L’amaro addio di Antonio Natali agli Uffizi. “Non servono manager nei musei, ma nelle amministrazioni pubbliche”. E Vittorio Sgarbi boccia l’Expo

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Antonio Natali

Antonio Natali

Vi parlavamo, nei giorni scorsi, della ricomposizione realizzata agli Uffizi del celebre trittico di Antonello da Messina, frutto di un accordo con le Civiche Raccolte d’Arte della Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano che presteranno per quindici anni il “San Benedetto” di Antonello in cambio della “Madonna col Bambino e un angelo” di Vincenzo Foppa. E accennavamo anche che l’occasione rappresentava anche l’ultima uscita pibblica dello storico direttore Antonio Natali, prima dell’insediamento di Eike Schmidt.

NON C’È BISOGNO DI MANAGER NEI MUSEI
Come prevedibile, il direttore uscente ha ribadito la propria posizione in merito alla riforma Franceschini. “Facciamolo sempre, non solo ad inizio mese: rendiamo i musei gratuiti come fanno peraltro quei tanti musei inglesi che annoveriamo fra i nostri modelli, però soltanto quando ci fanno comodo. Perché non c’è bisogno di manager nei musei, ma c’è bisogno di manager nei palazzi comunali, nei palazzi dell’amministrazione, di modo che quei due milioni di persone che ogni anno vengono qui, agli Uffizi, non se ne vadano via dopo un giorno, ma restino il doppio del tempo: è questo quello che spetta a chi deve organizzare il territorio”. E ancora: “Non sono i biglietti degli Uffizi che rimetteranno in sesto questo Paese dissestato, a dispetto di quando illusoriamente si dichiara. Sarà piuttosto una gestione del soggiorno e del tempo di tutti i visitatori degli Uffizi a dare un contributo in questo senso: è così che si ragiona volendo spendere del tempo per ragionare e non avendo bisogno, come io non ho bisogno, di convincere la gente che un giorno dovrà votare. Perché un museo, come una scuola o un ospedale, è un servizio, dal quale – si spera- si esca con una coscienza migliorata. Quando l’Italia recupererà un minimo della logica ed etica che ha perso, se ne renderà conto”.

La presentazione del trittico di Antonello da Messina ricomposto, agli Uffizi

La presentazione del trittico di Antonello da Messina ricomposto, agli Uffizi

GLI UFFIZI DEVONO ESSERE IL QUIRINALE DELL’ARTE CON UN DIRETTORE ITALIANO
Vittorio Sgarbi, presente alla conferenza, partendo dalle critiche mosse sullo scambio dell’opera di Foppa con la terza parte del trittico di Antonello da Messina ha aggiunto: “In molti neppure sapevano che c’erano quest’opera del maestro siciliano a Milano! Però fanno interrogazioni, perché ‘l’hanno portato via’ . Un po’ deprime che una cosa bella come questa vada incontro ad interrogazioni e attacchi sui giornali, anche perché come io stesso ho scritto che gli Uffizi sono ‘l’Italia, lo Stato, la Patria’. Gli Uffizi devono essere il Quirinale dell’arte con un direttore italiano. Non è che noi abbiamo un Presidente della Repubblica tedesco…”. E ancora sull’appena conclusa Esposizione Universale: “Qual era il mio progetto, il mio disegno, vedendo quanto era brutta l’Expo per il Padiglione Italia e con delle partecipazioni nazionali interessanti sebbene un po’ luna park? Io immaginavo che un visitatore in arrivo a Rho Pero, da Düsseldorf, da Phnom Penh, da Singapore o da altrove, oltre a vedere quelle quattro cose un po’ carnevalesche e, per carità, anche divertenti, volesse andare a vedere Palazzo Clerici, con il più bel soffitto di Tiepolo che esista al mondo (mille persone all’anno lo visitano) o Palazzo Città, sede del MiBACT a Milano (tremila metri quadri, vuoto e non usato) o Palazzo Cusani con i depositi di Brera”. E a conclusione del suo intervento, Sgarbi ha aggiunto: “Non usciranno mai dalla bocca di Natali frasi come ‘Il patrimonio artistico è il nostro petrolio’ o ‘Questo è un evento’. E già questa certezza ci rende felici di averlo avuto nel ruolo che oggi smette di ricoprire”.

Valentina Silvestrini

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