A scuola da Piero Golia

La 25esima lettera di Maria Rosa Sossai è indirizzata a Piero Golia. Non però in veste di artista, bensì di fondatore della Mountain School of Arts. Uno strano esempio di scuola d’eccellenza, gratuita proprio dove tutto costa assai caro. E quest’anno si festeggia il decennale.

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Piero Golia (a sinistra)

Piero Golia (a sinistra)

Caro Piero,
prima di tutto grazie di essere venuto all’appuntamento per parlare insieme di The Mountain School of Arts, la scuola che hai fondato insieme a Eric Wesley ormai dieci anni fa. Ciò che mi interessava capire era il motivo che ti aveva spinto a idearla e le ragioni del tuo trasferimento a Los Angeles. La risposta mi è sembrata coerente con il tuo modo di vivere la condizione d’artista: nel 2005 L.A. era il posto perfetto per i “cercatori d’oro”, con la più alta densità di artisti leggendari, alcuni dei quali avevano smesso proprio in quel periodo di insegnare nelle costose scuole di specializzazione della città e accettavano la sfida da voi lanciata di sperimentare nuovi modelli pedagogici.
È nata così, all’ultimo piano del Mountain Bar nella Chinatown di Los Angeles, The Mountain School of Arts: gratuita, senza crediti né diplomi, un luogo di aggregazione dove l’unica cosa a pagamento erano le bevande. Da gennaio ad aprile di ogni anno, due sere a settimana, si sono svolte le lezioni su diversi campi del sapere, per un gruppo selezionato di quindici studenti provenienti da tutto il mondo.
Un tentativo riuscito di conciliare due elementi che nella vita reale sono agli antipodi – selezione e gratuità – diventando per questo motivo un prototipo di formazione utopica. Pur essendo costituita solo da volontari, siete riusciti ad avere i migliori artisti e curatori del mondo e gli studenti più motivati. Concordo con te che le scuole di specializzazione d’arte hanno in parte fallito il loro compito, in quanto fanno credere agli studenti che sia sufficiente pagare rette proibitive per essere chiamati artisti alla fine degli studi. Il principio generatore è, come dici tu, scegliere sempre il nuovo per rompere la metodicità che ti ha spinto anche a non avere uno studio.

Paul McCarthy alla Mountain School of Arts, 2007

Paul McCarthy alla Mountain School of Arts, 2007

Per questo l’MSA non è in competizione con i master tradizionali. Il motivo per cui artisti come Paul McCarthy, Pierre Huyghe, Thomas Demand, Jeff Wall, Tacita Dean, Richard Jackson hanno condiviso con voi la scelta di un’educazione gratuita, così come curatori internazionali ma anche scienziati, avvocati, band musicali, è proprio la possibilità di essere fuori dalle logiche del mercato globalizzato dell’educazione, che considera l’arte una carriera economicamente redditizia al pari delle altre.
Anche se nel corso degli anni il formato della Mountain School è cambiato, o per meglio dire evoluto, l’idea fondamentale è rimasta quella classica di un luogo di apprendimento per bravi studenti e ottimi insegnanti, secondo l’esempio socratico. Quando tre anni fa hanno chiuso il bar dove si svolgevano le lezioni, tutti vi hanno offerto una stanza. Ma poiché la filosofia che guida le vostre scelte è la libertà da ogni tipo di condizionamento, hai portato gli studenti presso gli studi degli artisti, dentro i teatri, nei giardini, in spazi pubblici, in modo da non sovraccaricare il modello pedagogico di inutili sovrastrutture.
Quest’anno è il decennale della sua fondazione e hai preso in affitto un grande studio. Una difficoltà concreta è far sì che la scuola abbia una vita autonoma e separata dalla tua presenza e questo pone a mio avviso la questione della gratuità. In realtà si offre sempre qualcosa in cambio grazie al principio antico del baratto. E se la scuola non paga un compenso in denaro, dà sicuramente qualcos’altro, come il riconoscimento di aver fatto parte di una leggenda. Ecco perché sono convinta che la scuola appartenga ormai alla città di Los Angeles.

Maria Rosa Sossai

www.themountainschoolofarts.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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