Folle o visionario? Il neopremier canadese Justin Trudeau scommette su cultura e industrie creative e raddoppia i finanziamenti: “generano posti di lavoro”

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Justin Trudeau

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Il nuovo governo del liberale Justin Trudeau è in carica solo da poche settimane, ma sembra avere già idee abbastanza chiare sulla sterzata da imprimere alle politiche del Canada. E fin dalle prime dichiarazioni – anzi, fin dalla campagna elettorale – le sue attenzioni sembrano voler riservare un ruolo per niente marginale alle arti. Tanto da far sorgere un interrogativo: o il Canada è del tutto immune dalla crisi economica globale – ma di questo non si ha notizia -, oppure c’è qualche politico convinto che le iniziative e anche le strutture culturali non possano essere sottoposte a continui tagli, bilanciati al massimo – come accade in Italia – da aumenti di stanziamenti calcolabili in frazioni di punto percentuale.
Trudeau sembra aver preso il toro per le corna, deciso a invertire l’atteggiamento avuto dal precedente governo conservatore, che aveva portato a una spending review che nel solo Quebec – per fare un esempio – aveva sforbiciato 45 milioni di dollari di finanziamenti della cultura. Lo slogan è quello del raddoppio dei fondi investiti dal governo federale nelle arti e la cultura, al grido di “cultura e industrie creative generano posti di lavoro e contribuiscono a rafforzare l’economia”: ed i primi passi sembrano andare in quella direzione, se è vero che i contributi al Canada Council for the Arts sono stati aumentati del 100%, passando da 180 a 360 milioni di dollari. 150 milioni sono anche i nuovi finanziamenti annuali destinati all’emittente CBC / Radio-Canada, ed i fondi per Telefilm Canada e per il National Film Board raddoppieranno, rispetto agli attuali 25 milioni.

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