Torino Updates: Luca Pozzi ridisegna la facciata del Museo Ettore Fico. Immagini del grande progetto creato con il CERN di Ginevra

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Luca Pozzi, Wilson Tour Majestic, 2015, Museo Ettore Fico, Torino, Digital print on PVC 2500x560 cm, courtesy the artist and Michael Hoch of CMS Experiement, Cern, MEF, Turin (foto Beppe Giardino)

Luca Pozzi, Wilson Tour Majestic, 2015, Museo Ettore Fico, Torino, Digital print on PVC 2500×560 cm, courtesy the artist and Michael Hoch of CMS Experiement, Cern, MEF, Turin (foto Beppe Giardino)

Sul podio dei protagonisti dell’art week torinese appena conclusa, un posto va certamente riservato Museo Ettore Fico. Della mostra Vanitas, e soprattutto della straordinaria performance del duo Ruben Montini – Alexander Pohnert, andata in scena sabato 7 novembre, vi abbiamo già parlato. Ma sulla facciata, e negli spazi del bar del museo, si poteva – e si può, ancora – ammirare un altro elaborato progetto che vede la regia del MEF: la mostra The Messengers of Gravity (Messaggeri di gravità), di Luca Pozzi, composta da tre opere pensate appositamente per gli spazi del museo e frutto di una collaborazione diretta tra l’artista e i ricercatori del CMS Experiment del CERN di Ginevra.
Un progetto che si iscrive pienamente nella ricerca sulle connessioni fra arte e scienza che da sempre caratterizza l’opera dell’artista: emblematicamente rappresentata da Wilson Tour Majestic, installata sulla facciata del museo, un telo di PVC stampato a getto d’inchiostro (di 6 x 27 metri) raffigurante “il più grande rivelatore di particelle del Large Hadron Collider di Ginevra, davanti al quale sono state fotomontate in post-produzione digitale delle palline da tennis giganti volutamente distorte. La più ambiziosa macchina mai costruita dall’uomo – destinata a sondare i misteri dell’universo facendo scontrare fasci di particelle a energie vertiginose – diventa una sorta di ponte dimensionale tra due spazi e due discipline: l’arte e la scienza”. Il Museo Ettore Fico per l’occasione ha prodotto anche un catalogo monografico, con testi di personaggi del calibro di Hans Ulrich Obrist, Sabrina Tarasoff, Ute Meta Bauer, Gianluigi Ricuperati. Nella fotogallery, immagini della mostra al MEF…

– Massimo Mattioli

 

 

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  • Rasoio

    Seguo dilettantescamente l’evoluzione degli studi sull’infinitamente piccolo da quando Rubbia vinse il nobel e sinceramente quest’installazione é banale a partire dalla grandezza. Che razza di sforzo intelettuale c’é nel prendere una comunissima fotografia del dettaglio di un acceleratore , aggiungerci davanti delle palline da tennis
    Che qualsiasi bambino saprebbe deformare con photoshop o con ancora piu semplici programmini che si possono usare con il telefonino?
    Divremmo stupirci perché il tutto é stato stampato in un formato di qualche metro di lunghezza come per i cartelloni pubblicitari che fiancheggiano le autostrade?
    Tra l’altro per le palle da tennis basta la fisica newtoniana e limiti di Poincaré permettendo non é necessario scomodare la fin troppo citata fisica quantistica. Se la vimidazione arriva da intelettuali “del calibro” di Uta Meta Bauer e Obrist ci si domanda che cosa si intenda per “calibro” o a che calibro cu si riferisca dato che esistono piccoli medi e grandi calibri. :)

    • Marco Enrico Giacomelli

      Senza entrare nel merito delle considerazioni “artistiche”, il calbro è grosso visto che il progetto nasce da una collaborazione con il CERN. Dove immagino che la fisica sia presa in maniera piuttosto… professionale.

      • Rasoio

        Caro Giacomelli,
        Posso immaginare che al Cern la fisica delle particelle sia presa sul serio :) ma posso anche immaginare che al Cern vada bene anche un immagine celebrativa e in definitiva banale o semplicemente pubblicitaria. Peró ti invito allora a invitare uno scienziato del Cern a dimostrare che questo poster gigante abbia una qualche attinenza non superficiale con le questioni connesse alla fisica delle particelle e a quanto effettivamente al Cern . Nel qual caso proveró modestamente a rispondere. Aspetto speranzoso.

        • Marco Enrico Giacomelli

          Non si accontentano al CERN: c’è un programma piuttosto intenso di collaborazioni con gli artisti, che dura da anni. E sul quale stiamo preparando un bell’approfondimento. Ma non lo dire a nessuno, è ancora un segreto :)

          • Rasoio

            L’argomento é interessante e fate benissimo!
            Stai tranquillo che non lo diró a nessuno ma aspetto
            Fiiducioso che qualcuno del Cern obbietti a quanto ho scritto:
            Vedi , il punto é che una cosa non é valida solo perché é stata esposta in questo o in quel posto: mi sembra un pó il classico caso del cane che si morde la coda: se qualcuno mi cita continuamente l’autoritá? o il calibro del padrone di casa allora preferirei conoscere direttamente l’opinione del padrone di casa allora che forse non dará la raccchetta a qualcuno che sta più in alto di lui e cosi via.

      • Whitehouse Blog

        Criteri giornalistici solidi…

  • Whitehouse Blog

    Luca Pozzi unisce in modo didattico e scolastico arte e scienza. E il fatto che Marco Enrico Giacomelli sia sicuro della qualità del progetto perchè il Cern decide di risolvere una parete con una bella foto, la dice lunga anche sulla qualità di coloro i quali dovrebbero saper approfondire la qualità artistica. Ho approfondito il lavoro di Luca Pozzi più di una volta e l’artista è appassionato e volenteroso, ma il suo lavoro getta semplicemente fumo negli occhi nel ricercare un qualche legame tra arte e scienza. Ma non è colpa sua quanto della formazione che ha avuto tra Brera e percorsi individuali.

    • Marco Enrico Giacomelli

      1 – dove ho scritto che sono sicuro della qualità del progetto?
      2 – non ti senti nemmeno un po’ ridicolo a dare dei deficienti a tutti indiscriminatamente? è una domanda non retorica, sono davvero interessato ai fenomeni borderline. qui ad esempio, sotto il cappello deficiente c’è – in ordine di apparizione – l’artista, il sottoscritto, la direttrice del cern di ginevra e – seppur non menzionati – direi almeno l’estensore dell’articolo, gli autori dei saggi in catalogo, i responsabili del museo fico che hanno ospitato il lavoro, i responsabili del programma science&arts del cern all’interno dell’esperimento CMS.

      • Whitehouse Blog

        1) Quando “rasoio” ha avanzato dubbi sull’attendibilità del percorso di Luca Pozzi, hai risposto che il Cern non si può sbagliare dal momento che prende la fisica in modo molto professionale. Non mi sembra una pproccio giornalisticamente serio per due motivi:
        1) Anche il Cern si può sbagliare, e un giornalista avrebbe il dovere di approfondire.
        2) Il fatto che il Cern sia esperto di fisica non lo rende esperto di arte contemporanea.
        Io credo che il Cern abbia poco tempo di approfondire le ricerche artistiche contemporanea, e prenda tutti quegli artisti che rappresentano in modo diretto e didascalico la “fisica” nei loro progetti. Ma la domanda di rasoio rimane: cosa c’è di eccezionale e interessante nel 2015 in una mega e comune foto di un acceleratore con delle palline da tennis deformate davanti? Quale differenza con una qualsiasi campagna pubblicitaria? La qualità della nostra vita dipende dalla capacità di fare le differenze.
        2) Io non ho dato dei “deficienti” a nessuno. Lo hai scritto tu, non mi permetterei mai. Io credo che siate stati tutti molto superficiali, come lo sono quasi tutti oggi. Vivete il male della contemporaneità, il male del postmoderno. I contenuti sono totalmente irrilevanti, la cosa fondamentale sono i luoghi dove avvengono le cose e chi sostiene tali cose. In questo caso il Cern, non si sa bene per quale motivo, fornisce al progetto il sigillo di qualità. Questa è “inpratica” il motivo di decadimento del sistema dell’arte in italia e più in generale dell’Italia. Ma non credo che all’estero stiano molto meglio, anche se, su più proposte e progetti, qualche volta accade qualcosa di buono.
        LR
        PS:
        Se mi considerate un matto-psicotico perché non mi abbracciate? Perché non mi venite incontro? Provateci, forse possiamo crescere tutti.

        • Caterina Porcellini

          Oh Luca, ci proviamo: ti rispondiamo, cerchiamo davvero di prendere sul serio quello che scrivi. Ma la psicoterapia insegna che il più grande sforzo spetta al protagonista del processo di crescita, non a chi cerca di supportarlo. Anzi, spesso un eccesso di empatia nei confronti del soggetto lo porta ad adagiarsi nelle sue tesi, con l’errata convinzione che il resto della comunità creda nelle sue ragioni. Pensa, quanto male si può fare cercando di mostrare compassione nei confronti di chi approfitta poi delle buone intenzioni altrui per rafforzare il proprio ego malato…

          • Whitehouse Blog

            Cara Caterina, stai dando del malato e dello psicotico ad una persona che neanche conosci. Non so se te ne rendi conto. Il mio ego malato cosa c’entra? Perché fate sempre il processo alle intenzioni? Stiamo parlando di Luca Pozzi e del suo progetto al Cern.

          • Caterina Porcellini

            L’ironia, questa sconosciuta. :)
            Sono andata avanti nel discorso – riprendendo il tuo ultimo “appello” all’abbracciarsi e venirsi incontro – nè più nè meno come hai fatto tu che, partendo da Pozzi e dal suo lavoro, sei arrivato a mettere in dubbio (neanche troppo velatamente) la qualità delle figure professionali coinvolte, a partire dal vicedirettore di Artribune, e dei criteri giornalistici che vengono chiamati in causa.
            In realtà, come i tuoi discorsi, anche il mio ha valenza generale: solo la prima frase usa la seconda persona singolare e quindi si rivolge a te direttamente, poi passo ad allargare l’orizzonte. Se poi continui a sentirti chiamato in causa, forse è davvero un problema di ego, no? (Notare l’utilizzo del “se” e del “forse” per indicare che non penso di sapere chi tu sia, ma non lo penso di nessuno. In questo, ammetto il mio debito nei confronti di Sartre con L’essere e il nulla.)

          • Whitehouse Blog

            Ok, i commenti hanno il limite di non rendere manifesto il tono e il modo. Questo vale anche per i miei commenti che non vorrebbero mai essere “cattivi”.Il mio ego viene massacrato da sei anni, quindi ti assicuro che non me ne importa nulla del mio ego. Mi interessano i contenuti. Io non ho criticato la vostra scelta di pubblicare e presentare la notizia, quanto la risposta di Giacomelli su cui ho già argomentato. Proprio in questi giorni ho approfondito il lavoro di Luca Pozzi, e quindi la notizia cade proprio a fagiolo.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Per ora non hai argomentato affatto, Luca: hai cambiato le carte in tavola. Ma non mischiamo i thread.
            Affrontiamo il thread: “I commenti hanno il limite di non rendere manifesto il tono e il modo”. Ma non eri forse tu che sostenevi fosse sufficiente osservare a monitor le opere d’arte e le mostre? Dunque il monitor restituisce l’esperienza di fruizione di un’opera/mostra ma non il tono di un commento?

          • Whitehouse Blog

            Dipende da chi sta guardando il monitor. Io solitamente integro monitor ed esperienza reale. E ti assicuro che spesso la seconda è molto più deludente. Nei progetti che trovi sul blog c’è la volontà di far coincidere l’esperienza dell’opera con la fruizione della documentazione dell’opera, nel proprio privato. Quindi anche una nuova idea di museo che può piacere o meno ma che è già in atto. In questo modo si prende consapevolezza rispetto ad una pratica (quella di vedere le opere sul monitor) largamente diffusa nell’arte ma non solo, pensa a grandi fatti medicatici come l’11 settembre per esempio. Alta cosa: se l’artista diffonde un video della mostra, l’artista deve sapere che quel video diventerà parte della mostra e non sarà un trailer. Gino De Dominicis, per esempio, non voleva che le sue opere fossero fotografate. Per i commenti è ancora diverso, nel senso che è possibile gestire tono e modi, ma spesso sfugge qualcosa e quello che dico bonariamente può essere letto come una commento acido.

        • Marco Enrico Giacomelli

          1. come non ho mai scritto che sono sicuro della qualità del progetto, non ho mai scritto che il Cern non si può sbagliare. Quindi, essendo errata la premessa, è fallace il resto del discorso;
          2. non hai usato la parola deficiente, ma superficiale. D’accordo (anche se sono equivalenti: riscontri un deficit di comprensione), ma la domanda resta.

          PS: non ho mai scritto matto-psicotico, ho scritto borderline. Ovvero stai con un piede dentro (ad esempio scrivendo qui) e con un piede fuori (criticandolo) dal sistema. Ossia sul confine, cioè borderline.

          • Whitehouse Blog

            Ok, rimane a mio parere un problema di approfondimento dei contenuti che non è certo di Artribune ma legato ad una tendenza generale. In questi anni ho sempre cercato di dialogare con il sistema, anche perché ad ogni sistema ne segue sempre un altro. Quindi il punto non è andare contro al sistema ma trovare uno spazio di confronto e di dialogo (quando ci provo appaio subito come i tizi delle enciclopedie). Scrivo commenti e seguo Artribune perché penso possa essere una grande opportunità per questo confronto e questo dialogo. Opportunità che ovviamente non basta, servono anche momenti come quelli di Prato e protocolli di messa in cammino. Ultimamente percepisco un ostracismo ingiustificato per i progetti legati al blog whitehouse, ma questo è un altro discorso.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Il dialogo è etimologicamente un discorso che transita e che si arricchisce nello scambio. Tu continui a prescindere da quanto ti dice l’interlocutore. E infatti (mantengo i medesimi punti dell’inizio, perché non ci siamo ancora mossi di un millimetro):

            1. come non ho mai scritto che sono sicuro della qualità del progetto, non ho mai scritto che il Cern non si può sbagliare, e non ho mai scritto che vai contro il sistema ma che stai sulla sua soglia, sul confine, sul bordo. Ricapitolando: a ogni tua risposta mi assegni dichiarazioni che non ho fatto, quindi che dialogo è?

            2. la domanda continua a essere priva di risposta, quindi che dialogo è?

            Forse sta proprio qui, in via preliminare, la spiegazione di ciò che tu percepisci come ostracismo: ovvero nel fatto che qualunque tentativo di dialogo si trasforma immediatamente in un monologo. Per spiegarmi ancora meglio: non essendo possibile il dialogo nel suo senso più basilare, è a maggior ragione impossibile affrontare e discutere nel merito gli argomenti che poni all’attenzione. Nella fattispecie: abbiamo “buttato” un’ora del nostro tempo senza avanzare di un millimetro. Pace.

          • Whitehouse Blog

            1) Quando “rasoio” ha avanzato dubbi sull’attendibilità del percorso di Luca Pozzi, hai risposto che il Cern non si può sbagliare dal momento che il Cern prende la fisica in modo molto professionale. Non mi sembra una approccio giornalisticamente serio per due motivi:
            1) Un giornalista avrebbe il dovere di approfondire. Tu hai dato per scontato che il Cern sia professionale rispetto alla fisica. Come dare per scontato che la Volskvagen sia professionale rispetto alle auto. Ci siamo spostati adesso?
            2) Il fatto che il Cern sia esperto di fisica non lo rende esperto di arte contemporanea. E soprattutto non rende le sue scelte “artistiche” attendibili. Ed infatti il lavoro di Luca Pozzi presenta in questo senso delle lacune.
            Io credo che il Cern abbia poco tempo di approfondire le ricerche artistiche contemporanee, e prenda tutti quegli artisti che rappresentano in modo diretto e didascalico la “fisica” nei loro progetti. Ma la domanda di rasoio rimane: cosa c’è di eccezionale e interessante nel 2015 in una mega e comune foto di un acceleratore con delle palline da tennis deformate davanti? Quale differenza con una qualsiasi campagna pubblicitaria? La qualità della nostra vita dipende dalla capacità di fare le differenze.
            LR

          • Whitehouse Blog

            No Risposta No Party

    • Whitehouse Blog

      Come al solito appena si cerca di arrivare al punto di una questione l’accavallarsi dei commenti fa poi cadere tutto nel vuoto. Aspettiamo la lettera di Tosati a Barak Obaba per dipanare la questione :) (e poi anche l’articolo di Caliandro su i commenti alla lettera in relazione a 27 citazioni famose) :)))))
      Mi rispondo da solo perché il rischio è quello di andare ad allargare le file degli haters, e invece non è così.
      Luca Pozzi indaga sicuramente un campo interessante ossia, l’unione-relazione tra arte e scienza. Si capisce che il suo problema è la formazione perché fra tante sue proposte una sola spicca, mentre tutte le altre sono molto distanziate. Come se il giovane cucciolo avesse tentato tante cose ma la mamma non gli avesse detto bene cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Questa è la situazione della maggior parte degli artisti italiani, e forse non solo. L’intuizione del salto che sfida la forza di gravità e lo porta dentro al quadro antico, il banchetto di quel pittore X, è opera valorosa: in quanto mette in evidenza e pratica in modo esperienziale questa unione tra arte e scienza. Quando sospende le palline colorate tra la lamiere o peggio ci fa vedere la foto di forze luminose, tutto il suo percorso crolla. E anche le sue spiegazioni, per quanto appassionate, diventano come fumo negli occhi. Ecco, in fase formativa (ma forse lo è ancora) serviva qualcuno che gli facesse sviluppare la strada dei salti nei quadri antichi. Questo progetto al Cern soffre degli stessi problemi: la scienza diventa decorazione, frame del nuovo film trash-hollywoodiano, suggestione alla wes anderson. Come a dire l’arte è nella testa degli scienziati del Cern, fare un murale fuori è un grave errore. E’ tutto il contrario.

      • rasoio

        Ehi Whitehouse blog !

        Parli di “accavallarsi di commenti” ma sai quanti commenti hai fatto tu? 8!

        Se uno deve sapere che cavolo aveva detto “rasoio” all’inizio del dibattito deve scorrere un totale di 16 commenti metà dei quali sono tuoi per cui il censore delle me opinioni finisci per essere tu e non Giacomelli. . Io penso che pochi commenti ben argomentati invece che tanti un pò ossessivi un pò ripetitivi gioverebbero maggiormente
        allo scambio di opinioni, anche se devo dire che sono spesso d’accordo e talvolta d’accordissimo con te ! Però la critica non può diventare un brand: si direbbe
        che vuoi continuamente conquistare la scena, scusami. Personalmente non ci tengo a stare al centro di nulla, dato che ad esempio cambio nick spesso e questo di Rasoio è solo uno: mi interessano invece le questioni e vorrei che quelle saltassero fuori indipendentemente dal fatto che la mia identità segreta sia quella di Clark Kent o altro. :)

        Comunque grazie x la comprensione :)

        Dimenticavo comunque di precisare una cosa: sarebbe troppo ovvio ridurre la mia obiezione alla recensione commentata con una mia semplice e ovvia disistima per le competenze scientifiche del povero Pozzi o per le competenze artistiche degli scienziati del Cern.

        Nell’articolo, contrariamente a quanto detto da Giacomelli, quando si parla di “calibri” si parla non degli scienziati del cern ma di curatori e critici :

        “Il Museo Ettore Fico per l’occasione ha prodotto anche un catalogo monografico, con testi di personaggi del calibro di Hans Ulrich Obrist, Sabrina Tarasoff, Ute Meta Bauer, Gianluigi Ricuperati”

        Quindi la mia critica e la mia ironia erano diretti verso gli autori del catalogo, i veri incompetenti da inchiodare dato che sono loro ad avere la responsabilità intelettuale di trovare e giustificare il raccordo tra arte e acceleratori di particelle (!) e di accertarsi se veramente le opere esposte assolvessero l’arduo compito :)

        il problema è che alcune di queste persone sono ben più malate presenzialiste ossessive e megalomani del pur valido whitehouse :) e firmerebbero e giustificherebbero qualsiasi stupidaggine pur di apparire:))

        Difficile credere che siano davvero dei “grossi calibri”, impegnati come sonoa farlo credere :))

  • Angelov

    certo che, se i rapporti tra arte e scienza, si riducono al Ritratto di un meccanismo, fatto con le tecniche della pittura figurativa, ed esposto con espedienti raccogliticci… ma l’arte non doveva essere il battistrada e l’apripista di ogni innovazione e scoperta umana, anche scientifica?

    • bingo

      Angelov non so a che pittura figurativa ti riferisci dato che ce ne sono diverse , almeno nel caso di artisti con un certo grado di originalità che dovresti imparare magari a rispettare. Invece, se ti è sfuggito, nel caso del murale di Pozzi si tratta di qualcosa di più banale, se vogliamo, dato che è una semplicissima stampa ink jet, tecnica assai abusata e alla portata anche dei ragazzini delle scuole medie in buona parte abili, ormai, a fare ste robette facilmente con photoshop.
      Per quanto riguarda l’arte come apripista dell’innovazione scientifica condivido la tua ironia : il punto è che l’arte non è scienza (anche se si può occupare di scienza) e non è nemmeno tecnologia (anche se può usare la tecnologia) e forse non necessariamente deve essere innovazione o almeno, non deve essere innovazione fine a sè stessa .

      • Angelov

        Non mi sembra di aver espresso un giudizio negativo generico nei confronti della pittura “figurativa”; quello che mi ha colpito di questo lavoro, è il fatto che in modo pedissequo è stato fatto il ritratto ad un avanzatissimo congegno elettronico, con una tecnica figurativa ottocentesca.
        Ricordo di aver letto in: “Punto, linea, superficie” di Kandinsky, che le tecnica ed i materiali utilizzati devono essere in armonia e in relazione con il contenuto che si vuole esprimere: in questo caso la stampa ink jet lo è, ma manca una visione pittorica capace di esprimere e sopratutto far “sentire” cosa sia in realtà quel marchingegno; ma forse quel grande marchingegno è solo uno dei grandi bluff della scienza occidentale del XXI secolo…

        • Bingo

          In generale, sul murale in questione, sono d’accordo ma nel dettaglio no e scusa quella che forse è una mia eccessiva puntigliosità: non trovo che l’immagine di Pozzi mi richiami una forma pittorica di rappresentazione ottocentesca mancandone tante caratteristiche fondamentali che non sto ad elencare : basta confrontarla con qualche dipinto del periodo.
          Semplicemente è una banalissima fotografia contemporanea e la sua banalità è intrinseca , non occorre scomodare la pittura.
          Quanto agli acceleratori di particelle penso che non siano un bluff e sinceramente non capisco che vuoi dire a meno che tu non ritenga che esistono verità ben più profonde di quella di una tecnologia di ricerca che fin dalle premesse dichiara i propri limiti “strutturali” e la revedibilità potenziale dei propri circoscritti risultati (che comunque spesso sono tangibili e già utilizzati in altri contesti).
          Ovviamente sei libero di pensare che ci siano forme di conoscenza più vere ed autentiche ma un bluff
          di lunga durata ben conosciuto è quello di pretendere di avere chiavi in tasca che altri non hanno.
          Ma forse interpreto il tuo pensiero.

          • Angelov

            Leggendo Pirandello, mi sono imbattuto in un suo pensiero, espresso da un suo personaggio, forse in cerca d’autore, e cioè: che la scienza ti obbliga a credere come vere, anche perché appunto dimostrate scientificamente, delle premesse o delle scoperte che dopo circa vent’anni saranno definitivamente confutate e dimostrate obsolete, in modo altrettanto scientifico; nell’arte questo non accade, perché una delle sue componenti essenziali è l’aspetto comunicativo, che deve tener conto di un fattore fondamentale e che si chiama: lo spettatore, quello semplicemente umano ed in carne ed ossa.
            Si, questo commento, e non solo, può sembrare una provocazione, ma tant’è…

          • rasoio

            Mi pare che hai una conoscenza superficiale dell’evoluzione della ricerca scientifica in particolar modo delle sue premesse teoriche: è infatti dichiarata la revedibilità dei risultati nei campi di ricerca complessi anche se , ad esempio , Einstein non ha annullato totalmente le descrizioni di Newton che continuano a funzionare infatti tutt’oggi a livelli diversi dell’infinitamente piccolo.
            la costruzione di un acceleratore più potente può introdurre nuove componenti nella fisica delle particelle ma non nega quanto rilevato dai precedenti acceleratori meno potenti. Un’acceleratore infatti non si occupa di entità non rilevabili come le proprietà delle diluizioni nei prodotti omeopatici.
            Quanto alla comunicazione gli scienziati comunicano eccome e non parlano con extraterrestri con il corpo di adamantio ma con altri scienziati che sono uomini in carne ed ossa e con altri uomini in carne e ossa che magari non sono scienziati ma che si sono un pò informati e hanno studiato un pochino il problema.
            Certo che se si legge solo Pirandello
            si può avere conoscenza ed esperienza di aspetti essenziali della vita umana ma non le competenze per dire che un’acceleratore è un “bluff”. Infine, che la scienza riveli un mondo di fatti del quale ci può interessare poco può significare che si può forse vivere senza sapere nulla della fisica delle particelle ( ma ovviamente faremmo finta di non sapere pure come funziona il telefonino che usiamo tutti i giorni) o forse può voler dire che non abbiamo voglia di confrontarci con un mondo di studi per sua ammissione mai definitivo e che non si appoggia su nostre abitudini e tradizioni di luna data, comode e rassicuranti.

          • Angelov

            Il tuo commento mi lascia confuso ed anche un po’ scornato.
            Ma posso assicurarti che non ho solo letto Pirandello; la complessità dell’opera di Joyce, sia per quanto riguarda l’Ulisse, ma sopratutto Finnegan Wake, mi sembrano anticipare, almeno per quanto riguarda la letteratura, l’evoluzione che ha avuto la scienza nel XX secolo; e se così fosse, bisognerebbe ammettere che ogni evoluzione nella storia umana è stata frutto dell’ingegno di singoli, sia nell’arte che nella scienza.
            Per di più, lo svolgimento della storia umana, ammesso che si esprima in cicli, a volte accade che si manifesti anche in “inversioni”: l’uomo primitivo da vittima di predatori, a predatore lui stesso; la scienza da perseguitata da parte dei poteri forti del tempo, a persecutrice e predatrice della natura.
            Noi siamo i predatori dell’aria, delle acque e della terra su cui camminiamo, e l’essere andati oltre l’ex-indivisibile atomo democriteo, sarà una espressione dell’evoluzione della scienza solo quando potrà invertire questa tendenza predatrice del genere umano.

            Ma non si fa mai cenno all’Umanesimo, come fosse un concetto passato di moda…

          • rasoio

            Angelov, purtroppo i Finnegan non li ho mai letti perchè sono intraducibili, anche se c’è un’unica edizione italiana, e il mio inglese non è così raffinato da cimentarmi con una lettura così incastonata in uno specifico linguaggio.
            Ovviamente Pirandello e Joyce sono essenziali e irrinunciabili, almeno per me (e per te a quanto vedo) e non intendevo certo negare la capacità dell’arte e della letteratura o della filosofia di dire qualcosa di importante del proprio tempo e oltre. Semplicemente le questioni che ruotano attorno allo specifico delle ricerche che vengono fatte con la tecnologia degli acceleratori, rilevatori ecc sono legate all’uso e alle conoscenze che si puntellano su quello stato”storico” della tecnologia, Per stato “storico” della tecnologia non intendo comunque una relatività delle conoscenze che ne derivano, anche se si da come preliminare la possibilità di una loro revedibilità non arbitraria e … non letteraria. Infine la conoscenza non ha a che fare con la morale , non si ferma perchè quello che viene a conoscere non gli piace. La morale può intervenire nel caso delle applicazioni pratiche della scienza , ma tutto questo non ha a che fare tanto con un eterno problema umano (l’uomo cattivo, il desiderio bestiale ecc) come viene descritto nelle religioni e nelle morali astoriche , ma piuttosto con questioni politiche e anche economiche temporalmente localizzate.