Paris Updates: che figura fanno le gallerie italiane alla Fiac 2015? Le abbiamo visitate tutte, ecco il racconto e le immagini

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Fiac 2015, Parigi - Stand Kaufmann Repetto

La Fiac 2015? Un successo, a sentire il giudizio – unanime – dei dieci galleristi italiani che espongono quest’anno all’evento parigino: tutti concordano nell’affermare che quello autunnale è un appuntamento sempre ricco di soddisfazioni. Apre il focus Giò Marconi, che quest’anno presenta un progetto congiunto con Catherine Bastide: un solo-show di Oliver Osborne con le grandi serigrafie (The dog,Caveman, The cloud) e le piccole tele di soggetto figurativo e naturalistico (Rubber Plant). L’artista è il minimo comun denominatore fra Marconi e Bastide e la scelta di portare le sue opere alla Fiac è stata molto ben accolta dai collezionisti. Kaufmann Repetto punta su Latifa Echakhch riproponendo le “scenografie crollate” già esposte al Centre Pompidou nel 2014, e Derive 55, opera in cui l’artista si misura con la pittura astratta e gioca con i grafismi di certe stoffe marocchine. Interessanti le scelte dei fotografi: le sovrapposizioni fotografiche di Talia Chetrit affiancano le studiate polaroid del poliedrico Carlo Mollino, architetto, designer e pilota di aerei, le cui foto, nate come gioco privato, sono state ritrovate ed esposte dopo la sua morte.
Grandi nomi anche per Tornabuoni: insieme ai consueti Fontana, Bonalumi, Castellani e Burri troviamo anche artisti più contemporanei come Francesca Pasquali e Pablo Atchugarry. Opere notevoli da Massimo Minini: superstar come Anish Kapoor, ma anche Landon Metz, Enzo Mari in anteprima (la sua mostra inaugura il prossimo 21 novembre) e Leon Golub. Da Continua artisti conosciutissimi e opere storiche (Kounellis, ma anche Pistoletto, qui con un’opera che vuole essere il punto d’arrivo della sua ricerca sullo specchio). Interessanti i lavori di Pascale Marthine Tayou, a prima lettura divertenti e giocosi, ma dal titolo amaro, Lampedusa, e il marmo rosso sagomato di Anish Kapoor. Svoltato l’angolo, ecco lo stand di Alfonso Artiaco: calamita l’attenzione dei visitatori l’opera Barboncino bianco, barboncino nerodi Tursic&Mille, che condivide lo stand con opere, tra altri, di Giulio Paolini, Niele Toroni (subito ben venduto) e Sol Lewitt.
Lievemente inferiore rispetto alla proposta di Londra quella parigina di Massimo de Carlo, che espone una serie di grafiti liquidi su carta di Roland Flexner, la bella scultura Side Effect, NO.9 di Elmgreen&Dragset, e opere di Tony Lewis, Nate Lowman e Bertrand Lavier. Da Zero… bella solo l’installazione luminosa di Hans Schabus, mentre si perdono un po’ nello spazio dello stand le due opere di piccolo formato di Pietro Roccasalva e Victor Man. Concludono la sezione italiana Franco Noero (Torino) e Monitor (Roma). Il primo accoglie il visitatore con un’installazione in grande scala di Jason Dodge (in uno dei pochi stand autenticamente coraggiosi di questa edizione di Fiac); sul retro dello stand, in pochissimo spazio, spiccano una bella fotografia di Mappelthorpe, una tela ricoperta di fili di lana di Lara Favaretto e il bronzo appeso alla parete del brasiliano Tunga, Les bijoux de madame De Sade. La seconda colpisce soprattutto per le spettacolari opere di Nicola Samorì (Maddalena, Il cavacarne) da poco entrato in scuderia e di Peter Linde Busk.

– Giulia Kimberly Colombo

 

 

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