Prime immagini da ArtVerona. Qualche big galleries, e tanti stand con artisti italiani a prezzi accessibili

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ArtVerona 2015 - Focus Fausto Melotti

Prime impressioni – fotografiche soprattutto – dall’11esima edizione di ArtVerona. Suddivisa a grandi in linee in due padiglioni rispettivamente dedicati al Moderno e al Contemporaneo, nel primo vede una sovrabbondanza piuttosto incredibile di Turi Simeti, con le corazzate Tornabuoni e Mazzoleni a dominare per ampiezza di stand e offerta artistica. Notevole la piccola ma preziosa area dedicata a libri rari e d’artista, dove anche qui abbiamo chi si distingue di qualche lunghezza, ovvero l’immancabile Giorgio Maffei. Quanto al contemporaneo, qualità piuttosto ondivaga, probabilmente con un eccesso di timidezza anche da parte di chi non ti aspetti.
Nel complesso è comunque una fiera dai molti stimoli e che conferma un placement preciso e intelligente, con gallerie italiane che mostrano soprattutto artisti italiani a prezzi accessibili. Se proprio dovessimo fare due nomi, Artericambi sarebbe la galleria e Luigi Presicce l’artista. Ottimo il display della Raw Zone – mentre di i6 vi parleremo più tardi, dopo l’assegnazione del premio – mentre più dibattuta la doppia area King Kong, con un accavallamento forse eccessivo. Una richiesta però è non trattabile: risolvere il problema della luce radente che impatta terribilmente sulle opere, in specie le fotografie. Ve la ricordate la situazione a MIA qualche mese fa a Milano? Ecco, qui è simile. È pur vero che però per l’edizione 2016 si parla di nuovi, nuovissimi spazi… Vi terremo informati.

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  • Whitehouse Blog

    Bene! Parliamo di questi “prezzi accessibili”. Ma soprattutto quale valore per l’opera d’arte oggi. Parliamo di Luigi Presicce e mettiamo in relazione il valore della sue opere per la vita delle persone sulla terra. Parliamo sempre di contenitori e mai di contenuti e di opere. In definitiva credo che si continui a proporre “ikea evoluta” giustificata da contenitori più o meno cool. Che sia Frieze o ArtVerona. Forse mi sbaglio, ma senza un contesto critico vitale siamo quasi sempre davanti ad ikea evoluta, spesso pretenziosa e non consapevole.
    Ma è l’artista che oggi è debolissimo, una sorta di operaio della pubbliche relazioni e burocrate della creatività. Basta sfogliare Moussoscope per creare in 20 minuti un portofolio supercool. Diciamole queste cose. Un certo ruolo di artista va ridefinito, diversamente abbiamo artigiani dell’arte contemporanea che propongo ikea evoluta e gingilli costosetti per ricchi, o per coloro che vorrebbe essere ricchi ma non lo sono non potendosi permettere Barney, Creed o altri.