Gli Uffizi ricompongono il trittico di Antonello da Messina, dando in cambio a Milano un’opera di Foppa. Giudicate voi il risultato: mentre non si placano le polemiche…

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Il trittico di Antonello da Messina ricomposto

Il trittico di Antonello da Messina ricomposto

Si capirà col tempo se per il patrimonio italiano sia meglio mantenere l’integrità del trittico di Antonello da Messina o far tornare la tavoletta di Foppa nelle sale degli Uffizi. E, finalmente, perché negare alla Galleria fiorentina il sogno dell’accessione in futuro di un’altra creazione di lui? In fondo la sua piccola Madonna è entrata nelle collezioni di Galleria solo nel 1976”. È uno sguardo orientato al futuro della Galleria degli Uffizi quello mostrato da Antonio Natali durante la presentazione dell’atto finale della sua direzione, in attesa che il suo successore, il tedesco Schmidt, entri nel pieno delle funzioni.

ESPOSTO PER I PROSSIMI QUINDICI ANNI NELLA SALA DEL QUATTROCENTO VENETO
A partire da oggi e per i prossimi quindici anni, il “San Benedetto” di Antonello da Messina di proprietà della Regione Lombardia e proveniente dalle Civiche Raccolte d’Arte, Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano, riprende la collocazione originaria, tornando a formare con la “Madonna col Bambino” e il “San Giovanni Evangelista” dall’artista siciliano e già parte della collezione degli Uffizi, un vero trittico; resterà esposto nella Sala del Quattrocento veneto, accanto ad opere di Bellini e Mantegna. Un “contraccambio di sostanza”, lo ha definito Natali, nonostante pungenti giudizi apparsi in merito sulla stampa, frutto di un accordo siglato meno di due settimane fa, il 23 ottobre 2015, tra MiBACT, Regione Lombardia e Comune di Milano: per effetto della convenzione, la “Madonna col Bambino e un angelo” di Vincenzo Foppa, unica opera del pittore bresciano agli Uffizi, sarà visibile nella Pinacoteca del Castello Sforzesco per il medesimo arco temporale.

VITTORIO SGARBI APPOGGIA L’IDEA
Ad insistere sul valore scientifico della ricomposizione si è unito anche Vittorio Sgarbi che, fin dalla concezione di quel “sogno nel bene di tutti” del direttore Natali, aveva appoggiato l’idea di intervenire affinché la lettura del trittico nella sua interezza divenisse possibile. E, in effetti, la prima occasione di visibilità al trittico ricostituito è avvenuta proprio nell’ambito di Expo 2015 con la mostra, ospitata al Museo Bagatti Valsecchi di Milano per iniziativa dello stesso Sgarbi, “Rinascimento. Il trittico di Antonello da Messina ricomposto”. “Immaginando le opere come componimenti poetici – ha messo in evidenza Natali in merito alla ricomposizione – chi riuscirebbe a cogliere il senso dell’Infinito di Leopardi se due terzi del componimento fossero disponibili da una parte e la restante porzione altrove?”.

– Valentina Silvestrini

 

 

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  • L’ho visto a Milano ed è un’opera straordinaria. Penso che sia corretto ricomporre il trittico, anche se può andare contro la sua storia, per rispetto della volontà dell’artista. Come nella prassi musicale in cui si sceglie di utilizzare il testo il più possibile vicino (se non l’autografo) dell’autore, così, al di là della proprietà dei singoli frammenti, dovremmo ridare all’osservatore lo sguardo sull’opera completa. Per i musei poi esiste la possibilità di riequilibrare il prestito.

  • Rebecca Moccia

    Se ci mettessimo a ricomporre tutti i polittici i musei del mondo verrebbero completamente stravolti e chissà dove sarebbero i capolavori di mantegna e di bellini…vedere il Foppa in prospettiva storico critica insieme ai maestri suoi contemporanei è un operazione ben diversa dall’apparentemente ingenuo ricomporre il “puzzle” di Antonello da Messina…