L’artista Pyotr Pavlensky di nuovo nei guai. Ennesima performance estrema anti Putin, stavolta con arresto. Incendiato il portone dei servizi segreti russi

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Pyotr Pavlensky

Pyotr Pavlensky

DAL CORPO FISICO AL CORPO SOCIALE. FRA METAFORE VIOLENTE E DENUNCE
Cose come inchiodarsi i testicoli sull’asfalto della Piazza Rossa, a Mosca, come atto di denuncia, contro l’autoritarismo di Putin; oppure cose come cucirsi le labbra, in difesa del diritto di espressione, o tagliarsi il lobo di un orecchio, ricordando Van Gogh, dinanzi alla clinica psichiatrica di Serbsky, dove un tempo (non troppo lontano) venivano rinchiusi i dissidenti politici.
Cose violente, radicali, dall’impatto mediatico forte. Che passano dalla verità del corpo fisico, come metafora del corpo sociale, e dallo scandalo della sua profanazione. È questo il linguaggio dell’artista Pyotr Pavlensky, che si colloca in un filone preciso dell’estetica contemporanea russa – dai Voina alle Pussy Riot – infarcito di contenuti politici, orientato alla provocazione contro il sistema e gli abusi di regime, fatto di gesti performativi eclatanti, provocatori, di rottura.

Pyotr Pavlensky, l'azione dinanzi al FSB

Pyotr Pavlensky, l’azione dinanzi al FSB

L’ATTACCO AI SERVIZI SEGRETI RUSSI. UN INCENDIO NELLA NOTTE
L’ultima azione di Pavlensky risale allo scorso sabato, 8 novembre 2015. La sua figura smilza, il suo volto pallido incappucciato, la sua presenza fragile, si sono trasformati in una minaccia concreta: giunto dinanzi all’ingresso principale dell’FSB – l’ex KGB, oggi Federal Security Service – l’artista ha cosparso di benzina il portone di legno, ha appiccato il fuoco con un accendino e poi è rimasto in attesa, serafico, dando le spalle alla fiamme. Prima di compiere il suo gesto da piromane, aveva scritto un messaggio: “L’incendio della porta di Lubyanka è un guanto che la nostra società getta sulla minaccia terroristica introdotta dall’FSB, che sta utilizzando i suoi metodi di terrore senza fine per mantenere il potere su 146 milioni di persone”. La scena, a cui hanno assistito due reporter della tv indipendente Dozhd, è stata documentata con un video.
La polizia ha fermato sia l’artista che i due giornalisti. Questi ultimi sono stati immediatamente rilasciati, mentre Pavlensky è stato trattenuto con l’accusa di vandalismo. La pena che lo aspetta, in caso di condanna, potrebbe andare da una semplice multa a un periodo di lavori socialmente utili, fino a un anno di galera. La vis polemica dell’artista si scaglia, con lucida insofferenza, contro la corruzione degli apparati governativi e militari russi, contro le limitazioni dei diritti civili e la prepotenza di Stato, contro il coinvolgimento di Putin nel conflitto in Ucraina orientale e a supporto dei rivoluzionari di Maidan.

– Helga Marsala

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  • Angelov

    nondimeno ogni artista inconsciamente sa bene che tutto quello che realizzerà di eccellente non potrà che portare onore alla sua nazione, alla società che gli ha dato i natali e quando, come in questo caso, compie un gesto così diretto e radicale, in ultima analisi il risultato è quello dell’effetto boomerang: in qualsiasi altra società occidentale cosiddetta e sedicente libera, Pavlensky sarebbe stato un uomo morto già dopo le prime sue performances…