I Martedì Critici – Gli stati generali della critica d’arte – cap. I

Cambia il mondo e con esso cambia il mondo dell’arte: può non cambiare la critica d’arte? E poi, quale critica d’arte? Da queste domande partiva la giornata di studi veneziana, organizzata dall'associazione I Martedì Critici, per mettere a fuoco alcune problematiche relative alla condizione attuale della critica in Italia. Tra debolezze, sfide, mutamenti, contenuti e linguaggi, nel complesso rapporto col sistema: artisti, musei, gallerie, fondazioni, riviste di settore, giornali, spazi non profit...

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Gli stati generali della critica d’arte
Convegno a cura dell’associazione culturale I Martedì Critici
Venezia, Isola di San Servolo – Sala Teatro
8 maggio 2015

Introduzione: Alberto Dambruoso, Guglielmo Gigliotti
Interventi di: Stefania Zuliani, Guido Bartorelli, Martina Cavallarin, Davide Ferri, Italo Tomassoni, Ludovico Pratesi, Alessandro Demma
Modera: Alberto Dambruoso

Ll'Isola di San Servolo

Ll’Isola di San Servolo

 

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  • Grazie,

    sono questi servizi (video) che vi rendono meravigliosi!

    molto interessante, d.o)

  • Whitehouse Blog

    interessante questo convegno. Ma mi sembra di aver vissuto per sei anni su un altro pianeta. Davanti ad una totale assenza critica sei anni fà sono stato spinto a vestire tutti i ruoli di un sistema proprio per bypassare questo sistema: spettatore, autore, critico, curatore, giornalista ecc ecc. Nel Sig. Rossi qualsiasi si fondono e si confondono tutti i ruoli proprio per bypassare un sistema fatto da addetti ai lavori che disinnescano ogni crescita. Il primo paradosso è che questi ricercatori/critici/curatori (ferri è curatore, bartorelli pure, pratesi, cavallarin ecc) sono i primi autori, e quindi intercettano la committenza ed entrano LORO STESSI in una sorta di competizione con gli artisti. Le mostre e i libri che fanno sono quadri in cui gli artisti sono sfumature e figuranti per il LORO PROGETTO ARTISTICO. Rispetto a 10 anni fà non solo siamo tutti fotografi-artisti armati di smartphone, ma anche questi CURATORI ESPANSI sono artisti. Siamo tutti artisti e a nessuno interessa veramente approfondire, promuovere e valorizzare. Ed ecco il vuoto di contenuti, perché loro non sono propriamente artisti e gli artisti che si definiscono tali, hanno già le gambe tagliate in partenza. L’arte contemporanea stessa, in italia, negli ultimi anni vive uno scollamento con il presente. Il pubblico non c’è ed è fatto solo dagli stessi addetti ai lavori; la politica è totalmente disinteressata e il contemporaneo è del tutto ignorato nel dibattito pubblico. La responsabilità è appunto degli addetti ai lavori che hanno lavorato in italia negli ultimi 15 anni, di questi critici-curatori-ricercatori-artisti. La critica dovrebbe semplicemente cercare di fare le differenze, questo aiuterebbe a riempire il vuoto dell’era postmoderna. Oggi le differenze le fanno le amicizie e le pubbliche relazioni. E quindi se sono amico di ferri, faccio la mostra da nomas curata da canziani e gianni….ecc. ecc. Ma fare questa mostra non serve a nulla, perché nessuno sviluppa le differenze tra questa mostra da Nomas e gli artisti fuori da Nomas. Purtroppo questi giovani si sono formati in una riserva indiana anacronistica (le accademie e le scuole d’arte italiane) all’ombra del berlusconismo e da una paese drogato di passato. Hanno fatto tanta fatica e oggi, con le energie rimaste, riescono solo a promuovere se stessi e il proprio posticino di lavoro. Al massimo il loro libro. Non c’è alcun desiderio e alcuna capacità di divulgare l’arte e di trovare un valore condiviso dell’arte. Di interessare e allargare il pubblico oltre i soliti 4 gatti di addetti ai lavori. Ecco risolti anche i problemi del Forum dell’arte contemporanea di Prato.

    • Angelov

      dal 1° gennaio 2016 saranno quindi “sette anni da quando…”: ricordati di aggiornare la data :)

      • Whitehouse Blog

        no da aprile 2016 sono sette anni. Ma il processo di psicanalizzazione sarà ancora lungo…dottore compreso. Prato è stato il momento della consapevolezza distratta.

    • Leone

      Grazie.

  • Whitehouse Blog

    In questi sei anni whitehouse ha sviluppato una nuova narrazione, e la progettualità sviluppata viene sintetizzata bene dalle parole di Bourriaud che Davide Ferri richiama giustamente:

    “Invece che subirla o resistervi per inerzia, il capitalismo globale sembra aver fatto propri i flussi, la velocità, il nomadismo? Allora dobbiamo essere ancora più mobili. Non farci costringere, obbligare, e forzare a salutare la stagnazione come un ideale. L’immaginario mondiale è dominato dalla flessibilità? Inventiamo per essa nuovi significati, inoculiamo la lunga durata e l’estrema lentezza al cuore della velocità piuttosto che opporle posture rigide e nostalgiche. La forza di questo stile di pensiero emergente risiede in protocolli di messa in cammino: si tratta di elaborare un pensiero nomade che si organizzi in termini di circuiti e sperimentazioni, e non di installazione permanente, perennizzazione, costruito. Alla precarizzazione dell’esperienza opponiamo un pensiero risolutamente precario che si inserisca e si inoculi nelle stesse reti che ci soffocano.”