Jean-Étienne Liotard e i lumi invisibili. A Londra

Royal Academy of Arts, Londra – fino al 31 gennaio 2016. Il pittore svizzero approda nella capitale britannica per la prima retrospettiva in terra inglese. Viaggiatore instancabile e acuto osservatore, l'artista è annoverato tra i più grandi ritrattisti del Settecento europeo.

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Jean-Étienne Liotard, Eva Marie Garrick, 1754 ca. - The Trustees of the Chatsworth Settlement, Chatsworth House - photo Devonshire Collection, Chatsworth

Jean-Étienne Liotard, Eva Marie Garrick, 1754 ca. – The Trustees of the Chatsworth Settlement, Chatsworth House – photo Devonshire Collection, Chatsworth

LIOTARD, IL MAESTRO DEL RITRATTO
Jean-Étienne Liotard (Ginevra, 1702-1789) costruì la propria fortuna su un grande talento fisiognomico, che lo trasformò in uno dei più celebri ritrattisti settecenteschi. Sempre in cerca di nuove commissioni tra Francia, Impero Austro-ungarico, Inghilterra e Paesi Bassi, oltre a Grecia e Costantinopoli, Liotard votò la sua carriera ai misteri della luce, inseguendone i riverberi su trini, parrucche e capelli incipriati, porcellane, tazze da tè, ritratti di ritratti, trompe-l’oeil, ma anche attraverso lo specchio, in gioventù come in vecchiaia.

L’INFLUSSO FIAMMINGO
Ingaggiato dalla corte d’Austria e di Francia, l’artista si concentrò particolarmente sul mezzo busto dei propri modelli: gli astanti emergono dallo sfondo come se fossero sculture in varie guise, ricordando la lezione dei suoi predecessori. È la schietta brillantezza dei colori di un Vermeer, infatti, ad avvicinare Liotard all’opera dei pittori fiamminghi del Seicento – di cui egli fu avido collezionista e mercante – piuttosto che agli artisti del proprio tempo. L’autentico contributo di Liotard alla ritrattistica del Settecento va però cercata nella luminosità che accende gli sguardi dei suoi soggetti, ben lontana dai toni soffusi e sfumati che caratterizzano la resa dell’incarnato in voga all’epoca.

Jean-Étienne Liotard, Autoritratto, c. 1770 - Musée d'art et d'histoire, Ginevra - photo Bettina Jacot-Descombes

Jean-Étienne Liotard, Autoritratto, c. 1770 – Musée d’art et d’histoire, Ginevra – photo Bettina Jacot-Descombes

TURQUERIE E REALI EUROPEI
Dopo una sosta di due anni e mezzo in Italia, immune alla dilagante febbre da Grand Tour, Liotard trovò in Grecia e a Costantinopoli la vera ispirazione per la propria pittura, ritraendo modelli eccentrici e divenendo per tutti “il turco”. Giovani donne in morbidi caftani leggono immerse nell’ozio pomeridiano, aristocratici adolescenti con fez e turbanti posano tra il divertito e l’assorto, svelando la sensibilità di Liotard verso i tratti psicologici dei suoi soggetti, ancora più evidente nelle serie successive, dedicate ai regnanti d’Austria e di Francia.

AUTORITRATTI ALL’AVANGUARDIA
Sono gli autoritratti dell’abile pittore a chiudere il cerchio di una personalità artistica in anticipo sui tempi. In un’opera datata 1770, Liotard si rappresenta con un sorriso tra il beffardo e l’appagato, l’indice destro puntato a mezz’aria, come a reggere una tavolozza ancora da dipingere. Alle sue spalle, un sipario aperto sul nulla racchiude tutte le potenzialità della pittura, capace di regalare luce e materia a ciò che risiede nell’intelletto, tramutandolo in realtà.

Elio Ticca

Londra // fino al 31 gennaio 2016
Jean-Etienne Liotard
ROYAL ACADEMY OF ARTS
Burlington House – Piccadilly
+44 (0)20 73008090

www.royalacademy.org.uk

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