Inpratica. Nuove noterelle sull’Italia (III)

Nell’Italia degli ultimi dieci anni sono stati pubblicati alcuni dei romanzi più importanti dell’Occidente, ma in pochi se ne sono accorti. Anche l’arte visiva sta esprimendo con fatica risultati notevoli. Sta producendo, cioè, senso.

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Antonio Donghi, Carnevale, 1923

Antonio Donghi, Carnevale, 1923

… un desiderio di normalità; una volontà di adeguazione
ad una regola riconosciuta e generale; una voglia di essere
simile a tutti gli altri dal momento che essere diverso
voleva dire essere colpevole.
Alberto Moravia, Il conformista (1951)

C’è sempre uno schermo, in Italia: uno schermo che impedisce di vedere, e di sentire, la vita segreta intima profonda. E non quella continuamente raccontata e dispiegata a livello pubblico, ufficiale, istituzionale.
Una vita che si rivela – in modo del tutto insperato, eppure così naturale, spontaneo – nelle opere, per esempio: perché sotterraneamente accade, infatti, che nell’Italia degli ultimi dieci anni siano stati pubblicati alcuni dei romanzi più importanti dell’Occidente, e in pochi se ne siano anche solo accorti? Anche l’arte visiva, ovviamente, sta esprimendo con fatica risultati notevoli: quantomeno, presagi e annunci significativi di ciò che verrà. Sta producendo cioè senso, che stenta però a essere impiegato in modo fecondo e fertile nel processo di ricostruzione dell’identità collettiva. O anche solo – se è per questo – a essere riconosciuto.
Non viene impiegato, dunque, perché non viene riconosciuto.
Alcuni tra gli oggetti culturali più significativi non si sedimentano; non ne hanno il tempo. Invece scivolano via dalla percezione comune, si dissolvono (almeno momentaneamente). Ciò che emerge al loro posto è quasi solo uno scenario desolato e desolante: un’arte totalmente decorativa, infantile, immatura, passivamente appiattita su istanze che appartengono ad altre generazioni. E, forse, ad altre forze – che non sono quelle creative.

***

Giorgio de Chirico, Autoritratto, 1924-25

Giorgio de Chirico, Autoritratto, 1924-25

Il paradigma di riferimento italiano – quello da cui, nonostante tutti gli sforzi e la fatica, non riusciamo ancora a sganciarci – continua a essere il disastro di Caporetto (24-28 ottobre 1917). Rotta rovinosa in cui tutto il fronte italiano crolla sotto la spinta degli austriaci, che dà corpo ai peggiori incubi del Paese, evocando gli spettri dell’inadeguatezza e dell’inefficienza: “La disfatta assumeva le proporzioni della catastrofe. Questa sembrava ormai irrimediabile. Udine era caduta, Venezia quasi a portata delle artiglierie nemiche, trecentomila uomini erano rimasti chiusi nella morsa e si avviavano verso i campi di concentramento, tremila cannoni, depositi, magazzini erano stati abbandonati e, frammischiati a un milione di soldati sbandati che cercavano scampo senza saper dove, brancolavano cinquecentomila civili che fuggivano l’invasione con carri e masserizie” (Indro Montanelli).
Se i vertici militari attribuiscono la colpa della disfatta alla “vigliaccheria” dei reparti, le cause vanno ricercate nella disorganizzazione e nella carenza strategica: la sconfitta è un’occasione formidabile di autoanalisi e di introspezione collettiva, e rappresenta un fantasma storico con cui il Paese continuerà a confrontarsi nei decenni a venire. Allo stesso modo, la vittoria dell’anno successivo a Vittorio Veneto (23 ottobre-3 novembre), esagerata dalla propaganda, non costerà molto. Giuseppe Prezzolini scrive che, senza la resistenza dei soldati (i “fessi”) sul Piave e sul Monte Grappa, la vittoria dei ‘furbi’ non sarebbe stata possibile: “Vittorio Veneto è una ritirata che abbiamo disordinato e confuso, non una battaglia che abbiamo vinto”.

Nello stesso pamphlet, lo scrittore propone un’originale lettura del sentimento nazionale post-bellico, ovviamente in seguito travisata e fraintesa, ma che – persino oggi, soprattutto forse oggi, dopo un secolo – potrebbe rivelarsi di grande utilità, se solo volessimo accogliere i suggerimenti impliciti ed espliciti contenuti in un’idea del genere: “Vorrà il nostro paese approfittare della lezione? Se noi usciremo dalla guerra con i nostri confini naturali e finalmente consci della nostra realtà di popolo che ancora è da fare, di nazione inferiore alle grandi che si contendono la direzione del mondo; se saremo capaci del modesto e serio programma di prendere questa ‘piccola Italia’ e cominciarne l’educazione e il dirozzamento, se potremo cacciare dal governo gli elementi malsani e incoscienti, iniziando da l’alto un regime di giustizia e di severità generale; se l’abisso fra chi comanda e il popolo sarà colmato e correrà dall’uno all’altro un ricambio di energie e di fiducia; allora questa catastrofe non sarà stata invano e fra venti anni gli stranieri dovranno rispettarci assai più di quello che farebbero se avessimo carpito, con immeritata fortuna, il posto che nel mondo non ci spettava né per forza né per maturità di animo” (Giuseppe Prezzolini, Dopo Caporetto, “La Voce” Società Anonima Editrice 1919).

Christian Caliandro

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  • curioso

    quali sarebbero questi romanzi? e quali le opere d’arte notevoli?

    • christian caliandro

      FICTION-NON FICTION: “Dies Irae”, “Italia De Profundis”, “Fine Impero” di Genna; “Troppi paradisi”, “Il contagio”, “Resistere non serve a niente” e “Exit Strategy” di Siti; tutti i libri di Moresco e Scurati; la trilogia del “Tempo di mezzo” di Fois; “Nina dei lupi” e “Estate crudele” di Bertante; “Il tempo materiale” e “Spaesamento” di Vasta; “Elisabeth” di Sortino; “Riportando tutto a casa” e “La ferocia” di Lagioia; “Cinacittà”, “Pulp Roma” e “Panorama” di Pincio; “Qualcosa di scritto” di Trevi; “Effetto Domino” di Bugaro; “Muro di casse” di Santoni… (E altri.) OPERE D’ARTE: “Yonghe District, New Taipei Morning Market by Night”, “Supernatural” e le carte più recenti di Roberti; “Apporto”, i dipinti e le carte degli ultimi due anni di Angelini; le “Sette Stagioni dello Spirito” di Tosatti; “Emigration Made Pavilion 148”, “Stargate” e “The Architecture of Intelligence” di Stampone; le ceramiche ultime di De Gaetano; le ceramiche di Nero, in particolare “Red Home China” e “ITTL#5”; le opere degli ultimi due anni di Strappato; “Taranto Opera Viva” di Bulgini; la serie “Pattern” e le ultime serie ‘catastrofiche’ di De Pascale; “My House Is a Le Corbusier” di Chironi; e altri.(cfr. in proposito la serie “Critica come fraternità”, su questa rivista).

      • Whitehouse Blog

        Christian, infilando nella lista i soliti artisti amici (e tu stesso!!!…poi accusano me di megalomania!) stai facendo la solita fazione all’italiana. Perché non rispondi al confronto che ti ho proposto? Tutti questi libri dovrebbero portare anche onestà intellettuale. Un confronto onesto e leale aiuterebbe tutti.

        • christian caliandro

          “Onestà intellettuale”, come dici tu, vuol dire anche la libertà da parte mia (e di chiunque) di NON avere un confronto con te. O l’onestà e la libertà di scelta le concepisci – e mi pare proprio che sia così – solo nei tuoi termini? allora, dopo che io ti ho proposto tempo fa (come tu non ricordi mai, purtroppo: e finora, onestamente, non te l’ho mai fatto notare) di scrivere non uno ma ben due articoli per la rubrica “inpratica” (che tu non manchi invece mai, giustamente, di linkare), adesso ti dico, con molta onestà: non mi interessa. mò scrivi pure tutto ciò che vuoi, come peraltro hai fatto in quel commento in cui mi mettevi in bocca addirittura le risposte: ecco, dato che quello è il tuo modello di confronto, puoi continuare a fare così. D’altra parte, lo schema è sempre lo stesso (e “Curioso” lo conferma esplicitamente, una volta ancora): prima chiedete di specificare la propria visione, millantando grande ‘apertura’; poi se questa – inevitabilmente – non coincide con la vostra, allora vuol dire che uno ‘frequenta solo il giardino di casa’, che è un ‘provinciale’, che non capisce niente, e giù ancora con il manganello… io dico: se voi siete quelli che ne capiscono, che amano ‘viaggiare esplorare rischiare’, ma chi ve tiene!!!

          PS. CoDa, tu sei ormai la mia sola speranza in questo infernale commentario: quanto è stata bella quella tua domanda articolata, stimolante e sincera…

          • Whitehouse Blog

            Caro Chirstian, visto che sei così corretto, potresti almeno rispondere e dirlo, come hai fatto adesso. Io non credo che i tuoi gusti siano provinciali. Credo che tu voglia fare l’ennesima fazione dell’italietta radunando i tuoi “amici”. Questo senza accorgerti che una certa definizione di artista è oggi parificabile a quella di un vetrinista sofisticato. Eviti il confronto per paura e comodità. Mi sembra stupido e sintomo di questa fase storica, dove i più giovani diventano i più conservatori e reazionari. Peccato.

          • christian caliandro

            E come volevasi dimostrare, per tutta risposta, altre manganellate: stupido-conservatore-reazionario. Per la serie: amo appassionatamente il confronto sereno, corretto e civile.

          • Whitehouse Blog

            Francamente non mi sembrano manganellate. Le manganellate sono quelle che ho subito io in questi sei anni, per poi ritrovarci poi a Prato a parlare delle cose di cui andavo dicendo. Le manganellate peggiori sono l’ignoranza e l’indifferenza. Le piccole mafiette di provincia in cui oscurare chi non la pensa come te ed esaltare i propri amici. Ripeto, sintomo di questi tempi. Ma spero di sbagliarmi.

          • christian caliandro

            Quindi aggiungiamo: ignorante-indifferente-mafiosetto di provincia. Benissimo, non c’è che dire.

          • Whitehouse Blog

            Io metterei anche una certa retorica da “Porta a porta”. Ma ti chiedo anche quali siano i miei difetti che non ti permettono di avere un confronto. Così cresciamo entrambi, io ti ho detto i tuoi tu mi dici i miei. Mi sembra che il tema dell’esperienza dell’opera sia fondamentale e ricade anche sul modo in cui percepiamo il mondo (anche in questi giorni) e poi facciamo delle scelte.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Ottimo. Scrivetevi però in privato o chiudo i commenti sotto questo articolo, visto che sono off-topic e quindi esulano dalla policy di questo commentario. Grazie

          • christian caliandro

            Off topic? non direi… :)
            – C’è sempre uno schermo, in Italia: uno schermo che impedisce di vedere, e di sentire, la vita segreta intima profonda…
            – Alcuni tra gli oggetti culturali più significativi non si sedimentano; non ne hanno il tempo. Invece scivolano via dalla percezione comune, si dissolvono (almeno momentaneamente). Ciò che emerge al loro posto è quasi solo uno scenario desolato e desolante…
            – Il paradigma di riferimento italiano – quello da cui, nonostante tutti gli sforzi e la fatica, non riusciamo ancora a sganciarci – continua a essere il disastro di Caporetto…

            Praticamente l’intero pezzo, la sua tesi (e quella delle ‘nuove noterelle sull’italia’) si ritrovano in maniera quasi commovente negli squarci di reazione offerti dal commentario – nell’arco peraltro di appena 21 ore (a cui vanno sottratte quelle notturne, anche).

          • Whitehouse Blog

            Io infatti ho commentato la tua shortlist con i libri e gli artisti da non perdere. L’articolo non l’ho ancora letto. La verità Christian è che il vero artista sei tu. Hai disegnato la tua opere “Caporetto” con articoli e commenti, e artisti alle dipendenze del tuo quadro. Ecco risolto uno dei veri problemi del sistema italiano. Più che il capo “retto” servirebbe un capo, una mente onesta e leale :)

          • Curioso

            Io viaggio eccome , stai tranquillo ma con i tuoi riferimenti a non viaggiare sarai tu, scusa.

      • Curioso

        Mi pare che frequenti soltanto il giardino di casa guarda che nel mondo succede ben altro . Di tutta la lista che hai fatto nulla regge il confronto con l’ultimo numero dell’edzione italiana di Scientific American dedicata a Einstein che é infinitamente piú avvincente. Per il resto mi sembra che venga fuori una tua formazione letteraria tra l’altro un pó provinciale e gravi mancanze nel campo artistico .
        Ma i gusti sono gusti : c’é chi ama viaggiare esplorare rischiare e c’é chi si accontenta vacendosene un vanto parlandone parlandone parlandone

      • Marco Enrico Giacomelli

        Fratello, ti odio bonariamente. Ora devo incrementare ulteriormente la wishlist con quelli che mi mancano – fortunatamente non tanti.

        • christian caliandro

          :)

      • giorgio

        ma cos’è l’elenco della spesa? scurati e moresco non mi sembano affatto grandi romanzi come definiti “più grandi dell’occidente”, meno che mai genna che non sa neanche scrivere, Siti retorico anche se profondo almeno nelle percezioni, Lagioia pretenzioso all’ultimo livello, Pincio nella media e anche piatto come scrittura, Trevi al limite e Santoni… mah, insomma prima di stilare nomi e giudizi abbastanza banali, è necessario magari rendersi conto che non è intercambiabile il ruolo curatore d’arte-critico letterario.

      • christian caliandro

        Scusate, dimenticavo uno scrittore immenso come Luigi di ruscio.

  • Sonia

    Caliandro rende condivisibile anche Luca Rossi!

    • Whitehouse Blog

      Cosa non è condivisibile di quello che scrivo? :)

  • Angelov

    c’è molta frustrazione espressa in questo articolo; ma anche una ferma presa di posizione espressa nello sguardo dell’autoritratto raffigurato: buona fortuna…
    (dei molti autori citati mi propongo di verificare in libreria o biblioteca)

  • Si percepisce un distacco fra il presente assolutamente distante dai citati ricordi e un paese, il nostro, che oramai è sperso in finti confusi memorie di parte