Che succederà a musei e centri d’arte delle province quando queste spariranno e le competenze passeranno alle regioni? Nelle Marche ci hanno fatto un convegno: ecco i risultati

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Il convegno sul futuro dello S.P.A.C., a Urbania - Da sinistra Falcioni, Gaggia, Mattioli, Paci Dalò e Santini

Il convegno sul futuro dello S.P.A.C., a Urbania – Da sinistra Falcioni, Gaggia, Mattioli, Paci Dalò e Santini

La riorganizzazione delle funzioni delle province è ormai alle porte, e ciò che riguarda le decisioni sulle politiche culturali sarà presto in mano alle regioni. Cosa accadrà a quelle strutture e organizzazioni che proprio alle province fanno attualmente capo? Il problema se lo è posto S.P.A.C., il Sistema Provinciale Arte Contemporanea di Pesaro-Urbino, 25 vitali istituzioni artistiche in 18 comuni: con un convegno che si è tenuto il 1 dicembre presso il Teatro Bramante di Urbania. Parola d’ordine: fare rete, naturalmente. Fare rete per aggregare le realtà di un territorio in un “museo diffuso”, per affermare la propria identità culturale, per creare humus fertile per le nuove generazioni, ma anche per affrontare i problemi effettivi che le zone lontane dai grandi centri presentano: accesso ai finanziamenti, competenza tecnica delle strutture dedicate ai progetti, comunicazione promozionale, riqualificazione degli spazi.
Coordinate da Camilla Falcioni, si sono succedute – oltre agli interventi istituzionali – le voci di figure professionali attive nel sistema dell’arte della zona, che hanno fatto emergere criticità e punti di forza: gli artisti Giovanni Gaggia e Roberto Paci Dalò pronti a difendere la loro scelta di vivere lontani dalle metropoli, nell’unicità delle relazioni umane che si stabiliscono nei piccoli centri. Il primo con l’esperienza con Regina Josè Galindo, il secondo con la performance “Ye Shangai” e con la compagnia Giardini Pensili, entrambi hanno dimostrato con esempi la possibilità di produrre alti livelli di cultura in provincia. L’ospite Massimo Mattioli – caporedattore di Artribune – ha sottolineato l’unicità costituita da questa rete di musei e centri d’arte, e l’importanza che nel passaggio alla Regione Marche il suo senso non venga disperso, ma al contrario valorizzato: citando il modello dei Fondi Regionali d’Arte Contemporanea (FRAC) francesi. Gilberto Santini, direttore dell’A.M.A.T. (Associazione Marchigiana Attività Teatrali) ha stabilito un parallelo tra la situazione della rete artistica e quella teatrale: linguaggi diversi, stessa la necessità di stabilire ponti e connessioni. Ora la parola passa alla Regione Marche…

Valeria Carnevali

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