Miami Updates: il boom artistico del Design District. Gagosian e Deitch producono a quattro mani un’indimenticabile mostra sulla figurazione

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Unrealism, Moore Building, Miami

Unrealism, Moore Building, Miami

Ciò che Craig Robins sta facendo a Miami è qualcosa di strabiliante, è un nuovo livello di imprenditoria immobiliare. Il real estate guru che ha inventato il Design District sta di fatto creando un nuovo polo di attrazione culturale della città. Si poteva pensare che l’obbiettivo di Robins sarebbe stato solo quello di trasformare una parte del quartiere di Buena Vista in un centro commerciale naturale all’aperto vendendo quanti più mq possibile ai vari Hermes, Gucci, Vuitton e Armani, ma non è così. Appassionato di arte contemporanea e collezionista, Robins sta – anche forzatamente – infilando nel suo progetto immobiliare stimoli più autenticamente culturali.

IL PRIMO GRANDE DISTRETTO FASHION-ARTISTICO
Già l’anno scorso avevamo notato e raccontato in nuce questo statement in occasione dello spostamento da North Miami a Design District della sede dell’Institute of Contemporary Art, quest’anno la cosa si manifesta con ancora più forza. Ci sono gallerie come Perrotin, Sean Kelly e Whitecube che, accordandosi con Robins, sono state dotate di un pop up space nell’area del Design District, c’è l’arrivo di Natuzzi di cui vi abbiamo appena parlato, c’è uno spazio dedicato alla stessa collezione di Craig Robins da non dimenticare la collezione De La Cruz. Il tutto tra boutique spaziali di Valentino, Loewe, Hublot, Margiela, Prada e Tom Ford. Tutte allestite con un approccio artistico.

LA MEGA MOSTRA DI GAGOSIAN E DEITCH
Ma quest’anno la vera novità che ha conferito al Design District il ruolo di epicentro artistico della art week di Miami è stata una inedita mostra, Unrealism il titolo, realizzata e concepita a quattro mani da due mostri sacri del mercato dell’arte globale come Jeffrey Deitch e Larry Gagosian. Di cosa si tratta? Di una mostra che celebra il revival (semmai fosse stato davvero accantonato) della pittura, ma più ampiamente della figurazione in arte. Quattro piani del Moore Building sono stati riempiti di scultura ma soprattutto di quadri di medio-grandi dimensioni firmati dai più grandi pittoroni contemporanei ipercelebrati dalle aste. I nomi fanno impressione: John Currin, Glen Brown, George Condo, Neo Rauch, Peter Doig, Eric Fischl, Marlene Dumas, Jenny Saville, Cecily Brown, Lisa Yuskavage, Francesco Clemente (unico italiano) e decine di altri ancora. Qualcuno ha detto che sommando il valore dei lavori in mostra si potrebbe superare facilmente il miliardo di dollari e forse non ci è andato lontano.

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