Sequestrato il tesoro di arte contemporanea del boss di Mafia Capitale, “Er Cecato” Massimo Carminati. Da Andy Warhol a Luise Nevelson, a Mimmo Rotella: ma molti sarebbero falsi

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Massimo Carminati

Massimo Carminati

Sembra un paradosso: che qualcuno che sia conosciuto con l’appellativo di “Er Cecato” – orbo, non vedente, in dialetto romanesco – sia un appassionato proprio di arti visive. Questo invece accadeva per Massimo Carminati, l’uomo accusato di essere il boss di Mafia Capitale in carcere in regime di 41 bis. Di questa passione particolare si era già accennato: ora però emergono i dettagli, con il sequestro della sua collezione di quadri, novantaquattro opere, per un valore che si aggirerebbe intorno al milione e mezzo di euro. Il tesoro – come scrive Il Tempo – era stato rinvenuto lo scorso dicembre nell’abitazione di Carminati a Sacrofano e a Roma, in casa dei suoceri dell’ex estremista di destra.
Si tratterebbe di un gruppo di opere tra le quali spiccerebbero 8 sculture un legno di Luise Nevelson, 9 sculture di Pietro Consagra, un dipinto di Giacomo Balla e altre opere di Mimmo Rotella. Ma qui emergono nuovi sviluppi, stavolta raccontati da La Repubblica: perché i pm hanno affidato una perizia alla consulente della procura, la professoressa Isabella Quattrocchi, e dai risultati pera emerga che “Er Cecato” in effetti tanto bene non ci vedeva. Tanto da faticare a distinguere opere autentiche da quelle – molte – false: “di Andy Warhol due serigrafie, a firma del capostipite della Pop Art, secondo Quattrocchi, sebbene con tanto di certificato di autenticità, non sarebbero altro che dozzinali imitazioni”. Incontrovertibile l’analisi delle opere di Mario Ceroli, 10 sculture di cui lo stesso artista ha certificato la falsità: “Sono imbarazzato che qualcuno proponga come mie opere realizzate in un modo così grossolano – ha detto al quotidiano dopo averle esaminate attentamente -. Sono composizioni false nella firma, nell’esecuzione e persino nei materiali, diversi da quelli da me usati, senz’altro più pregiati”.

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