Street Art, la scena romana – Capitolo II. Un documentario targato Dioniso Punk

La scena romana della street art, con tutte le contraddizioni, le ispirazioni, i progetti, le evoluzioni, le tematiche aperte che definiscono questo linguaggio urbano. Un documentario targato Dioniso Punk mette insieme spunti, frammenti e interviste. Ecco la seconda puntata

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Un documentario in due puntate, che attraverso spezzoni rubati per strada, durante dei cantieri o nel corso di convention e assemblee, prova a fornire uno spaccato variegato della street art romana. Firmato da David Capone e prodotto dalla webzine Dioniso Punk, il progetto procede per frammenti e associazioni random, fra interviste e riprese di murales in progress. Dopo il primo episodio pubblichiamo anche l’altro, in cui si intrecciano temi di natura teorica e sociale, legati alle evoluzioni e le dinamiche interne dei linguaggi urbani underground, del writing e del muralismo, e temi più propriamente creativi, inerenti la ricerca e l’approccio di diversi protagonisti della scena italiana ed internazionale. A farsi intervistare, tra gli altri, sono: Solo, Gaia, Diamond, 0707, Maupal, Best Ever, Bol23, Jerico, Guerrilla Spam, SetOne.

Gaia a Roma

Gaia a Roma

Nel corso del video, un lungo, suggestivo frammento lascia scivolare angoli di città brulicanti di giovani, di graffiti, di esplosioni cromatiche e di segni che identificano una specie di tribù, tanto eterogenea quanto coesa nell’urgenza di critica al sistema. Sul fondo, straniata e calzante, una voce calda scandisce alcuni passi da “Il Caos” di Pier Paolo Pasolini: “Dalla finestra, fin quassù all’ottavo piano, arrivano le grida degli studenti. Grida disordinate, discordanti; convenzionali, perché le grida dei dimostranti hanno anch’esse un codice: uno schema, con cui “portare” all’unisono la voce; perciò, da lontano, le grida di ogni manifestazione di piazza sono uguali; ma la lontananza corregge, filtrandola attraverso lo spazio, così indifferente al senso di quelle grida di protesta, la loro scompostezza convenzionale e un po’ volgare; le rende dolorosamente misteriose; come venissero da un altro mondo; da un altro tempo; eh, già: da lontano, le grida dei dimostranti, oltre che essere tutte uguali fra loro nel tempo presente, sono anche uguali a quelle del passato; e queste potrebbero essere grida di antichi fascisti: o di dimenticati partigiani…”

Helga Marsala

 

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