Tre super direttori di musei si dimettono dalla Commissione Internazionale dell’ICOM. Vasıf Kortun, Abdellah Karroum, Charles Esche contro il censore del MACBA Bartomeu Marí

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Vasıf Kortun, direttore di SALT Istanbul

Vasıf Kortun, direttore di SALT Istanbul

La censura non è mai cosa buona e giusta. Meno ancora se a servirsene è un museo, che si presuppone essere non solo un luogo votato alla conservazione, alla tutela e alla valorizzazione di un patrimonio di interesse culturale; ma anche spazio deputato alla ricerca e al dibattito libero e consapevole. Questa è la ragione di fondo per cui il 9 novembre tre membri del CIMAM – l’International Committee of ICOM for Museums and Collections of Modern Art – hanno rassegnato le dimissioni dal consiglio dei direttori. E non si tratta di tre consiglieri qualsiasi, ma di tre giganti dello scenario museale internazionale: Vasıf Kortun, direttore di SALT Istanbul; Abdellah Karroum, direttore artistico de L’appartement 22 di Rabat, alla guida del Mathaf: Arab Museum of Modern Art di Doha; e Charles Esche, co-founder e direttore editoriale di Afterall Publishing, a capo del Van Abbemuseum di Eindhoven dal 2004.

Inés Doujak, Haute couture 04 Transport, l'opera censurata al MACBA

Inés Doujak, Haute couture 04 Transport, l’opera censurata al MACBA

BARTOMEU MARÍ NON SI DIMETTE? LO FACCIAMO NOI
Per la motivazione contingente delle dimissioni facciamo un passo indietro allo scorso marzo, quando il direttore del MACBA di Barcellona Bartomeu Marí decide di annullare la mostra La bestia y el soberano, per via della scultura Haute couture 04 Transport dell’artista austriaca Inés Doujak, che ritrae re Juan Carlos in una scena di sodomia. Un provvedimento deplorevole di per sé, per di più in aperta contraddizione con lo statement della mostra in questione, che proponeva di approfondire il modo in cui le pratiche artistiche contemporanee interrogano e decostruiscono la sovranità politica occidentale. Travolto da inevitabili polemiche e ai ferri corti con i due curatori del museo – licenziati – Bartomeu Marí acconsente infine all’apertura della mostra e si dimette. Ma non rinuncia alla poltrona di presidente del CIMAM, senza neanche preoccuparsi di fornire al consiglio la benché minima spiegazione: “Sarebbe stato appropriato – ci spiega Vasıf Kortun – che il direttore presentasse le dimissioni dalla presidenza o, per lo meno, richiedesse un voto di fiducia”. A peggiorare la situazione, l’invito all’annuale meeting del CIMAM – che si è svolto a Tokyo dal 7 al 9 novembre – di Patricia Falguières, per discutere di censura e libertà di espressione. Proprio lei che si era già espressa a favore della decisione dell’ex direttore del MACBA in un articolo online  di qualche mese fa. A quel punto le dimissioni sono diventate l’unica alternativa possibile per Kortun, Esche e Karroum.

LA LETTERA DI DIMISSIONI
Crediamo che i musei d’arte impegnati in questioni contemporanee dovrebbero essere luogo per il libero scambio di idee, dove il dibattito e il dissenso verso la politica o l’opinione sociale della maggioranza, sia consentito e incoraggiato. I musei sono uno dei luoghi chiave dove nuove idee e possibilità possono introdursi nella società. Questa è la ragione per cui sono spesso a rischio. Crediamo che il compito principale del CIMAM oggi sia di difendere il più possibile questo spazio per il dibattito e di fissare principi etici di comportamento verso artisti, curatori e pubblico. Il recente corso degli eventi al MACBA e all’interno del consiglio del CIMAM ci hanno portato a dubitare che il nostro attuale presidente possa difendere  quei valori con credibilità. Pertanto sentiamo di non avere opzioni se non quella di dimetterci dal consiglio, dal momento che abbiamo perso la fiducia nel modo in cui sono rappresentati gli interessi della Commissione. Resteremo membri con la speranza che il CIMAM possa riabilitare la sua credibilità nel futuro prossimo con una nuova leadership”.

– Marta Pettinau

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