Grandi Opere. Una mostra alla Triennale di Milano

Un gruppo di ricercatori riporta il dialogo, e le immagini, sulle grandi opere infrastrutturali che interessano il territorio italiano e internazionale. Fino al 20 dicembre, l’Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere è in mostra alla Triennale di Milano.

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Antonio Ottomanelli, MCT. Porto di Gioia Tauro

Antonio Ottomanelli, MCT. Porto di Gioia Tauro

Ogni cittadino ha avuto lunghe associazioni con qualche parte della sua città e la sua immagine è imbevuta di memorie e significati.
Kevin Lynch, L’immagine della città

LA CALABRIA SOTTO OSSERVAZIONE
In occasione di Monditalia alla 14. Biennale di Architettura di Venezia diretta da Rem Koolhaas, per la prima volta fu presentato il progetto The Third Island, a cura di Antonio Ottamanelli / Planar con IRA-C e Parasite2.0. e a partire da esso l’Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere. Si tratta di una ricerca documentaria mossa dal 50esimo anniversario dell’avvio dei lavori per il tronco A3 Salerno-Reggio (1965) e il 20esimo dell’apertura del porto di Gioia Tauro (1995), entrambi parte nodale del Pacchetto Colombo. La Terza Isola, la Regione Calabria, è stata sede e cardine di questo monitoraggio del territorio, che oggi volge lo sguardo verso il Nord Italia, al fine di indagare le interrelazioni che intercorrono tra luogo, osservatore/abitanti e l’installazione di importanti interventi sul paesaggio di natura infrastrutturale.
L’indagine, intrisa di carattere socio-politico, non è volta a una critica pura, in positivo o in negativo, delle evoluzioni che gli interventi sopracitati hanno apportato ai territori interessati. Bensì vuole documentare per creare consapevolezza, e per avvicinare gli abitanti alla conoscenza consapevole dei paesaggi in esame.

Armando Perna, Viadotto Sfalassá-Solano (RC)

Armando Perna, Viadotto Sfalassá-Solano (RC)

IL RACCONTO DEI CURATORI
Nelle parole dei curatori: “È necessario tornare a vivere il paesaggio assiduamente. Attraversarlo e sentirlo proprio. È estremamente importante salvaguardare una visione complessa e continua del territorio, tutelare una sua conoscenza genetliaca da un processo, in atto, di frammentazione della stessa; un processo di esclusione di parti di territorio, di rimozione di intere città; una cancellazione non dovuta al crollo o alla demolizione, ma all’abbandono nel tempo che segue; un’esclusione, uno smemoramento che è abitudine al trauma, al conflitto, al decadimento; che vuol dire identificarsi in esso”. E proseguono: “È importante interrogarsi sulle forze economiche e culturali che determinano una particolare condizione del paesaggio fisico e specifiche strutture di relazione sociale; con particolare attenzione alla questione delle Grandi Opere in Italia e in Europa”.
È dunque un dovere, oltre che un diritto, osservare con coscienza, ed è altrettanto lecito domandarsi: in che misura le immagini ambientali, per usare le parole di Kevin Lynch, influiscono sulla vita delle persone? Molto spesso grandi interventi di modificazione del territorio sono motivo di conflitto, poiché generano un mutamento dell’immagine del luogo che spesso viene letto, nella visione comune, come uno snaturamento dello stesso.

POTERE E BENE COMUNE
Sicuramente, come sostengono anche i curatori, finché le Grandi Opere sono legate a sfoggi di “potere” più che volte al bene comune, la visione collettiva non stenterà a cambiare tale punto di vista. Per questo l’Osservatorio torna, con i suoi fotografi, nei luoghi dove tali opere hanno avuto indubbio impatto, cercando di spostare il punto di vista dalla politica alla cultura, indagando le potenzialità, non prive di giudizio, delle relazioni che tali azioni hanno innescato con i luoghi in cui si sono innestate.
L’Osservatorio, dunque, cerca il contatto con le realtà istituzionali e private, con le università coinvolte nella ricerca scientifica e con le municipalità, mettendo a punto una rassegna dai contributi internazionali strutturata, ferma, con potenti immagini e multidisciplinare.

Allegra Martin, SS111

Allegra Martin, SS111

L’OSSERVATORIO IN MOSTRA
Fino al 20 dicembre, OIGO è in mostra presso La Triennale di Milano, con un estratto della ricerca visiva dell’Osservatorio, e in questa occasione è distribuita la pubblicazione O I G O N°1 The Third Island, edita da Planar Books, che raccoglie in maniera ampia e completa i risultati del suo primo anno di attività. L’allestimento è a cura di Antonio Ottomanelli e prodotto con Planar e le fotografie sono di Andrea Botto, Gaia Cambiaggi, il PanAut Collective, Marco Introini, Allegra Martin (protagonista della rubrica fotografia sull’ultimo numero di Artribune Magazine), Maurizio Montagna, Antonio Ottomanelli, Armando Perna, Filippo Romano, Marcello Ruvidotti, Francesco Stelitano e Giulia Ticozzi.
Se dunque l’organismo umano è grandemente adattabile e flessibile, un dialogo sempre aperto sul tema mantiene vivi, e non travisati, luoghi che altrimenti si convertirebbero, per citare Marc Augé, in non-luoghi.

Flavia Chiavaroli

Milano // fino al 20 dicembre 2015
The Third Island
a cura di Antonio Ottomanelli
LA TRIENNALE
Viale Alemagna 6
02 724341
[email protected]
www.osservatoriograndiopere.org
www.thethirdisland.com
www.planar.ph

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/50059/the-third-island/

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