Torino Updates: prime impressioni su Artissima, in 20 fotografie. Fra bizzarrie, esagerazioni, curiosità, trend in evoluzione

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Artissima 2015 (9)

Ci siamo: inaugura Artissima, l’art week torinese può ufficialmente entrare nel vivo, con il suo evento di punta e di riferimento. La conferenza iniziale snocciola numeri più o meno già anticipati: 207 gallerie, provenienti da 35 paesi diversi, 23mila metri quadri di spazi espositivi, 50mila euro in totale in palio per i diversi premi. E qualche progetto nuovo, come la Partnership con il Museo d’Arte orientale di Torino. Poi il popolo dell’arte si sguinzaglia fra i corridoi dell’Oval, e qui – a poche ore dal via alla preview – le opinioni sono ancora lontane dall’essere conclusive: pare di vedere sempre meno video, fioriscono piuttosto grandi installazioni tecno-meccaniche. E negli allestimenti pare un momento di voga per la quadreria. Altre impressioni? Iniziate a farvele con la nostra fotogallery…

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  • In generale migliorata nella qualità, alcuni dettagli ancora da migliorare, (bagni/cuffie per i walk), infatti sia giovedì e ieri un successone di pubblico, aspettiamo ora di capire come sono andate le vendite…

  • Whitehouse Blog

    Sempre molta ikea evoluta, non a caso si parla moltissimo (tanti talk) quasi per giustificare prezzi non giustificati. L’artista, il giovane artista, sembra un burocrate impegnato a creare gadget e gingilli costosi. Se la bolla del prezzo è scoppiata qualche anno fà, oggi abbiamo un bolla di valore, di cui però non si parla perché non è cool e si potrebbero mettere il dito nella piaga. Sarebbe possibile separare l’idea del collezionismo dall’idea del possesso? Non è assurda e imbarazzante, soprattutto per un giovane, partecipare a questa sovrapproduzione? Perché non pensare ad una diversa definizione di opera? Di arista e di museo? Questo non significa eliminare il mercato ma ripensarlo, proprio per difendere l’idea di valore. Danh Vo unisce il capitello romano alla scarpa di sua nonna, la russa unisce tante banane al mobile vecchio. Assistiamo ad una sorta di artigianato dell’arte contemporanea. Ikea evoluta, senza valori evidentei, tanto vale farsi le opere da soli.