L’Aquila. Un cantiere d’arte invita a oltrepassare un varco

Dal 29 novembre e per dieci mesi il centro de L’Aquila accoglierà un nuovo cantiere. Ma questa volta sarà un cantiere d’arte. Un progetto temporaneo intitolato Spazio Varco, ideato dagli artisti Piotr Hanzelewicz, Paola Marulli e Andrea Panarelli e portato avanti dagli ultimi due.

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L'Aquila, 5 aprile 2009, ore 12 - poche ore prima del terremoto

L’Aquila, 5 aprile 2009, ore 12 – poche ore prima del terremoto

Spazio Varco si pone come luogo di transizione e sperimentazione, come accesso a una situazione ancora precaria ma che intende aprirsi all’esterno, per dar respiro alle assopite coscienze del territorio e con la volontà di far rete, nel segno di un rapporto etico del lavoro artistico.
Spazio Varco aprirà le sue porte il 29 novembre dalle ore 12, accogliendo in-augur-azione   Portafortuna, una mostra in progress nata dal gemellaggio con il giovane Spazio Y di Roma. Quest’ultimo, aperto un anno fa, aveva chiesto ad artisti, curatori, fotografi e scrittori di donare una piccola opera con il tema del portafortuna. Partendo da questa collezione – che rimarrà esposta nello spazio aquilano per due settimane – i tre artisti e curatori lanciano un appello ai cittadini, agli artisti aquilani e non, invitati ad ampliare la raccolta, che attualmente consta di duecento opere.
Spazio Varco rimarrà attivo per un anno con mostre a cadenza mensile, accogliendo artisti da tutta Italia. I due “direttori artistici”, Paola Marulli e Andrea Panarelli, ci raccontano la nascita e gli obiettivi del progetto.

Spazio Varco è un nome molto evocativo, soprattutto in una città come L’Aquila…
Paola Marulli: Di varchi la città dell’Aquila ne ha avuti tanti: luoghi non accessibili dopo il terremoto del 6 aprile 2009, identificati come “zona rossa”, dove era consentito transitare solo dopo aver passato un presidio armato con l’obbligo di riconoscimento. Nel nostro caso il varco è libero. Un passaggio che non prevede una particolare condizione o attitudine, ma che ha l’intento di creare una dimensione alternativa alla ricostruzione materiale che sta avvenendo in città al di fuori dello Spazio.
Andrea Panarelli: Il nostro intento è di oltrepassare una situazione di difficoltà che stiamo vivendo in questa non-città. Il sisma ci ha catapultati in una specie di fossa mentale da cui sembra impossibile uscire. Varco nasce proprio dall’intenzione di praticare un taglio chirurgico in un comprensorio devastato non solo fisicamente ma anche a livello sociale per oltrepassare questa zona morta mentale e allacciarci al futuro.

Spazio Varco, L'Aquila

Spazio Varco, L’Aquila

Che tipo di luogo sarà Spazio Varco? A chi si rivolgerà principalmente e cosa accoglierà?
P. M.: Spazio Varco sarà un luogo aperto e condiviso. Abbiamo intenzione di coinvolgere nel nostro progetto anche altre realtà affini già operanti sul territorio, le scuole locali e l’università, per mettere in piedi una rete che offra diverse possibilità di approccio alla “temutissima” arte contemporanea. Si susseguiranno, a cadenza più o meno mensile, una serie di personali di artisti italiani già affermati e conosciuti fuori dai confini nazionali, alle quali saranno associate attività collaterali come conferenze, laboratori piuttosto che incontri tematici.
A. P.: Varco è in primis situato nel cuore della città, in una zona dove gli edifici da una parte sono già stati rimessi a nuovo, altri invece ancora aspettano di essere restaurati. La stessa situazione della città è in una fase transitoria. Varco quindi s’inserisce in questo contesto labile, dove vorremmo coinvolgere la cittadinanza all’approccio all’arte contemporanea attraverso una programmazione di mostre.

Spazio Varco è un progetto temporaneo che vuole essere una verifica: verifica della ricettività della cittadinanza, di artisti che vestono i panni dei curatori e dell’impostazione etica del lavoro artistico, spesso scambiato per passione. Quanto tempo avete pensato di dedicare a tale verifica e quali traguardi vorreste raggiungere?
P. M.: La prima verifica che affronteremo sarà sicuramente quella con noi stessi e con le nostre capacità. Come in qualsiasi altra realtà neonata, chi la guida deve essere disposto a mettersi in gioco procedendo quotidianamente sulla strada dell’agognato consenso che forse non arriverà mai, ma è un rischio da correre. Non abbiamo intenzione di salire in cattedra e quindi siamo alla ricerca di continui scambi d’idee e d’intenti fondamentali per una crescita responsabile. La programmazione è stata pensata per dodici mesi e ci auguriamo di poter continuare a svolgere la nostra attività anche oltre i tempi prefissati, forse con altre formule e altre priorità.
A. P.: Le idee hanno sempre una precisa connotazione, ma come sappiamo bene quando si mettono in pratica le cose cambiano. Qui si naviga a vista: ci siamo prefissati che, oltre alla programmazione di mostre che stiamo organizzando, vedremo di volta in volta le difficoltà da superare e le vie da prendere.

Spazio Varco, L'Aquila

Spazio Varco, L’Aquila

Com’è stato accolto il progetto dalle amministrazioni locali? Che tipo di sostegno avete ricevuto?
P. M.: Spazio Varco non è ancora attivo e quindi le amministrazioni non sono ancora state coinvolte direttamente nel lancio dell’attività. Per ora ci siamo presentati solo attraverso il passaparola e qualche intervista su quotidiani online cittadini e riviste specializzate in arte. Aspettiamo di essere operativi per incrementare l’attività promozionale. Per quanto riguarda invece il sostegno economico, uno dei primi contributi al quale abbiamo avuto accesso è stato messo a bando dalla Fondazione Carispaq di origine bancaria e attiva a livello provinciale.
A. P.: Personalmente noto una forte sconnessione da parte delle istituzioni per quanto riguarda l’arte contemporanea: di sicuro non possiamo parlare di una città virtuosa su questo punto. Oltre alla Fondazione Carispaq, a cui siamo molto grati per aver accolto il nostro progetto, l’Accademia di Belle Arti è un nostro interlocutore, attraverso il nuovo direttore, Marco Brandizzi, che sta svolgendo un lavoro di “riqualifica” importante per un’istituzione cittadina spesso poco tenuta in considerazione.

Come vedete la nascita della nuova sede del Maxxi a L’Aquila? Potrebbe essere per voi un’occasione di apertura e di collaborazione?
P. M.: Essendo tutto ancora under construction sia Palazzo Ardinghelli, scelto per ospitare la futura collezione di arte contemporanea molto probabilmente targata Maxxi , sia il come, il quando e da chi sarà gestito, non credo sia possibile sbilanciarci in previsioni. Stiamo agendo secondo il qui e ora e, semmai Spazio Varco e il Maxxi dell’Aquila dovessero incontrarsi, saremo pronti a un dialogo fantasy fra titani e nani.

Parlateci dell’evento che inaugurerà lo spazio.
P. M.: La mostra inaugurale vedrà la presenza dei portafortuna in parte già esposti nei locali di Spazio Y a Roma. Molti degli artisti e intellettuali partecipanti hanno di buon grado accolto la proposta di Varco e alle già consolidate presenze si sono poi aggiunti, tramite una call, nuove opere/amuleto che hanno come scopo quello di portare fortuna sia a Varco che all’Aquila. Successivamente prenderanno corso le mostre personali e si cercherà in questo modo d’instaurare un rapporto diretto con la città, cercando di orientare l’immaginario comune verso un’idea dello Spazio come luogo di condivisione.
A. P.: Abbiamo accolto la bellissima idea propostaci da Spazio Y, uno spazio espositivo gestito da artisti a Roma. L’anno scorso anch’essi hanno inaugurato invitando artisti, scrittori, fotografi a portare un’opera di piccole dimensioni dal tema “il portafortuna”. Attraverso il semplice passaparola hanno ricevuto oltre duecento adesioni. Quindi l’idea è di portare all’Aquila questa collezione di “portafortuna” appunto, e ampliarla con altre opere. Questo per augurarci la fortuna necessaria nella nostra impresa.

Martina Lolli

http://spaziovarco.wordpress.com

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