Le donne di Roma. Dal Louvre a Madrid

CaixaForum, Madrid – fino al 14 febbraio 2016. I tesori nascosti del Louvre risplendono nella capitale spagnola. Sono alcune meraviglie dell’antichità romana, “esportate” in Francia all’epoca dei Lumi e del Romanticismo.

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Mujeres de Roma - veduta della mostra presso CaixaForum, Madrid 2015

Mujeres de Roma – veduta della mostra presso CaixaForum, Madrid 2015

COLLEZIONISTI IN ROVINA
Molti avranno sentito parlare della Collezione Borghese: centinaia di pezzi dell’antichità che Napoleone comprò nel 1807 per 13 milioni di franchi a Camillo Borghese, suo cognato, per risollevare le economie della famiglia.
In pochi conoscono, invece, la storia del marchese Giovanni Pietro Campana, che, insieme con una sterminata collezione d’arte, ereditò da nonno e padre anche la direzione del Monte di Pietà di Roma. Accusato di malversazione, fu arrestato e costretto poi all’esilio nel 1857. La sua ricca e variatissima raccolta di oggetti, dall’antichità greco-romana al Cinquecento (con pezzi che aveva fatto ricomporre e restaurare a proprie spese), passò allora nelle mani dello Stato Pontificio, che a sua volta la cedette a Napoleone III dietro lauto compenso.
Pezzi provenienti da entrambe le collezioni italiane sono ora riuniti per la prima volta a Madrid, insieme con altri reperti archeologici coevi che normalmente occupano i sotterranei del Louvre, per illustrare l’affascinante tema delle Donne di Roma. Seduttrici, materne, eccessive, a cura di Daniel Roger, capo conservatore di antichità romane, greche ed etrusche del museo parigino.

Mujeres de Roma - veduta della mostra presso CaixaForum, Madrid 2015

Mujeres de Roma – veduta della mostra presso CaixaForum, Madrid 2015

REGINA A CASA, MA FUORI…
La mostra nasce dall’esigenza di studiare la decorazione domestica dell’epoca attraverso l’analisi di oggetti quotidiani, di dipinti murali e placche in terracotta che arricchivano le architetture delle case e di cui restano oggi molti bellissimi esemplari proprio nella collezione Campana, restaurati per l’occasione e per la prima volta esposti al pubblico.
Nella Roma antica la donna non era certamente fra le figure più rilevanti nella scala sociale. Maschilisti e misogini, superbi e compresi nella propria virtus, i romani consideravano tutto il genere femminile inferiore sia nel foro che davanti alla legge. Solo forse tra le pareti domestiche, all’ombra dei Lari, le donne riuscivano in parte ad assumere una dignità propria di figlie, spose e madri.
Attraverso l’analisi di 178 reperti, la maggior parte dei quali provengono in origine da Ercolano e da Pompei, ma anche da Ostia, Viterbo e dalla stessa Roma, si racconta l’evoluzione dell’immagine della donna nel mondo romano, dal I secolo a.C. a tutta l’età imperiale, anche nelle province asiatiche, africane e iberiche.

Mujeres de Roma - veduta della mostra presso CaixaForum, Madrid 2015

Mujeres de Roma – veduta della mostra presso CaixaForum, Madrid 2015

ROMANI MISOGINI, E PERÒ…
La donna di allora era nel contempo oggetto d’amore e d’odio, di desiderio e di disprezzo, portatrice di un corpo in bilico costante tra sensualità e devozione, carico di perfezioni apollinee e di turbamenti dionisiaci. Nonostante il ruolo subalterno, i romani furono però i primi a ritrarre donne comuni in statue e dipinti, e a trasferire l’immagine femminile su oggetti d’uso quotidiano, e privato, come le anfore, i portalampada a olio, gli anelli, le statuette votive e i bellissimi cammei d’avorio. Dal tipo di pettinatura oggi è possibile datare un busto, perché la moda delle acconciature cambiava a seconda delle dinastie imperiali, così come l’uso degli accessori e lo stile nell’indossare i pepli.
L’immagine della donna era strettamente legata ai riti segreti dei misteri e alla religione, ai simboli di fertilità e di prosperità, all’iconografia delle dee come Venere e Giunone, Diana e Minerva, ma anche alla diffusione delle arti: non a caso sono tutte sensualissime ed eleganti le otto Muse dei piccoli affreschi policromi ritrovati nel 1755 a Pompei, accompagnate da un divertito Apollo Musagete.
I Romani furono anche i primi a ritrarre donne nude, come l’esemplare gruppo marmoreo delle tre Grazie o le bellissime Ninfe della Collezione Borghese, e ad osare inventare forme plastiche scabrose come l’Ermafrodita di Monte Porzio (Collezione Borghese), figura bisessuale traboccante sensualità.
Chiude la mostra la bellissima Polimnia, emblema della statuaria antica: copiata da un originale greco, in realtà è un corpo che si appoggia a una colonna, ma visibilmente mutilato nel busto, che nella parte superiore fu ricostruito nel XVIII secolo dall’artista Agostino Penna in perfetto stile neoclassico.

Federica Lonati

Madrid // fino al 14 febbraio 2016
Mujeres de Roma. Seductoras, maternales, excesivas
a cura di Daniel Roger
CAIXAFORUM
Paseo del Prado 36
[email protected]
www.obrasocial.lacaixa.es

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