Una collezione fashion ispirata a Malevic. La produce l’azienda La Rocca di Martinengo, realtà d’eccellenza del bergamasco. Dal museo al laboratorio di design  

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I capi de La Rocca ispirati a Malevic, con l'accessorio Manoplà

I capi de La Rocca ispirati a Malevic, con l’accessorio Manoplà

Una visita alla Gamec, Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, e una lampadina che si accende nella testa di Flavio Forlani. La mostra di Kazimir Malevic fu galeotta per il fondatore de La Rocca, azienda di Martinengo specializzata in sportwear, tessuti tecnici e linee casual prodotte per griffe d’alta moda, da Fendi ad Armani.
Appassionato d’arte, da sempre, Forlani si aggirava tra le sale del museo, godendosi i capolavori del maestro del Suprematismo, quando dinanzi a un olio su tela fu subito colpo di fulmine. Sportivi, opera del 1930 proveniente dal Museo Statale di San Pietroburgo, incarna alla perfezione il passaggio dall’astrazione mistica e dal geometrismo spirituale degli inizi a una figurazione austera, sintetica, sospesa.
Osservando i quattro manichini senza volto, abbigliati con mise variopinte dal sapore folk, l’imprenditore decide di lanciare una nuova, piccola sfida: da quella folgorazione sono nati quattro capi ispirati ai personaggi del quadro e realizzati in nylon e lana tecnica, filati prediletti dall’azienda. Il mood è chiaramente anni ’60, tra pop e op art, forme pure e colori piatti, pattern regolari e linee asimmetriche.

Kazimir Malevič, Sportivi, 1930-31

Kazimir Malevič, Sportivi, 1930-31

Non un debutto, per Forlani, in fatto di arte e moda. Proprio a Malevic era dedicato Manoplà, oggetto di design realizzato a Martinengo per l’associazione culturale bergamasca Contemporary Locus. L’aveva disegnato l’artista Diego Perrone, reinterpretando a un secolo di distanza il celebre Quadrato nero del 1914-15: un guanto-pochette ironico ed essenziale, un oggetto unisex, senza cuciture, dagli usi molteplici, termoformato e termoincollato.
Esperimenti ricercati, per La Rocca, che raccontano la vocazione più intrigante del made in Italy, fra contaminazioni colte, tensioni creative e know how artigianale.

– Helga Marsala

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