Il nuovo Mart? Gianfranco Maraniello ci racconta come sarà

Insediamento completato, motori scaldati, e si può finalmente partire. È la nuova direzione del Mart di Rovereto, affidata a Gianfranco Maraniello. Con lui abbiamo parlato di mostre e progetti, di punti deboli e forti, e di cosa ci aspetta sin dai prossimi giorni. A partire dal doppio riallestimento della collezione permanente.

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Gianfranco Maraniello - credits Mart, Jacopo Salvi

Gianfranco Maraniello – credits Mart, Jacopo Salvi

Cominciamo da Bologna. Quando sei diventato direttore del MAMbo, dieci anni fa, eri il più giovane in Italia a ricoprire quella carica. Se dovessi fare un brevissimo bilancio?
Dieci anni fa del MAMbo non esisteva nemmeno il nome e lo stesso si può dire di Art City, che è diventata un’importante festa dell’arte cittadina.
Dieci anni sono troppi per un brevissimo bilancio, ma mi conforta sapere di avere lasciato le condizioni per bene operare: mai un euro di disavanzo, personale stabile assunto con un concorso di alcuni anni fa, chiarificazione dello stato patrimoniale, una collezione che ricostruisce le radici culturali del museo e che ha riportato Morandi all’interno del Museo d’Arte Moderna, una programmazione che ha visto grandi mostre tematiche (Vertigo o La Grande Magia) e un centinaio di esposizioni monografiche sia di maestri italiani (da Anselmo a Ontani, da Zorio a Ceroli) sia di artisti emergenti poi divenuti star internazionali (da Ryan Gander a Trisha Donnelly, da Markus Schinwald a De Rijke/De Roij, da Seth Price a Wade Guyton/Kelly Walker, da Sarah Morris a  Christopher Williams, da Matthew Day Jackson a Li Songsong) sia rivolte a retrospettive di figure epiche che erano sempre stati il retropensiero della programmazione che avrei immaginato: Marcel Broodthaers e Bas Jan Ader.
Ci sono stati momenti straordinari come Morandi al Metropolitan di New York, il sostegno alla produzione dei giovani italiani con UniCredit, le decine di festival con cui abbiamo collaborato e mille altre vicende. Sono soddisfatto, ma ovviamente si poteva fare di più.

Arrivi al MART raccogliendo la lunga eredità di Gabriella Belli e quella più breve ma impattante di Cristiana Collu. Qual è la situazione generale che hai trovato?
È una situazione in cui i direttori devono solo assumersi le responsabilità dei propri eventuali errori: ottimo team, magnifica collezione, architettura bella e funzionale, importanti risorse per lavorare. Difficile trovare alibi, meglio lasciarsi contagiare dall’entusiasmo e dall’impegno che ho constatato in questi primi mesi.

Saltiamo a piè pari i convenevoli e andiamo al dunque: cosa vuoi cambiare a Rovereto?
Vorrei considerare Rovereto come epicentro di un’azione più ampia. Il Mart è il museo di tutto il Trentino e deve pensarsi in quest’ottica. Chi arriva in questo magnifico territorio non ha le medesime aspettative di un contesto metropolitano. Noi dobbiamo lavorare all’integrazione con il paesaggio, produrre una forte narrazione delle vicende dell’arte che trovi le radici novecentesche al Mart e alla Casa Depero, ma che segni la progressiva necessità di uscire dai limiti e dai perimetri dei contenitori, superando le cornici, le sale museali e successivamente il museo stesso, come già sarebbe possibile fare con la nostra Galleria Civica di Trento.
Pensiamo quindi alla storia dell’arte come a un incessante tentativo di definizione e superamento dei propri limiti.

Mario Sironi, Il povero pescatore, 1924-25 - Mart, Collezione L.F.

Mario Sironi, Il povero pescatore, 1924-25 – Mart, Collezione L.F.

Partiamo con la programmazione. Come stai iniziando e quali sono le idee, le direttrici principali per il futuro?
Già in questa settimana presentiamo il nuovo allestimento delle Collezioni Permanenti, con due piani distinti intitolati all’Invenzione del Moderno e all’Irruzione del Contemporaneo. Parallelamente inauguriamo un’importante mostra su temi cruciali della pittura ottocentesca, impegnata a ridefinire il proprio ruolo e i propri paradigmi nel rapporto a una realtà ontologicamente sconvolta dalla storia, dalle filosofie e dalle tecnologie del tempo (basti pensare all’introduzione della fotografia).
Questa mostra precede le attenzioni che rivolgeremo a Divisionismo e Futurismo, poi al Simbolismo per concentrarci infine su tutte quelle espressioni artistiche non comprese nelle Avanguardie, ma che hanno visto valori radicati nella potenza del mito, dell’arcano, della metafisica: per esempio, solo in Italia, Campigli, un certo de Chirico, Casorati, Morandi, Sironi, Martini.
Nel frattempo ho chiesto anche aiuto a Giuseppe Penone e a Robert Morris per lavorare su gesti non riconducibili al sempre più diffuso impianto curatoriale di biennali e mostre, che riducono l’arte a iconografia. Ritengo necessario distinguere la pratica artistica da quelle ricerche di immagini illustrative a commento di temi, forse tipiche dei curatori nell’epoca di Internet.
Tutto ciò dovrebbe anticipare progetti più radicali che sto cominciando a delineare con personaggi come Romeo Castellucci e altri. Dateci tempo perché non si tratterà di episodi, ma di una traiettoria.

Questione denaro: come si configura il budget? Stai cercando sostegno in campo privato?
Il Mart ha un importante sostegno pubblico da parte della Provincia Autonoma, mentre dobbiamo aumentare i contributi di privati e le entrate proprie. Ci stiamo lavorando perché è necessaria la chiarezza di progetto oltre alla sua continuità per trovare adesioni e condivisione per quel che intendiamo fare.

Rapporti col territorio: a livello politico qual è la situazione? E con le altre istituzioni della città e della zona? C’è una macro-area interessantissima che copre Bolzano, Merano, Innsbruck, Verona…
Cogli un punto essenziale e anche l’attuale politica trentina ne è convinta e si sta adoperando per un itinerario che sostanzialmente coincide con l’autostrada del Brennero. Sta a noi riempire di contenuti quanto è già assai favorevole a livello di infrastrutture.

Fortunato Depero, Meccanica dei ballerini, 1917 - Mart, Fondo Depero

Fortunato Depero, Meccanica dei ballerini, 1917 – Mart, Fondo Depero

Il Mart ha in gestione più o meno diretta anche altri spazi come Palazzo delle Albere, Casa Depero, la Galleria Civica di Trento. Come immagini questa costellazione?
Costellazione? Anch’io mi esprimo spesso così! Dobbiamo dare figura a quel che è isolato, unire con la forza produttiva dell’immaginazione. Nello specifico, si tratta di dare corso a quanto ti dicevo prima a proposito di un progressivo sconfinamento dell’arte dai propri stessi limiti e abbiamo diverse occasioni per configurare questa dinamica.

Parliamo di persone: cambiamenti in arrivo? Una figura importante per il museo come Flavia Fossa Margutti è tornata a lavorare per la Biennale di Venezia, ad esempio.
Flavia me lo ha annunciato in lacrime appena sono arrivato al Mart. È molto legata al museo, va ringraziata per quel che ha fatto e le auguro buon lavoro nell’ambito di quella che è una sua scelta di vita. Stiamo ora lavorando per dare maggiore continuità a ruoli troppo spesso inquadrati con forme di precariato.

Tasto storicamente dolente: i servizi aggiuntivi. Il Mart è un museo dove un visitatore potrebbe starci un giorno intero, però poi ha il problema mica da poco di doversi rilassare e sfamare a un livello che è infinitamente lontano dagli standard internazionali. Riuscirai a risolvere il problema?
Vero. Siamo già molto avanti per bambini e famiglie, ma dobbiamo aumentare il livello dell’offerta per gli adulti anche con i nostri partner della ristorazione e i colleghi che hanno ora in gestione lo straordinario auditorium Melotti, che si affaccia proprio sulla piazza del Mart ma che, in un nuovo corso appena intrapreso, focalizzerà anche in dialogo con noi l’attenzione sulle arti contemporanee e sperimentali: musica, cinema, teatro, performance.

Se dovessi scrivere poco più di un tweet sul tema “come sarà il Mart fra cinque anni”?
Il Mart dovrà ora programmare i prossimi cinque anni in continuità e in crescita rispetto a quel che si è appena fatto (Rovereto, dicembre 2020).

Marco Enrico Giacomelli

Rovereto // dal 5 dicembre 2015 al 3 aprile 2016
La coscienza del vero. Capolavori dell’Ottocento
a cura di Alessandra Tiddia
Rovereto // dal 5 dicembre 2015
L’invenzione del moderno
L’irruzione del contemporaneo
MART
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www.mart.trento.it/vero
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