Ecco immagini e video di Ennesima, la mostra (anzi sette mostre) curata da Vincenzo De Bellis alla Triennale di Milano. Per capire cosa significa oggi fare una mostra

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Ennesima, Triennale di Milano 11

Non una mostra dedicata all’arte italiana nella sua totalità, piuttosto un percorso indagatore di format espositivi attraverso l’immagine, le immagini che l’arte italiana ha trasmesso di sé”. Con queste parole il curatore Vincenzo De Bellis ha presentano Ennesima. Una mostra di sette mostre sull’arte italiana, grande progetto allestito fino al 6 marzo 2016 – assieme al Direttore Artistico della Triennale Arte Edoardo Bonaspetti – negli spazi al primo piano della Triennale di Milano, che si conferma ancora una volta propulsore e produttore di contemporaneità. Mostre che, in continua afasia rispetto al presente, si fanno portatrici di aspetti, collegamenti, coincidenze e discrepanze della recente vicenda storico-artistica italiana. Dalla collettiva alla personale, al site-specific, alla documentazione di un archivio. Disposizioni formali, concettuali e costitutive che hanno accompagnato – e che talvolta strutturano per la prima volta – lavori concepiti dai più importanti nomi del panorama artistico nostrano, negli ultimi cinquant’anni di arte: dall’inizio degli anni Sessanta ai giorni nostri.

COME TRACCIA UN’OPERA DEL 1973 DI GIULIO PAOLINI
Centosettanta opere che seguono titolo e compartimentazione di un’opera di Giulio Paolini, Ennesima (appunti per la descrizione di sette tele datate 1973), la cui prima versione, del 1973, è suddivisa, per l’appunto, in sette tele. Da qui il numero di progetti espositivi che danno vita a sette mostre autonome e inter-dipendenti. Ambienti espositivi che, sebbene consecutivi gli uni agli altri vengono intercettati nell’incedere, nell’esatto momento in cui alcuni lavori sono stati posti volutamente al centro dei passaggi di visita. Ad aprire il percorso, l’itinerario Per la scrittura di un’immagine – Format: mostra collettiva tematica presenta lavori di Fabro, Lara Faravetto, Vezzoli, Pascali, Perrone, Pisani, Rudolf Stingel e, fra gli altri, Carol Rama. Un cammino in cui l’immagine conferisce vita alla capacità tecnica e alla conoscenza di codici necessari per realizzarla, accostando artisti di generazioni diverse che, in contesti completamente differenti e in modi del tutto personali, hanno manifestato la volontà di costruire un personale immaginario attraverso specifiche analisi tecniche sui limiti della materia.

ESSENZA E COMPRESENZA DI COMBINAZIONI ESPOSITIVE
A concludere Ennesima, dopo l’allestimento, fra le diverse altre mostre, di una sezione in cui l’immagine usufruisce del corpo umano ne La performance del tempo sospeso, lo spazio si dilata nel restringersi con i lavori di Qui, ora e altrove: Site-specific e dintorni – Format: interventi Site-Specific. Un luogo allestitivo in cui Bartolini, Monica Bonvicini, Alberto Garutti e Luca Vitone si confrontano con l’aderenza dell’opera allo spazio. Metodologia operativa che li rende vettori attivi nella stimolazione dell’alveo percettivo del visitatore, che viene restituito, in ultimo, all’esterno, alla fine del percorso attraverso l’aulente Crêuza di Vitone. Ennesima, nonostante sovrapposizioni e affollamenti, connubi e dissonanze, si presenta come un unico progetto storico sula contemporaneità. Una mise en abîme dunque, non solo in cerca di connessioni tematiche o stilistiche, cronologiche o generazionali, bensì un arcipelago critico che prova a ipotizzare essenza e compresenza di combinazioni espositive.

– Ginevra Bria

Dal 26 novembre 2015 al 6 marzo 2016
La Triennale di Milano
Viale Alemagna 6 – Milano
www.triennale.org

 

 

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  • Whitehouse Blog

    Le immagini mi ricordano il Padiglione Italia di Vittorio Sgarbi del 2011, appena prima che le stanze si riempiano o appena dopo che abbiamo iniziato a svuotarle. La riflessione di De Bellis è di una superficialità lancinante: l’arte italiana è caratterizzata dalle immagini????????? Non dalle figure???? Ma cosa vuol dire????Quindi? Perché le altre arti non lo sono????? Questo totale vuoto di pensiero è la condanna dell’occidente a cui bisogna reagire.
    Solo in italia, ogni 3-4 anni, qualcuno sente il bisogno di queste ricognizioni, abbiamo questa mentalità del campo di concentramento: “voi sì, voi no”. Ci piace escludere i nostri connazionali, mai viste mostre di questo tipo in altri paesi. Poi ci vogliono due curatori per fare la solita selezione della serva? E bisogna anche pagare il biglietto. Il problema è della Triennale che permette questi progetti e di un paese totalmente indifferente a tutto questo. Queste mostre sono il sintomo e la causa del loop inutile, autistico e anacronistico dell’arte italiana degli ultimi anni. Ci sono ormai più critici e curatori che artisti, sicuramente sono più famosi degli artisti della stessa generazione. Una preponderanza quasi imbarazzante verso la Galleria Zero e De Carlo.

  • Leone

    A me è piaciuta moltissimo.
    anche i sette libri diMousse.
    Bravo De Bellis.
    Bravo Edoardo Bonispetti.

    • Whitehouse Blog

      Sorvolando sul conflitto di interessi mousse-bonaspetti e sulle selezioni che incrociano interessi e parentele (de bellis). Vorrei chiedere a Leone perché questa mostra è piaciuta. Si tratta di un grande supermercato bio, è normale trovare qualcosa che “piace”, ma perché ci piace? Non potrebbero essere artisti di qualsiasi paese? Che senso ha questa ricognizione se non sono chiare scale valoriali? Perché escludere quelli citati da Abbondio? Oggi bisogna imparare a fare le differenze. La mia proposta è una mostra con i selezionati e parallelamente una mostra con quelli non selezionati. Diversamente queste opere e queste mostre sono indifendibili. Perché non sono chiare le differenze e le ragioni. Sono cose a caso.

      • Leone

        Mi scuso moltissimo se rispondo solo ora senza, peraltro, aver letto gli altri commenti.

        Due cose semplicissime:

        – nella prima riporto una sua frase per sintentizzare:
        “Si tratta di un grande supermercato bio, è normale trovare qualcosa che “piace”, ma perché ci piace? Non potrebbero essere artisti di qualsiasi paese? Perché escludere quelli citati da Abbondio? Oggi bisogna imparare a fare le differenze. La mia proposta è una mostra con i selezionati e parallelamente una mostra con quelli non selezionati.”

        Esatto: è la sua proposta.
        Non quella di De Bellis.

        -nella seconda penso che:
        per me, ignorante fino al midollo, è piaciuta perchè fruibile da chiunque,descrittiva ( ciascun artista aveva la sua breve , sintetica , presentazione, oltre all’opera , titolo, etc), esplicativa, ben strutturata, ammiccante.Anche ogni periodo/movimento/ gruppo presentato era spiegato. Tutto quel che ci vuole ora, a parer mio, per attirare un pubblico più vasto.
        Si critica che l’arte contemporanea rimane sempre per pochi, che non si vende, etc, etc, etc; bè questa mostra spiega ai “molti”, come me ignoranti di tutto un mondo vasto, variegato, ricco di prospettive e progettualità ma anche forse avariato dalle troppe inutili critiche che fanno danni più che sostenerlo anche di fronte ad un panorama internazionale ben più strutturato.
        De Bellis ha pensato e fatto una bella mostra. Bonaspetti è molto intelligente, molto preparato: e la Triennale avrà un respiro finalmente nuovo.
        Mousse: 7 libri molto belli, molto semplici, leggeri :-).
        Il tutto promuove un avvicinamento più semplice e anche accattivante all’arte contemporanea e termina con Ercole Pignatelli!

        Non so di aride politiche.
        Non so dei chi c’è, c’era, ci sarà, ci sarebbe, se ci fosse ma…
        Non ho voglia di entrare in discorsi fine a se stessi che affossano qualsiasi vitalità ed entusiasmo.
        Il periodo e gli autori dimostrano quanto sia sempre stata vivace, progettuale e attiva l’arte contemporanea italiana, e quanto sia sempre stata affossata, resa invisibile dalle mille e una politica, dalle sgomitate e da mille altre cose, quando invece , come sempre meriterebbe ben più attenzione anzichè privilegiare sempre gli stranieri. D’altra parte: nemo propheta in patria.

        • Whitehouse Blog

          Non ci capiamo. Con una bella didascalia e un po’ di lavoro qualsiasi cosa al mondo diventa chiara e interessante. Non esiste arte giusta e arte da buttare, tutto può essere interessante. Proprio per questo è necessario un criterio di selezione definito e non l’elenco telefonico, influenzato da evidenti ragioni commerciali. Questo criterio non esiste in questa mostra.

          • Leone

            Non lo so questo. Mi spiace.
            Per me un criterio c’è. Una selezione c’è stata . Molto chiara e traccia degli spazi definiti nel tempo proposto. Se ci siano ragioni commerciali questo io proprio non lo so . Francamente non so dove non esistano ragioni commerciali nel mondo dell’arte e in tutti gli altri..:-)

          • Whitehouse Blog

            Selezionare i soliti noti storici e alcuni giovani non vuol dire selezionare. Se parla di immagine perché non selezionare Mastrovito per esempio. Il criterio che viene dato è un NON CRITERIO, una presa in giro. Le assicuro che se andiamo a mettere titoli e didascalie in un supermercato IKEA possiamo fare una mostra ancora migliore. Il problema commerciale si pone quando questi curatori danno valori arbitrari (selezioni arbitrarie e casuali) per caricare le opere di prezzo ben oltre i costi di produzione. Se ci pensa questo non è diverso dal sale di Vanna Marchi. Perché un dipinto di Roccasalva ha un prezzo di 40.000 euro? Questo vuoto di valore e di senso, è lo stesso vuoto su cui fa leva il terrorismo internazionale. Essere disonesti e parziali su queste questioni equivale ad un attentato terroristico. Dobbiamo iniziare a pensare che la Cultura e l’Arte presiedono veramente a tutto, ma per davvero. ESEMPIO: Cultura significa integrazione reale dello straniero e non quello che è successo in Francia negli ultimi 40 anni. Suggerisco la Cultura espressa dalla Danimarca, con programmi di integrazione reale che stanno dando ottimi risultati.

          • Leone

            @ asbesto: se la soluzione è darmi dello stupido, cosa le devo rispondere? Si sfoghi pure.
            @whitehouse: il sale di Vanna Marchi, da stupido, mi manca. Non so cosa sia esattamente ma immagino. L’arte non rispecchia sempre il momento presente? E allora? Perfetto. Ancora una volta vuoto di valore e di senso.
            Al di là di Ennesima ( ma il nome non è esplicativo già di suo?) non so.
            Francamente, per quel poco che ho potuto osservare in questo mercato le cose sono sempre le stesse. Le leggi di entrata e uscita da questo mercato sono sempre dettate da certi parametri che mi sono totalmente oscuri e incomprensibili. Non sono preparato.
            Scusatemi si mi sono intromesso con un parere diverso da quello di chi conosce bene questo mondo. Al di là delle polemiche che lasciano il tempo che trovano, potete proporre soluzioni diverse? Esistono possibilità? Perchè se subito qualcuno si scaglia dando delle stupido a chi non ha il suo parere, per esempio, non mi pare possibile alcuna soluzione. E poi non è l’arte che fa il mercato ma il mercato che fa l’arte e il mercato ha ben altre leggi e criteri, ben lontani da un approccio, come dire, “umano”?
            Mi rendo conto che non sono in grado di disquisire come Voi. Resto serenamente al di fuori e rimango con il mio banale e ignorante parere da visitatore: a me Ennesima è piaciuta.

          • renoir

            va benissimo, Leone, lei ha difeso le sue opinioni in modo chiaro e convincente, senza attaccare né offendere nessuno, e ha tutto il mio rispetto e la mia ammirazione, buona serata.

          • Leone

            Grazie Monsieur Renoir.
            A’ bientôt.

          • Whitehouse Blog

            @whitehouse: il sale di Vanna Marchi, da stupido, mi manca. Non so cosa sia esattamente ma immagino. L’arte non rispecchia sempre il momento presente? E allora? Perfetto. Ancora una volta vuoto di valore e di senso.
            —-> se avesso lasciato la mostra vuota aveva senso, ci vuole consapevolezza nell’arte, diversamente è un presa in giro.
            Al di là di Ennesima ( ma il nome non è esplicativo già di suo?) non so.
            —–> appunto, sanno anche di fare una cosa ennesima e inutile e la fanno lo stesso.
            Francamente, per quel poco che ho potuto osservare in questo mercato le cose sono sempre le stesse. Le leggi di entrata e uscita da questo mercato sono sempre dettate da certi parametri che mi sono totalmente oscuri e incomprensibili.
            —–> è un mercato infatti assurdo basato su una bolla speculativa. Questa mostra, come la recente biennale, sono rimaste alla guerre puniche. E la cosa bella è che non frega niente a nessuno!
            Non sono preparato.

            Scusatemi si mi sono intromesso con un parere diverso da quello di chi conosce bene questo mondo. Al di là delle polemiche che lasciano il tempo che trovano, potete proporre soluzioni diverse? Esistono possibilità?
            —–Sì, esistono ma vengono sistematicamente ostracizzate, mortificate e disincentivare. Questo negli anni porta una fuga di cervelli verso alte settori, ed ecco spiegata la situazione pietosa italiana.
            Perchè se subito qualcuno si scaglia dando delle stupido a chi non ha il suo parere, per esempio, non mi pare possibile alcuna soluzione.
            —-> io non le ho detto che lei è stupido. Le chiedo solo perché questa mostra l’è piaciuta. Lei ha detto perché aveva le didascalie chiare. Ma mi dica: mi dica una cosa interessante scritta in queste didascalie.
            E poi non è l’arte che fa il mercato ma il mercato che fa l’arte e il mercato ha ben altre leggi e criteri, ben lontani da un approccio, come dire, “umano”?
            —> ???? il mercato ha sempre la stessa legge, della domanda e dell’offerta. Questi signori vogliono influenzare scorrettamente l’offerta.
            Mi rendo conto che non sono in grado di disquisire come Voi. Resto serenamente al di fuori e rimango con il mio banale e ignorante parere da visitatore: a me Ennesima è piaciuta.

            —> il bello dell’arte è che tutti possono disquisire. Ma mi dica, quale valore di Ennesima per la sua vita? Se lo possiamo dire di un bicchiere dobbiamo saperlo dire anche di una mostra che costa 8 euro per essere visitata…

          • Leone

            Buona domenica.
            Nessun valore è vero.
            Ma i signori che vogliono influenzare lo fanno sempre e comunque.
            Tutto questo avrà una fine. Per forza di cose.

          • Whitehouse Blog

            Nessun valore è vero?????????? Ecco perché le è piaciuta la mostra. Se non esistono valori facciamoci saltare in aria. Lei fa scelte di valore ogni secondo, e non se ne accorge! Lei subisce la sua vita, lei procede cieco e crede di vedere.

          • Leone

            o forse è il contrario no? :-)
            Io la ringrazio moltissimo come tutti gli altri. Una visione del mondo che non mi sembra ristretta: di più. O forse questo sul web è il vostro cassonetto personale. Chissà. Un attaccamento al nulla e l’unica cosa tangibile la capacità di proiettare sul prossimo. Surreale, per me ovvio, per tutti quotidianità. Interessante da osservare all’inizio poi ripetitivo e noioso. Meglio stare alla larga e giocare a scacchi con un amico come faceva l’ottimo Marcel. E questo è davvero l’ultimo post.
            p.s. Ah ah ah!!!! Chissà che elucubrazioni mentali ho creato ( il mio nome è Bond:-))))e che altri banali contorcimenti. Che mondo piccolino!!

          • Whitehouse Blog

            Leone dice di non occuparsi di arte ma da del TU a Duchamp, chiamandolo “Marcel”. Io penso che il vuoto sia nella sua vita, dal momento che pensa che “nessun valore è vero” ma poi ogni mattina decide di scendere dal letto. Lei Ennesima se la merita!

          • Whitehouse Blog

            Ha ripetuto 100 volte che lei è ignorante e non sa nulla di arte per poi dire dare del tu a Duchamp, chiamandolo Marcel. Mi sembra di sentire quegli intellettualoidi fintamente modesti. Fare una mostra come Ennesima senza un criterio di selezione definito equivale ad esaltare il nulla e voler semplicemente influenzare il mercato. Per quei pazzi che ancora decidono di spendere migliaia di euro per comprare ikea evoluta. Il problema oggi non è fare o fruire dell’ennesima opera, ma indicare un criterio di selezione forte per poter fare le differenze nel bombardamento di contenuti a cui siamo sottoposti. Non capire questo significa essere incapaci o in malafede. Per Ennesima non saprei cosa scegliere.

          • Lorenzo

            Fate nomi e cognomi degli artisti che vi sono piaciuti

          • Whitehouse Blog

            Solo io mi spingo nelle profondità dei commenti di Artribune. Caro Lorenzo, forse non hai capito, il problema non è la lista degli artisti amici da invitare, e neanche mettere gli artisti che “mi piacciono”. Per quello guarda Facebook! Il problema è la totale assenza di un criterio curatoriale che non sia la lista della spesa con artisti amici e amici di galleria amiche. Questo per continuare a raggirare vecchi collezionisti confusi e giovani figli di papà che devono arredare casa in modo figo (ikea evoluta). Questa generazione di giovani curatori rampanti (solo a milano chissà perché) è cresciuta all’ombra del berlsuconismo e oggi trasferiscono quella lezione nella loro professione. Sono sempre stati falsi sinistroidi e oggi sviluppano quella corrente da “cosa nostra”: “la triennale è cosa nostra, voi siete salvi, voi siete sfigati e siete fuori”. Neanche approfondiscono quello che avviene fuori dalle loro amicizie. Scrivono su un giornaletto (moussoscope) distribuito in tutte le galleria figghette del mondo e pensano di sapere tutto. Quindi manca un criterio curatoriale e quindi ogni artista invitato è automaticamente evirato. Aggiungo che oggi chi si pone nel ruolo convenzionale di artista, ha già le gambe tagliate in partenza. Quindi puoi immaginare che questa è una Caporetto non una mostra. L’unica cosa che potevano fare con Ennesiam era fare DUE MOSTRE: una degli artisti invitati e una degli artisti che non avrebbero mai invitato. Vorrei che Gioni facesse due Mostre Collettive: una dal titolo “uomo enciclopedico” dove invita Cattelan, e una che intitola “uomo poco cool” dove invita Pino Boresta. Almeno il pubblico riesce a fare le differenze.

          • Caterina Porcellini

            Caro Leone, i commenti sono a disposizione di tutti coloro che vogliono esprimere un’opinione serena e motivata sull’argomento, come lei ha fatto. Non ha niente di cui scusarsi, dato che lo spazio commenti è di tutti e non di chi si lamenta/critica/commenta più spesso o in modo più veemente. Grazie, anzi, per il suo intervento!

          • renoir

            fra l’altro, mi sembra che sia l’unico ad aver veramente visitato la mostra e a darne quindi un giudizio attendibile, mentre gli altri, i censori, si basano sulle immagini pubblicate sotto la recensione, come al solito, direi.

          • Leone

            spero che non sia così caro Renoir! sarei sconvolto! Quindi tutti alla stessa stregua? Parlano e si lamentano di cose non viste? Direi che è l’ultima volta che scrivo allora! Ma è follia..esattamente come tutto questo : vuoto per vuoto. Bè ci sta:-)

          • Asbesto

            Si va beh mi scusi ma lei stesso si dá dell’ignorante e io avendo poca pazienza ho usato il primo termine che mu era rimasto . Ma dopotutto non siamo noi tutti stupidi in qualcosa? Tutto ci sembra chiaro e diciamo normale ma poi ci spostiamo un pó apriamo una porta e la scena acquista tutto un altro aspetto, altri elementi si aggiungono come nuove tessere a un mosaico incompleto. Non era un pó stupida l’idea che ci eravamo fatti prima? Non era quantomeno semplicistica, da semplicioni? Ovviamente si puó pensare che ci siano anche altre porte da aprire ma rimaniamo intanto all’inizio
            Dato che la prima porta é stata aperta sì da whitehouse e dal sottoscritto proteiforme ma ancira su fa finta che non lo sia. Innanzitutto si é messo in discussione l’argomentazione del curatore. Si é detto che questo uso del concetto di “rappresentazione”fa acqua. Le faccio notare di passata che gran parte degli artisti invitati fa parte di un’area dove gli apparati critici di sostegno si sono esercitati per anni a sparare a zero contro il concetto di rappresentazione per profondi motivi filosofici :) e per una paura che rassenta il terrore per la “pittura figurativa ” non a caso anche qui assente. Scomodare ora la rappresentazione per i cloni dell’arte degli anni 60 e 70 mi sembra davvero arrampicarsi sugli specchi. Lei caro Leone si lagna che le dia dello stupido ma riguardo questa questione lei sorvola : perché non é in grado perché preferisce le porte chiuse o perché é un finto ingenuo?
            Venendo al fatto non secondario dello spoil system: non é un fatto secondario , non si puó nascondere che i curatori
            Non elaborani più un pensiero critico degno di questo nome: si accontentano di validare i presunti valori in campo con la solita banalussima strategia di creare una fittizia storia dell’arte con i suoi soliti padri, ormai fuori dalla storia, e le filiazioni per derivazione logica con questi bimbi che non diventano mai grandi e che hanno bisogno di una cornice edipica che li giustifichi. Quello che una volta si diceva accademia. Con l ‘aggravante dei cosidetti poteri forti, le gallerie di peso in una guerra che é beninteso una guerra di poveri. Facciamo pure finta che tutto questo non ci sia non apriamo la porta. Ma quello che ho scritto é vero: i curator e i giornalistii che in inghilterra si mettevano contro Saatchi e derivati venivano licenziati estromessi e in certi casi diffamati. In Italia é lo stesso : conflitti di interessi a volontá , editori che per anni hanno manipolato il mercato, curatori importanti che
            Hanno fatto favori sempre alle stesse gallerie neanche i proprietari delle stesse fossero dei benemeriti della repubblica. Ma caro leone cosa devo proprio farle la lista dei nomi e cognomi? Na dove vive lei, in Arcadia?

          • Leone

            Ma per carità non mi faccia nomi che li conosco, per carità. Non in Arcadia ma in un eremo. Quasi. Proprio per queste ragioni che mi scrive. Tutto questo avrà una fine e un pessimo nuovo inizio, vedrà.
            Ma cosa crede che non abbia incrociato lo sguardo soddisfatto del gallerista che finalmente, dopo lungo lavoro di cesello e tanto tempo ai margini della scena “farsa internazionale” e invio dell’artista sfigato al soggiorno obbligato a L.A. dove è risorto (comunque dipinge da schifo, a parer mio) , è riuscito a fare una sua mostra lì? Cosa crede che il vuoto del giovane scultore preso da poco da una delle venti gallerie italiane “internazionali”non mi faccia orrore? Sì. Guardo e passo in silenzio. Non polemizzo , non mi interessa. Non c’è nulla da fare. Il tutto si spegnerà con un grande rantolo. Ho una sottile sicurezza ma non so spiegarla. Ci vorrà tempo.
            Questa Biennale? Perchè l’altra è stata più ricca e intelligente? Le scelte sono sempre le stesse con la stessa accozzaglia superficiale ma più patinata.Un curatore che cura meglio anche la comunicazione. Il curatore semplicemente più internazionale. A Palazzo Reale , seguendo sempre la stessa tematica della Biennale 2013( e del suo analista ?) Presenta autori ( quanti italiani?) ma chissenefrega tanto il tema è un vasto, un enorme cappello e ci metto chi voglio). Non so se sia intoccabile e non mi interessa. Fatto sta è che ciascuno tira l’acqua al suo mulino da sempre e come sempre. E quindi? Ennesima, se vogliamo è molto più naive. Spero che la visita tanta gente, spero che qualcuno si chieda chi è Ketty la Rocca, per esempio, ( ma non perchè è legata a quella galleria o a quel gioco o a quell’ipotesi di edizione di Mousse, semplicemente per rispetto di una che ha lavorato, ha pensato, così come spero che venga apprezzato Pignatelli, lavoratore indefesso che porta avanti il suo stile e il suo pensiero e la sua necessità interiore).
            Glielo ripeto. Io osservo questo mare di vuoto, aspetto lo spettatore che dirà “il re è nudo!”. …Ma se non ti conviene perchè dirlo?
            Potrei continuare per ore: Non vede la tematica di moda tra gli autori? Da Matt-Sheridan a Francesco Arena? uno appiccia a ripetizione pezzetti di carta densi di significati profondi che riguardano la vita della vedova Clicot perchè non sa cosa andare a cercare fuori di lui (perchè tutti han già fatto tutto ) e dentro di lui? Boh. Ma “va” moltissimo negli Usa..ah bè, si bè..ahahahaha:-) vada:-)
            L’altro si inventa spazi e misure riguardo alla lunghezza dei suoi baffi o di quant’altro in relazione a eventi particolari ( che ne so: dalle torri gemelle in poi..e si contano i giorni , gli anni, etc) e questo è geniale? A me pare il nuovo modo per cercare un’interpretazione plausibile per galleggiare da qualche parte. Trovare un senso per fare qualcosa?
            Sappia che scrive con uno che rimane estasiato dalle tele di Kiefer all’hangar e robe simili. Uno moltoo banale che ha bisogno di interagire con profondità e ironia e mi diverto anche in questa discussione perchè non ho mai occasione di scrivere quello che penso. Risuono solo con pensieri tanto profondi quanto leggeri e quindi amo Cattelan perchè fa quello che vuole, perchè sicuramente è invidiato ( ma cosa ci può fare se è intelligente con punte geniali? difendersi dall’invidia! questa è la prima preoccupazione, a parer mio)
            Bene Asbesto. Contento? E’ un mondo che andrà a rotoli e, non avendo donato nulla alla massa si ritorcerà contro se stesso e si ricomincerà con il quadretto con i cani da caccia della sagra:-)

          • Asbesto

            Si adesso sono contento anche se peró credo che Enwezor purtroppo incappato in una Biennale debole sia ad un’altro livello.
            Ma le cose non seguono la parabola cosmica che porta alla giustizia finale : le cose le facciamo noi bene o male
            E stare zitti contribuisce ben poco.
            Buona

          • Leone

            concordo su Ezwezor.

          • Plateaincerta

            Ho l’impressione che Leone faccia parte dello staff che ha organizzato la mostra.

          • Leone

            Fantasticooooooooo!:-)

          • Leone

            Ma vede io dò per scontato alcune cose. Lei mi dice di Mastrovito io le dico Caravaggio, per esempio, o come scriveva Abbondio, Pancrazzi, eccetera, eccetera. Ma per me è tutto scontato, Io, in modo sicuramente ignorante e banale ho guardato l’insieme da fruitore e a me è piaciuta. Ci sono dei giochi? E li facciano pure. E’ talmente ovvio che chi è dentro il gioco è contento chi non c’è non lo è. E’ noioso come tutto sempre. Tutti aggrappati a un senso sempre più inesistente. Tanti giovani artisti presentavano lavori con una spiegazione di una vuotezza imbarazzante ma ora è così e io guardo, sto zitto e proseguo. Per me è stato importante che la mostra sia molto più fruibile di altre da un pubblico più vasto. Questo mi è parso dal mio povero e inesperto punto di vista. Tutto qui. La ringrazio dell’interesse e dell’educazione.

          • Giampaolo Abbondio

            Veramente Caravaggio l’ho menzionato anche io.

          • Leone

            si mi scusi avevo letto tutti i nomi.
            mi scusi. ho sbagliato.
            buona giornata.

          • Whitehouse Blog

            Ma i nomi, le identità, non sono valori…non esistono valori, giusto leone?

          • asbesto

            Lei fa il pesce in barile. Non è più tollerabile questa finta ingeniuità di chi dice che le mostra è bella ma dice pure di non conoscere gli interessi che ci stanno dietro. o lei è un amico di qualche arista esposto o lei è un artista esposto o lei è uno di quelli che girano attorno alle gallerie più o meno citate. Lei non può frequentare un pezzettino di mondo e dire che una mostra fatta considerando solo quel pezzetino di mondo è bella: lei di arte non conosce un bel nulla , lei è solo un povero stupido. Censuratemi pure ma è ora di dire tutti insieme che tutto questo fa schifo.

          • Caterina Porcellini

            Fino a prova contraria, Leone ha espresso il proprio parere come lei o Whiteshouse blog esprimete (a più riprese) il vostro (che cito entrambi perché di fatto state alimentando il thread con un’opinione che mi pare condivisa da entrambi). E siccome nessuno si è ancora messo a insultarvi per il vostro giudizio, è pregato di rispettare il parere altrui anche quando non collima con il vostro. Perché, a fare illazioni gratuite e dare dell’ignorante al prossimo per il semplice fatto che non siamo concordi, si fa presto. Vediamo di non cominciare neppure, quindi.
            Io non censuro: è lei che deve dare un segno di civiltà e rivedere il suo commento.
            Grazie.

          • Asbesto

            Cara Caterina gli affarucci di quattro i cinque gallerie e di dieci o venti collezionisti non sono “civiltá”. Magari la democrazia fosse fatta di pacate e disinteressate discussioni : qui si apre la pentola e alla violenza si risponde con i colpi bassi non me ne vergognoa . Io tenteró di non dare dell’ignorante anche se in realtá ho detto un’altra parola e ignorante invece si definisce lui stesso a più riprese ma lei non sprechi paroloni per questioni Che richiamano più i conti della serva che altro.
            Leggo 17 minuti fa? Anche lei soffre di insonnia? :)

          • Caterina Porcellini

            Caro,
            non soffro di insonnia, ma tengo alla qualità del mio lavoro per cui può succedere che decida di rinunciare a dormire per assicurarmi che i commentatori sul sito possano beneficiare tutti dello stesso spazio, senza prevaricazioni verbali: faccio parte della redazione interna, leggo quotidianamente i commenti, li censuro soltanto laddove qualsiasi legge ravviserebbe un limite alla libera espressione individuale; per il resto, cerco di intervenire il meno possibile.
            La ringrazio quindi per tutte le volte in cui mi eviterà un intervento, permettendomi di recuperare qualche minuto di sonno arretrato. :)

          • Plateaincerta

            Concordo!!

          • Plateaincerta

            Leone con artigli spuntati!!

  • Giampaolo Abbondio

    Marco Neri, Andrea Mastrovito, Loris Cecchini, Bruna Esposito, Matteo Basilé, Masbedo, Perino e Vele, Botto e Bruno, Luca Pancrazzi, Gianni Caravaggio, Marco Cingolani, Massimo Kaufmann, Manfredi Beninati, Arcangelo Sassolino…solo per citare i primi che mi pare sia criminale aver escluso.

    • renoir

      addirittura “criminale”? ma dai..

      • Whitehouse Blog

        ATTENZIONE. Chi attenta alla nostra capacità di vedere e di sentire, è un terrorista. Chi si comporta in modo disonesto e settario nel campo artistico è culturale, è un terrorista. L’arte è una palestra dove allenare una sensibilità per vedere la nostra vita, quanto ogni cosa al mondo. Non a caso la radice del terrorismo sta in un vuoto culturale, non a caso serve una sensibilità speciale per leggere i comportamenti dei nostri governanti oltre la retorica dilagante (è notizia di oggi che unindustria è coinvolta nella vendita di armi verso il medioriente, ossia la pallottola che ha ucciso Valeria Solesin potrebbe essere italiana, tanto per essere chiari su quanto arte e cultura siano oggi più di ieri fondamentali, e come la disonesta intellettuale di certe operazioni possa essere molto grave).

      • Giampaolo Abbondio

        Ah non è criminale il conflitto di interessi? Il direttore di una fiera che cura una mostra da cui esclude due terzi del mondo dell’arte italiana?

        • Marco Enrico Giacomelli

          Giampaolo c’è una fiera (Frieze) organizzata da una rivista (Frieze)… Non dico altro.

          • Giampaolo Abbondio

            incominciamo con il risolvere i nostri…che secondo me comunque Frieze fiera non dura molto…

          • Whitehouse Blog

            La radice del problema è la capacità e il gusto di fare le differenze. Poniamo domande banali: perché un ‘opera ha valore per la nostra vita? Rispondiamo evitando di usare le parole “emozione” e “mi piace”. Poniamo l’opera in relazione al contesto politico, sociale, attuale e alle intenzioni dell’autore, materiali, titolo, altre opere…andiamo a fondo. Io ho ideato una serie di opere (ikea evoluta consapevole) solo per fare questo. Se non ci alleniamo a fare le differenze continueranno le fazioni: abbondio con i suoi artisti, de bellis con i suoi, caliandro con i suoi. Ormai le file di artisti e sedicenti tali sono gonfie e siamo tutti fotografi armati di smartphone, anche solo rispetto 10 anni fà. L’arte contemporanea si dimostra paradossalmente un settore reazionari e conservatore, e i giovani sono i peggiori (basta guardare gli artisti italiani) perché mantenuti in ostaggio e precarizzati da un paese per vecchi. Ecco, loro ci godono a bannare questo commento, siamo messi così.

          • rasoio

            Giacomelli, e infatti la rivista Frieze fa schifo.
            E i poveracci di casa nostra hanno anche tentato di imitarla!
            Ma cosa parliamo dell’Inghilterra, sarebbe un bell’esempio?stato canaglia di evasori e speculatori , non a caso meta ambita quanto e più della svizzera per chi manneggia e forse ricicla capitali senza nome? paese dove un pubblicitario ricchissimo esponente di una della società più classista d’Europa ha fatto per un lungo periodo il bello e il cattivo tempo
            picchiando la moglie ed esponendo anche belle cose ma elevando nell’empireo nullità comeTracey Emin e Sara Lucas che un paio di calci nel sedere se li meriterebbero? Al di là di ogni critica, con curatori licenziati dalle istituzioni che dirigevano perchè hanno avuto il coraggio di opporsi!

          • Whitehouse Blog

            nessuno tocchi sarah lucas

          • rasoio

            tranquillo non la toccherei direttamente ma con la scarpa :)))

          • Whitehouse Blog

            Un conto è una rivista che passa prima o poi tutto, un conto è un direttore di una fiera che fa una mostra che non si chiama neanche miart, invitando i soliti noti. Questo atteggiamento deprime il mercato e la qualità da 20 anni. Ed ecco l’assenza degli artisti italiani sulla scena internazionale che conta (cit. P.Sacco) ed ecco la qualità di questa mostra che assomiglia tanto al Padiglione Sgarbi di qualche anno fà…

    • massimo

      e molti altri si, però scusa Kaufman e Cingolani proprio no, sarebbe certo ora di indagare davvero tra i bistrattati pittori italiani, meno conosciuti forse, ma certo migliori di questi due con i loro quadri orrendi fatti in serie

  • Whitehouse Blog

    Ma andiamo più a fondo, perché questo è l’ennesimo sintomo di un problema più ampio. Vincenso De Bellis è anche il direttore di MiArt, come se il direttore di Frieze curasse una mostra per fare il punto sull’arte inglese….anche solo il progetto suona male. Andiamo a vedere gli artisti invitati, oltre a quelli storicizzati: lavorano in massima parte con la Galleria Zero e alla Galleria De Carlo di Milano, presenze minori per Minini, Noero, Cortese, KauffmanRepetto, DeCardenas. In un momento post-scoppio bolla speculativa, il mercato italiano, e forse non solo, rischia di disperdere gli investimenti, ed ecco che questa mostra indica quali dovrebbero essere i cavalli su cui puntare per il direttore di Miart. Le altre gallerie italiane prendano nota.

  • asbesto

    Vorrei dire di piu di quanto giustamente già dice Whitehouse.
    Contrariamente a quanto ci racconta De Bellis arrampicandosi sui muri questi artisti non si occupano affatto di rappresentazione. i padri putativi sono i soliti, Paolini, l’Arte Povera, Fabro e poi via via i vari cloni o followers che non mettoino in discussione nulla in quella che si vorrebbe una linea dritta e logica, almeno per non spaventare e piuttosto reclutare chi l’ha finanziata e che qualche palanca magari ce l’ha ancora.
    Magari davvero ci fosse arte di Rappresentazione in queste sale, sarebbe una novità! C’è vuoto e tanta mediocrità invece.
    il gioco è il solito da piu di 20 anni e se prima c’era Guenzani ora c’è Zero ma la partita si gioca sempre in quel modo e i vari comprimari come De Bellis, e altri, tentano di fare un giro di giostra anche loro attaccandosi a quelli che per loro, gnomi, sembrano dei giganti, strologando su quello che è l’arte italiana secondo loro e secondo papà e se non è papà ormai siparla di antenati. Ahimè un giorno bisognerebbe veramente descrivere e raccontare le miserie di queste pseudo super gallerie…..
    peccato che Garutti non si fulmini da solo , almeno avrebbe una reale gloria postuma come Chris Burden o simili.

    • Whitehouse Blog

      Caro Absesto, io credo che questi comprimari neanche si rendono conto di quello che stanno facendo. Dicono cose a caso….per difendere quei soliti noti che ormai sono indifendibili. E via di aperitivo e via di qualche trafficone milanese che compra da Zero senza pensarci più di tanto. I nodi verranno al pettine. Peccato perché alcuni di questi, sembrano da fuori, persone stimabili, ma io credo che non lo siano…io con molti provo a dialogare e proverò sempre.

      • Plateaincerta

        Concordo!!

  • Angelov

    “la tradizione dell’immagine è insita nel nostro DNA…”
    questa affermazione è purtroppo sacrosantamente vera; nel nostro DNA manca invece la Parola, il Verbo che si traduce e declina in Legge, presente nel DNA di altre culture; ed è per questo che siamo un paese di analfabeti istintivi e insubordinati evasori fiscali, tanto da richiedere un esercito armato (la GdF) per costringerci con la forza a espletare i nostri doveri di cittadini, cioè pagare le dovute tasse etc;
    ma d’altro canto, ci si può vantare di aver un patrimonio artistico-visivo- storico inarrivabile ed insuperabile…
    (quello creato dalle generazioni passate…)
    ma esiste una via d’uscita a tutto questo?
    ovviamente si: la divulgazione della Cultura per chi non conosce ancora ciò che non solo è lecito, ma è anche d’obbligo sapere e farne esperienza; ed i mezzi per fare ciò, possono essere anche artistici, oltre che teorici…

    • Matusalemme

      Angelov scusami ma mi pare di sparare sulla Croce Rossa, come si usa dire.
      Secondo te è colpa della “tradizione dell’immagine” se ci sono gli evasori fiscali? E il Tributo di Masaccio?
      E l’allegoria del buon e del cattivo governo di Lorenzetti? E le Tavolette di Biccherna a Siena?
      Ma in che mondo vivi? la Parola? il Verbo? e chi sarebbero? Mosè e Gesù Cristo? L’evasione si fa invece proprio grazie alle cose scritte, alla scrittura, alle firme false, ai bilanci truccati e alle leggi e ai condoni .

      • Angelov

        Il nostro culto per le immagini deriva dall’utilizzo di esse in modo più che industriale durante il fiorire del Cristianesimo, anche perché è nel DNA della nostra religione una specie di urgenza ad agire per il bene e quindi le immagini, con il modo diretto di comunicare che è loro proprio, sarebbero le più adatte a diffondere il sacro messaggio; ma questo ha fatto in modo che il messaggio orale passasse in secondo piano nella diffusione della nostra religione, nonostante tutte le prediche e i bla bla bla etc. ed ha favorito una specie di pigrizia e di ritardo intellettuale per quanto riguarda la parola scritta con il risultato, statisticamente dimostrato, di arrivare ad avere un tasso di analfabetismo da record. Ma l’analfabetismo non concerne solo il non saper leggere o scrivere, ma anche il conoscere una legge, ed il non rispettarla: questo è anche un’estensione dell’analfabetismo, onde per cui si potrebbe dire: Tenetevi pure le immagini, ma pagate almeno le dovute tasse.
        In più ti vorrei ricordare che quando si muove una critica, è sempre a scopo di bene, e spesso è meglio rischiare il ridicolo che cadere nell’ipocrisia e nel cinismo.
        Spesso nella storia dell’arte ci sono stati artisti visivi che hanno avuto coscienza di questo, e hanno tentato di smarcarsi o di metterci una pezza, ma tant’è, una rondine non fa primavera…

        • matusalemme

          Culto delle immagini? ma cosa sei , Savonarola? Calvino?
          Pentitevi, peccatori!
          Sei ancora alla superiorità della scrittura? il sapere vaticinante? E Heidegger innocente del tutto allora?
          Ma gli avvocati di Berlusconi usavano le immagini o le chiacchere? o piuttosto i cavilli? Non c’è forse un pari consumo industriale delle parole?
          non vedo perchè essere ridicoli contro il cinismo, meglio un pò di realismo

          • Angelov

            Ma tu, i commenti degli altri li leggi solo con gli occhi, o cerchi di elaborarli mentalmente? se qualcuno scrive cose inaudite, esse rimangono inaudite fino al momento in cui le ascolti per la prima volta, no? ma poi è bene dare loro spazio per una ulteriore elaborazione mentale, non ti pare? sei pronto a una nuova percezione delle cose?
            Nei miei commenti concernenti questo articolo, non ho espresso alcuna preferenza, o almeno così mi è sembrato; ma del resto la debolezza della comunicazione verbale consiste proprio in questo: che devi ulteriormente fare delle precisazioni per spiegare meglio i concetti, e questo può andare avanti all’infinito…mentre nella comunicazione visiva, tutto il messaggio è dispiegato lì davanti a te contemporaneamente e per intero, non dipendendo esso dall’elemento temporale che è, al contrario, strutturale nella scrittura, nel dialogo ed anche della musica etc
            Pace e bene fratello

          • Matusalemme

            Pace e bene? :)
            Duchamp ha detto, più o meno, che lui non era interessato alla pittura retinica . Ma forse per pittura lui
            Si riferiva essenzialmente all’impressionismo. Per il resto della pittura la cosa più importante per lui era che visitando i musei gli sembrava che le opere esposte fossero una selezione fatta da chi aveva avuto il potere di farla,insomma una faccenda che si riduceva ai potenti di turno con i vari Raffaello Leonardo Michelangelo Durer Di Cosimo ecc che sfruttando le loro “aderenze” hanno avuto il loro posto nella storia oscurando chissá quanti pittori più bravi di loro:)
            Stupisce sempre trovare nell’intelligenza di Duchamp lati di simile semplicismo che certo non gli rendono onore o forse si trattava di escogitare una serie di frasi a effetto o
            Di boutade da consegnare ai posteri.
            Lasciamo perdere il fatto della frustrazione dell’artista che si vede finalmente riconosciuto in tarda etá e che disconosce il valore di tutto quello che l’ha preceduto, tralasciamo il fatto che le sue parole facciano comodo
            E suonino soavi per una platea egotista di spettatori che anelano pure loro a un pó di attenzione.
            Ma che tu non veda il tempo e il pensiero nell’arte per immagini fa un po tristezza e mi fa pensare che tu l’arte semplicemente non la ami non la conosci e l’hai vista poco , forse preferendo la letteratura e i testi sacri

          • Angelov

            In realtà i territori che mi è dato di conoscere e percorrere, sono quelli che corrono lungo i confini di varie discipline: tra musica e scultura, tra immagine e letteratura etc, per cui
            non mi sono mai spinto troppo all’interno, specializzandomi, in nessuno di essi in particolare. Mi accontento di essere testimone di quanto mi sta intorno, cercando di mantenermi in equilibrio, per quanto è possibile.
            Riguardo a Marcel D. va ricordato che il senso ludico presente nella sua arte, lo ha derivato dalla sua passione per il gioco degli scacchi, in cui è stato un campione di levatura internazionale, arrivando addirittura a far parte della squadra francese in un’olimpiade, di cui non ricordo la data.
            Ciò che mi ha sempre respinto a riguardo dell’arte visiva, nonostante sia diplomato in scultura, è la percezione delle patologie presenti nelle menti della maggior parte degli artisti; per patologia intendo: una sofferenza auto-inflitta e gestita a vari scopi, tra cui quello lucrativo; di ogni generazione, infatti, se sopravvivono al trascorrere del tempo una ventina di artisti, è già tanto…
            Un caro saluto e,come dicono gli americani: Take it easy, o gli australiani: No worries mate ;)

          • Matusalemme

            Ovviamente a ognuno piace quel che piace e si puó candidamente ammettere di non aver mai approfondito un campo specifico . Ma forse la patologia é in sé stessi
            Se si pensa che la maggior parte degli artisti visivi ha delle patologie e se ci si é diplomati a fatica e non si é mai trovato qualcuno che ti acquista una scultura ci si puó consolare dicendo che l’arte visiva é un espediente “lucrativo” e si puó dire delle corbellerie sullo spirito “ludico” di Duchamp e la sua derivazione dal gioco degli scacchi (sic) e si puó dire pure che nella pittura non ci siano elementi temporali ma ovviamente ho già perso tempo abbastanza

          • Angelov

            no worries mate

  • -Dogg-

    Whitehouse Blog…

    punto! gioco! set! match!

    P.S.
    sarebbe bello avere le didascalie di ogni foto…

  • renoir

    “Non una mostra dedicata all’arte italiana nella sua totalità,
    piuttosto un percorso indagatore di format espositivi attraverso l’immagine, le immagini che l’arte italiana ha trasmesso di sé”(V. De Bellis).
    “..lavori concepiti dai più importanti nomi del panorama artistico nostrano, negli ultimi cinquant’anni di arte: dall’inizio degli anni Sessanta ai giorni nostri” (G. Bria).
    Queste due dichiarazioni sono in aperta contraddizione, quindi, se quello è il senso della mostra secondo il curatore, l’autrice del pezzo non l’ha capito, e giustifica quella che secondo lei è una specie di censimento dei ‘migliori’.
    Ma mi sembra che quasi tutti i commentatori, soprattutto i più esagitati (neanche gli avessero toccato la fidanzata, o addirittura la squadra del cuore) prestino fede alle parole della Bria, che NON è la curatrice.
    Io comunque la mostra non l’ho vista, non prendo quindi nessuna posizione in merito (ammesso che possa interessare, ciò che non credo).

    • asbesto

      Commentatori esagitati? esagitato mi sembri tu pronto a difendere una mostra che non hai nemmeno visto :))
      Se anche tu ammetti che è comunque un percorso in qualche modo unilaterale qualcuno aggiunge giustamente che ne abbiamo piene le scatole di queste mostre unilaterali organizzate da manovalanza
      intelettuale di bassa lega e che elabora pigramente o peggio opportunisticamente i propri progetti in base allo spoil system : un tanto a De Carlo, un tanto a Zero , un tanto alla figlia di buona famiglia ecc.
      per fare mostre così non servono curatori bastano le dichiarazioni sul fatturato dei galleristi che almeno sono numeri e non discorsi arrampicati sugli specchi :)
      che senso hanno questi spazi pubblici che fanno da megafono ai privati in base al loro potere contrattuale?

  • Video Art di Fabio Mauri e Vanessa Beecroft , che gioia rivedere dei ricordi passati , che emozioni spirituali, che modelle corpi eccellenti per bellissime donne scelte da una vera artista.