acidi nucleici arrestava il dissolvimento delle cellule, fermando quindi il tempo a 27 anni, quando si dice che inizi l’invecchiamento.
Il 27 novembre del 1975 ho inaugurato lo spazio a via Principessa Clotilde. Lì sono passati tutti, artisti e galleristi, critici e personaggi vari. All’ultimo piano abitava Lina Wertmuller e, così, per le scale incrociai e conobbi Federico Fellini. Un uomo così visionario e ricco di fascino che non potei non fantasticare sulla sua passione anche per l’arte. Rimasi così deluso quando andai a trovarlo a casa sua in via Margutta e vidi i quadri che aveva alle pareti… In quell’occasione mi regalò un suo disegno del Casanova da cui trassi una serigrafia in cento esemplari che lui caramente mi firmò. Questa si aggiungeva alle tante edizioni di grafica che realizzai con noti personaggi dell’arte, soprattutto di avanguardia, come Alviani, Albers, De Dominicis, Prini, Pisani, Merz, Sol LeWitt, Buren, Ben, Morellet, Cucchi, Kounellis, De Maria, tra gli altri.

Pio Monti ed Emilio Prini in ritratto

Pio Monti ed Emilio Prini in ritratto

In quel periodo, e dopo, furono tanti gli incontri che si accumularono ai precedenti, come Man Ray a Parigi e Martin Heidegger (data la sua altezza rispetto alla mia, un gigante interrotto) in Svizzera nel 1969, dove andai a trovarlo con Capogrossi e in quell’occasione mi dedicò una copia del suo libro L’arte e lo spazio, opera che mi suggerì di comprare Lo sbaglio lo spazio il tempo di Gino De Dominicis, poi presentata alla Biennale di Venezia del 1978.
La mia storia viene prima di Roma, ma Roma mi ha preso. Come dico sempre, sono nato nelle Marche e maleducato a Roma. Forse sarà per questo che, avendo la galleria a piazza Mattei (dove visse Leopardi durante il suo periodo romano), ho scelto di aprire anche un spazio marchigiano, IDILL’IO arte contemporanea a Recanati, di fronte la statua di Giacomo Leopardi a cui ogni mostra è dedicata come omaggio visivo. Lì porto i miei amici, alcuni di quegli artisti che hanno costellato i cieli dei miei lunghi anni galleristici.
Conservo il ricordo anche di chi non ho avuto ancora la fortuna di ospitare in un mio spazio, una corrispondenza a matita con Giulio Paolini per esempio, un incontro che non si è ancora formalizzato.
Purtroppo con la mia formazione culturale, vivo solo ed esclusivamente il presente, per cui non mi interessa né il futuro né il passato, così sarò sempre immortale con l’arte, punto. Ho messo le foto della mia storia passata perché “il futuro è passato” di moda. Chi va alla moda, va fuori moda.

Baci,

Pio Monti

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