L’inaspettata bellezza del ricordo. Sonia Kacem a Napoli

Galleria T293, Napoli – fino al 15 gennaio 2016. Seconda personale in Italia dell’artista svizzero-tunisina Sonia Kacem: linee nette, colori accesi e forme sinuose invadono lo spazio espositivo. Rievocando fresche atmosfere di fine estate.

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Sonia Kacem – Le Flâneur – veduta della mostra presso T293, Napoli 2015 - Courtesy the Artist & T293, Napoli-Roma - photos Maurizio Esposito

Sonia Kacem – Le Flâneur – veduta della mostra presso T293, Napoli 2015 – Courtesy the Artist & T293, Napoli-Roma – photos Maurizio Esposito

Prosegue l’esperienza italiana di Sonia Kacem (Ginevra, 1985), giovane artista svizzero-tunisina alla sua seconda personale presso T293, che sceglie per la sua residenza la sede napoletana. Progettata per gli spazi della galleria, la mostra, intitolata Le Flâneur, in omaggio all’arte del passeggio disincantato tra la folla, riflette sulle potenzialità espressive del volume. Tessuti coloratissimi, provenienti da tende di scarto industriale destinate al riciclaggio, avvolgono invisibili strutture di legno che creano forme dinamiche, o percorrono pareti ingentilendone la visione prospettica. La gravità dei materiali si svuota della pesantezza per formare entità impalpabili e fluide. Il mondo di Sonia Kacem è come costituito da molecole senza peso che pur formando corpi voluminosi non aggrediscono. La percorribilità dello spazio è distratta e vocativa, entra nella memoria e lascia che ricordi dai toni caldi diano ritmo ad un’andatura leggera, a tratti malinconici a tratti vibranti.

Francesca Blandino

Napoli // fino al 15 gennaio 2016
Sonia Kacem – Le Flâneur
T293
Via dei Tribunali 293
081 295882
[email protected]
www.t293.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/48529/sonia-kacem-le-flaneur/

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  • andrea bruciati

    dalle foto si direbbe un progetto di indubbio interesse

  • Whitehouse Blog

    Robert Morris 1967, metto una variante ma ne aveva fatte tante. Quindi ikea evoluta. O artigianato dell’arte moderna, o artigianato dell’arte contemporanea. Dico io facciamocele da soli queste cose, tanto sono artisti tra 10.000 tutti similari:

  • andrea bruciati

    mi spiace sottolineare che è completamente diversa da Morris, formalmente ma soprattutto concettualmente perché è innanzitutto il contesto che l’ha prodotta che è mutato… se poi vogliamo farne una riprova ideologica (ikea evoluta?) o porre la questione in termini iconografici, giochiamo pure a indovina chi

    • Rasoio

      Il contesto puó pure cambiare ma allora prova a descrivermelo nei dettagli, caro Bruciati, altrimenti la tua é solo la solita frase fatta. Se il contesto é solo un marcatore etnico geografico siamo all’etichetta e non al contenuto. Ma se é un ‘etichetta o solo un contesto generale questi c’erano giá prima dell’artista, che infatti non li ha approfonditi facendoci vedere solo ció che effettivamente si vede. É come se io prendessi la bandiera italiana e la appendessi al muro e dicessi che sono diverso da Morrris perché il mio contesto é italiano.
      Sai che mi viene in mente? Che forse a volere 10. 000 artisti tutti uguali siete voi critici curatori, con tutto il rispetto per la tua
      atttivitá , migliore di tante altre probabilmente , ma come si sa, bisogna pur vivere, no?

      • andrea bruciati

        Rasoio, innanzitutto chi sei? io ne discuto con chi almeno ci mette la faccia.
        Chi si nasconde puntando il dito non mi interessa

        • Rasoio

          Sono un dito di contesto italiano.
          Ti mancano gli argomenti? Vuoi parlare di quelli
          o della mia faccia? Io non ho bisogno di pubblicitá .
          E non ho bisogno di accreditarmi con chi non mi piace.

      • Marco Enrico Giacomelli

        È molto semplice: se dico “povero matto mio” posso essere una madre che si rivolge al figlio con problemi psichici, shakespeare, leo de berardinis ecc. ecc. E la madre non sta copiando né il secondo né il terzo, come il terzo non sta copiando il secondo ma lavorando con la consapevolezza di un bagaglio culturale. Un contesto è determinato da molti altri fattori oltre la goegrafia e l’etnia. C’è il tempo, lo scenario sociale, l’ambito di proferimento ecc. ecc.

        • rasoio

          Caro Giacomelli l’esempio scusami mi pare un pò confuso dato che mescoli cose diverse.

          La madre che dice al proprio figlio “povero matto” non sta facendo Teatro:

          quindi avrà il suo contesto (ma magari più propriamente avrà una sua storia personale) ma ha poco a che fare con il contesto di chi ha scritto per il teatro e di chi il teatro lo interpreta.

          Quindi mi pare che mescoli tre contesti diversi.

          Se vado in una galleria d’arte e trovo un Morris a colori penso inevitabilmente a Morris : se l’opera ha qualcosa di più dell’antecedente valuto un pò se c’è qualcosa di diverso in modo saliente, tento di capire insomma se la differenza ha un contenuto interessante o se è semplicemente un'”orecchiamento”formale.

          In questo caso il richiamo ad un “contesto”, se questo contesto non è sviscerato approfondito e reso protagonista in modo non banale, è come mettere un’etichetta sul vuoto.

          Ho chiesto gli approfondimenti sul contesto che forse mi sono sfuggiti

          ma Bruciati mi ha risposto dicendo che prima vuol sapere chi sono, perdendo l’occasione di valorizzare quest’artista da me ingiustamente incompresa.

          Ma chi è Bruciati allora? sì il suo nome lo conosco ma sinceramente che mi importa? mi interessa piuttosto sapere perchè scrive quello che scrive.

          Propongo una nuova forma di critica: la critica della critica.

          Presupponiamo l’ipotesi assurda :)

          che i critici scrivano non quello che pensano (ammesso che pensino in tutti i casi) ma quello che devono o quello che è funzionale in “contesti”

          sottaciuti nella superficie.

          Perchè i critici e i curatori scrivono quello che scrivono? :)))

          insomma caro Giacomelli Shakespeare l’hai citato tu quindi ecco:

          “Considero il mondo per quello che é: un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte.”

          • Marco Enrico Giacomelli

            Sfugge il significato di contesto. Da qui si spiega la discussione surreale. Buona prosecuzione.

          • Rasoio

            Ma guarda Giacomelli surreale é che ne tu ne Bruciati siate stati incapaci di descriverlo nello specifico di quanto si sta parlando. É pretendere troppo chiedervi almeno questo dato che non siete molto forti nell’argomentazione logica?

          • Rasoio

            Errata corrige : sia tu che Bruciati non siete stati capaci di.
            Nella fretta sono incorso nella doppia negazione

          • Whitehouse Blog

            Non sfugge nulla. Il contesto è cambiato in modo irrilevante. Infatti sarebbe stato valoroso se trovassimo queste soluzioni in una casa della provincia di Trieste, in una casa a Cuba o dal mio vicino qui a Belgrado. Per continuare la tua metafora qui la mamma è solo un po’ più anziana ma ripete sempre le stesse cose. Mi dispiace la tua argomentazione non regge.

    • Whitehouse Blog

      Caro Andrea, non ho scritto che sia la stessa cosa o una cosa brutta e cattiva. Ho detto che si tratta di una forma di facilissimo artigianato, in cui la tensione – che oggi più che mai dovrebbe avere l’artista- è totalmente ripiegata e soffocata nell’elaborazione di intuizioni che risalgono a 50 anni fà. E tutto questo non nello spazio underground a prezzi accessibili sotto casa, ma in gallerie “cool” che propongono queste opere a 10-20-30 mila euro (non è dato sapere il prezzo ovviamente). Ecco, questa operazione è ikea evoluta. Il mio lavoro, anche con il progetto MyDuchamp che tu conosci bene, è teso a ritrovare – se ci fosse – un valore condiviso dell’arte oltre queste operazioni prevedibili. Il problema è che se io mando il comunicato non mi pubblicano niente (e si guardano bene dall’approfondire un’operazione intelligente!!!), mentre queste operazioni sono le benvenute. Questo significa procedere verso un vuoto di valori e una secolarizzazione che ci condanna tutti.

  • Belle e gradi opere,
    complimenti per le pieghe io non ci sono riuscito, ma intravedo delle
    ombre pure ed inquietanti nelle opere dell’artista Svizzera Sonia
    kacem.

  • Whitehouse Blog

    Ovviamente Sonia Kacem fa figo, se si chiamava Sonia Gibellini di Parma e con le stesse opere, non poteva certo funzionare….quanto deve continuare ancora questa presa in giro????

  • Angelov

    Probabilmente pochi hanno letto quell’intervista in cui Joseph Beuys affermava che un artista americano aveva fatto visita al suo studio, ed aveva osservato, tra le altre cose, i suoi feltri, elogiandoli; qualche tempo dopo quell’artista stesso, Robert Morris iniziava la sua personale serie di lavori con i feltri…
    L’Ispirazione non viene solo dalle Muse, ma spesso da chi meno te l’aspetti.