Le Accademie di Belle Arti in Italia fra successi e mortificazioni. Un convegno a Catania. Tanti ospiti, da Senaldi a Di Pietrantonio

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L'Accademia di Belle Arti di Roma

L’Accademia di Belle Arti di Roma

Lo stato di salute delle Accademie di Belle Arti? Ottimo, a giudicare dal numero degli iscritti, che dal 2000 in poi à è cresciuto del 100%, col 21% di studenti stranieri, al contrario delle università che registrano un incremento di appena il 7,5% e un tasso di stranieri del 4,1%.
Tutto bene dunque? Non esattamente. A fare il punto sulle molte problematiche che affliggono le Accademie italiane è un convegno, atteso al Palazzo dei Congressi di Catania dal 6 all’8 novembre prossimo, in presenza di una serie di esperti e docenti di prestigio:  Francesco Poli, Daniela Bigi, Giacinto Di Pietrantonio, Gino Gianuizzi, Marco Senaldi, Leonella Grasso Caprioli, Carlo Di Raco.
Promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catania, in collaborazione con il MIUR e con il patrocinio del CNR, Arts and Research evidenzia pregi e criticità di queste istituzioni amatissime, con un ruolo centrale nella formazione umanistica, eppure bistrattate, da sempre. Se nel resto d’Europa le Accademie d’Arte sono luoghi d’eccellenza, rispettati e valorizzati per il loro alto valore culturale, in accade l’esatto contrario. Una lunga storia di mortificazioni e di stenti.

L'Accademia di Belle Arti di Firenze

L’Accademia di Belle Arti di Firenze

TUTTE LE CRITICITÀ E  I NODI IRRISOLTI
A Catania si discuterà allora di stipendi bloccati e inadeguati, ad oggi paragonabili a quelli dei professori di liceo; di occasioni mancate, come nel caso di alcune classi di concorso (vedi, per paradosso, quelle per l’insegnamento del disegno) a cui i diplomati delle accademie non hanno accesso; del comparto AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) ad oggi privo di normativa e abbandonato a sé stesso, così che manchino, al Ministero dell’Istruzione, dei riferimenti certi per presidi e docenti. E si parlerà, naturalmente, dell’antico tema dell’equipollenza tra diploma accademico e laurea, con il passaggio a un regime universitario del sistema AFAM – legge 508 del 1999 – ma con una serie di contraddizioni che ancora sussistono.
Recente, ad esempio, è la notizia dell’inserimento dei docenti delle Accademie nell’area III F1, in relazione al tema della mobilità intercompartimentale dei dipendenti della pubblica amministrazione. La sessa area, cioè, a cui sono assegnati i professori di scuola media e liceo. Molte cose che non tornano, dunque, a fronte di un grande servizio per la società. L’alta formazione artistica resta una gemma preziosa nel panorama della formazione italiana, ma con diverse falle a cui occorrono risposte. Discuterne resta il primo, indispensabile passaggio.

Helga Marsala

 

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  • Whitehouse Blog

    l’unico modo per parlare delle accademie in italia sarebbe quello di invitare personalità esterne.

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    Le Scuole e le Accademie d’Arte di Italia (accademie, brera, iuav ecc ecc) sono più indietro dell’età della pietra. Nell’età delle pietra l’uomo era sicuramente più sincero, concreto e privo di così tante sovrastrutture inutili. Questi istituti preparano “artisti-non-artisti” che saranno i colori e le sfumature sulla tavolozza del curatore; costui non essendo propriamente artista, proporrà mostre che saranno sempre e comunque prive di artisti e opere che possano portarci altrove, invece che proporre l’ennesima opera di “ikea evoluta”, l’ennesimo artigianato dell’arte per raggirare collezionisti confusi. Questa crisi è molto più grave della crisi economica, perché l’arte e la cultura presiedono a TUTTO, perché allenano alla VISTA, ossia alla capacità che presiede a TUTTO: economia, politica, scienza, vita privata, ecc. ecc. Bruno Munari diceva “saper vedere per saper progettare”. Sulle possibilità dell’arte ho scritto queste sei puntate di Ferro3: http://tinyurl.com/zgfn3mk