Lo Strillone: Hans-Joachim Staude, cosmopolita convinto europeo e fiorentino d’adozione sul Corriere della Sera. E poi La Rinascente, Fernando Botero

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Fernando Botero e un suo gesso, courtesy l’artista, photo G. Fantuzzi

Fernando Botero e un suo gesso, courtesy l’artista, photo G. Fantuzzi

La storia di un cosmopolita diventato convinto europeo e fiorentino d’adozione. Nato nel 1904 a Port-au-Prince (Haiti) da genitori tedeschi, seguì la madre ad Amburgo dove, tramite Schmidt-Rottluff, apprese la lezione del gruppo espressionista Die Brucke. Ma il suo legame con le correnti artistiche fu di breve durata”. Sul Corriere della Sera Pierluigi Panza prende spunto dalla mostra aperta alla Fondazione Cini di Venezia per riscoprire le interessantissime vicende del pittore tedesco Hans-Joachim Staude: “diventò presto un protagonista dell’alta società fiorentina; strinse amicizia con il critico Berenson che lo introdusse ai ‘valori plastici’ della pittura toscana del 400 (da Piero della Francesca a Masaccio), con lo scultore Ludwig Kasper e, in anni successivi, anche con il filosofo Giorgio Colli, il compositore Luigi Dallapiccola e con suo genero, il giornalista Tiziano Terzani”.

La Rinascente prima della Rinascente. Italia Oggi introdice alla mostra che omaggia una delle icone milanesi: che “ripercorre i primi 50 anni di vita del tempio dello shopping, dalla fondazione da parte di Luigi e Ferdinando Bocconi nel 1865 degli omonimi magazzini alla costruzione del negozio in piazza Duomo nel 1889, fino alla prima guerra mondiale e al nuovo nome ideato da Gabriele D’Annunzio nel 1917“. “Le opere dell’artista in un primo tempo fanno sorridere. Lo scrive anche Chiappini: sono dotate di una dolce sottile ironia ma, osservandole in gran numero, si coglie un senso di malinconia”. Chi è l’artista in questione? Fernando Botero, al quale Rudy Chiappini dedica il suo ultimo libro, Botero. Dipinti 1959-2015, recentiso per Libero da Vera Agosti. “I commenti dello studioso sono acuti, scorrono via con fluida nonchalance, a volte con punte di eccessivo lirismo. In certi passaggi si notano degli azzardi, per esempio che il dipinto D’après Velázquez si riferirebbe alle tele di Francis Bacon”.

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