Oh Willy… L’uomo-bambino, il bosco e la grande madre

Una comunità di nudisti, un uomo che torna nei luoghi della sua infanzia, una madre che muore, i dubbi, le paure e infine l'abbandono alle leggi di Natura, incontrando una creatura strana... Un corto animato pieno di poesia

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Ritorno alla tenerezza. Potrebbe essere questo il claim dello short film animato Oh Willy…, diretto da Emma De Swaef e Marc James Roels. Una Coproduzione franco-belga-olandese, più volte premiata dalla critica, che in 17 minuti di candore racconta la vicenda di un omino di circa cinquant’anni, tornato nella comunità di nudisti in cui era cresciuto, per andare a trovare la madre morente.
La storia si disegna, scena dopo scena, fra tinte rosee e dolcezze tattili, narrazioni di piccoli corpi, boschi e luci terse. I personaggi, costruiti con del morbido feltro, sono batuffoli sempre silenziosi. Willy torna a casa, in mezzo a uomini e donne senza vestiti, e torna nell’era dell’ingenuità, in uno stato di natura, quasi come fosse di nuovo l’infanzia.

Oh Willy...

Oh Willy…

Al capezzale della madre, però, tutto cambia. E non è più come allora. La vecchia signora spira e lui rimane solo, con tutti i dubbi e l’angoscia di chi finisce in mezzo a un bivio. Dove va Willy? Cosa gli manca? Cosa ha perduto, cosa ha cercato e trovato fino a ora? E domani?
Definitiva sarà una passeggiata bucolica, perdendosi fra gli alberi e le cime montuose. A un certo punto un’enorme creatura soffice apparirà, come uno Jeti buono o una grande madre selvatica, accogliendolo fra le sue braccia e attaccandolo a un seno. Di nuovo nudo, come un cucciolo d’uomo, lontano dal mondo civilizzato. Un viaggio denso di metafore, fra l’inconscio e la fiaba.

Helga Marsala

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