Piccoli musei. Museo delle Palafitte di Fiavé

Inizia dalla provincia di Trento un nuovo viaggio. Vi porteremo alla scoperta dei tanti, tantissimi piccoli musei sparsi sul nostro territorio. Microrealtà che assolvono a una funzione enorme. Si comincia dal Neolitico. E ne parliamo con Luisa Moser, della Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia Autonoma di Trento.

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Museo delle Palafitte, Fiavé - photo Ornella Michelon

Museo delle Palafitte, Fiavé – photo Ornella Michelon

Partiamo da una questione generale: come si fa a manutenere, comunicare e valorizzare un patrimonio diffuso come quello italiano?
Per farlo si richiede una progettazione adeguata a più livelli, che renda facilmente fruibili tutti i beni. Questo significa non soltanto rendere accessibili i musei, le aree archeologiche, i parchi ecc. ma anche puntare l’attenzione sulla comunicazione e sull’informazione, utilizzando diversi canali per avvicinare più pubblici.
Molto importante inoltre, a nostro avviso, è costruire forme di collaborazione con le istituzioni che si occupano della promozione e dell’accoglienza turistica sul territorio (amministrazioni locali, aziende per la promozione turistica, associazioni e Pro Loco), in modo da attivare proficue sinergie e una rete capillare che condivida obiettivi, azioni e buone pratiche.

L’associazione che riunisce i “piccoli” musei è un ottimo esempio di sinergia. In particolare, con quali altre realtà vi rapportate? È più una rete territoriale o, per così dire, tematica?
Abbiamo conosciuto l’associazione Piccoli musei tramite #smallmuseumtour ed è subito nata una buona sinergia e condivisione di esperienze e di saperi.
Sul nostro territorio, nella programmazione e progettazione delle attività in museo ci rapportiamo con chi opera abitualmente nelle valli Giudicarie, dove è collocato il museo: l’Ecomuseo della Judicaria, le scuole primarie, l’Azienda di Promozione turistica Comano e Dolomiti di Brenta e la Pro Loco di Fiavè.

Il vostro è un museo giovane: è nato nel 2012, è frutto di scavi terminati alla fine del secolo scorso ed è parte di una ricca disseminazione di siti palafitticoli alpini, anch’essa entrata recentemente nella lista dei patrimoni Unesco. Come sono stati questi primi anni del XXI secolo? Quali le principali difficoltà e le maggiori soddisfazioni?
Un aggettivo un po’ abusato ma che ben caratterizza il Museo delle Palafitte di Fiavé è “glocal”. Anche se aperto solo tre anni fa, il museo è fortemente radicato nella comunità locale perché rimanda a un’esperienza molto particolare: quella della partecipazione agli scavi delle palafitte, negli Anni Settanta e Ottanta, di molti ragazzi del paese che a trent’anni di distanza si sono “riconosciuti” in questo museo. Un museo, pertanto, sentito come patrimonio della comunità da trasmettere in eredità alle nuove generazioni. Tutto ciò all’atto pratico si è tradotto in una grande disponibilità e partecipazione della comunità locale (amministrazione pubblica, scuola, associazionismo) alle iniziative e alle esigenze del museo.

Fiavé - torbiera ex lago Carera

Fiavé – torbiera ex lago Carera

Questo è il lato locale. E per quanto riguarda quello globale?
Il lato globale è quello della rete creata dal sito Unesco “palafitte preistoriche dell’arco alpino”, iscritto dal giugno 2011 nella lista dei beni culturali patrimonio dell’umanità. Si tratta dei resti di abitati datati tra la fine del VI e l’inizio del I millennio a.C., straordinariamente ben conservati grazie all’ambiente umido e che restituiscono testimonianze fondamentali per la storia delle più antiche comunità agricole e delle prime forme di complessità sociale: le radici d’Europa.
L’iscrizione di 111 siti palafitticoli, selezionati su circa 1.000 presenze censite nella regione alpina (dalla Francia alla Slovenia), ha permesso la creazione di una rete di relazioni, scambio di esperienze e incontri per una gestione coordinata di questo grande patrimonio culturale. Anche sul piano della quantità e qualità dei visitatori, la rete Unesco ha la sua influenza. Una media di circa 10mila visitatori l’anno può sembrare poca cosa, ma per un paese di 1.127 anime, marginale rispetto al “mainstream” del turismo dolomitico, è un’opportunità economica non trascurabile.

Aspetti negativi?
Gli oneri finanziari di molti servizi e attività svolte dal museo, che è gestito dall’Ufficio Beni Archeologici della Provincia di Trento in collaborazione con l’amministrazione comunale proprietaria dell’edificio, potrebbero almeno ridimensionarsi se gestite in una più ampia rete museale: ci stiamo lavorando.

Parliamo di contenuti. Immagini di invitare un nostro lettore e la sua famiglia a Fiavé: come lo “convince” a visitare il museo? Cosa ci può trovare? In che tipo di display e allestimento?
Il Museo delle Palafitte di Fiavé racconta le vicende dei diversi abitati palafitticoli succedutisi lungo le sponde del lago Carera, bacino di origine glaciale, fra tardo Neolitico ed Età del Bronzo. L’eccezionale stato di conservazione non solo dei pali, ma anche di molti altri materiali organici, rende queste palafitte particolarmente affascinanti, consentendo di penetrare in aspetti della vita delle comunità preistoriche generalmente sconosciuti alla ricerca archeologica. Il museo espone una selezione degli straordinari oggetti, rinvenuti dagli archeologi nel corso delle ricerche: sono migliaia i materiali caduti in acqua, accidentalmente o gettati al tempo delle palafitte, preziose testimonianze di notevoli conoscenze tecniche e costruttive e di abilità artigiana. Vasi in ceramica, ma anche di monili in bronzo e – rarissimi all’epoca – in ambra baltica e in oro. Oltre a una collezione unica in Europa (circa 300 esemplari di oggetti in legno): stoviglie e utensili da cucina, fra i quali tazze, mestoli, vassoi, strumenti da lavoro come secchi, mazze, falcetti, trapani, manici per ascia, oltre a un arco e alcune frecce. Le particolari condizioni ambientali dei depositi lacustri hanno restituito persino derrate alimentari come spighe di grano, corniole, nocciole, mele, pere.
Un intero piano del museo è dedicato alla ricostruzione della vita quotidiana al tempo delle palafitte: un’esperienza unica che permette di immergersi nell’atmosfera del villaggio palafitticolo di 3.500 anni fa. Oltre al grande plastico che ricostruisce il villaggio “Fiavé 6”, diversi ambienti svelano di volta in volta il lavoro di contadini e pastori, la vita attorno al focolare domestico, la cucina, la moda, i segreti dei metallurghi e cacciatori. Di particolare suggestione sono anche i modellini ricostruttivi, i filmati e gli elementi scenografici che richiamano i pali di supporto delle palafitte.

Museo delle Palafitte, Fiavé - photo Ornella Michelon

Museo delle Palafitte, Fiavé – photo Ornella Michelon

Un museo accessibile?
In tutte le sale ci sono degli spazi (ante, cassetti, mobiletti) dedicati ai bambini che visitano il museo con le scuole o autonomamente con le famiglie: i bambini (ma non solo) possono, anzi devono, aprire gli sportelli, toccare e usare il materiale messo loro a disposizione, per giocare, confrontare e interagire. Ecco allora che nella sezione dedicata all’archeozoologia possono trovare animali in legno o in plastica con cui giocare e che ritrovano poi esposti nella vetrina o nella “stalla”… oppure utilizzare il memory delle palafitte per visitare il museo in modo partecipato e divertente.
Uscendo dal museo, lungo un comodo sentiero, si può raggiungere il biotopo e arrivare all’area archeologica sulle sponde dell’ex lago Carera.

Che profilo ha il vostro pubblico, anzi i vostri pubblici?
I pubblici che frequentano abitualmente il nostro museo sono vari, differenziati ed eterogenei: dalle scuole del territorio delle Giudicarie, che partecipano annualmente alle proposte didattiche, alle diverse classi delle scuole primarie del Trentino che scelgono l’uscita al museo delle palafitte come momento conclusivo del percorso di storia delle classi terze o quarte. Durante i mesi estivi il pubblico è costituito in massima parte da famiglie che trascorrono le vacanze nella nostra provincia. Non manca il pubblico degli appassionati all’archeologia e degli esperti del settore, il pubblico degli adulti che frequentano il museo da soli o in gruppo e naturalmente il vasto pubblico degli anziani (quest’ultimo sempre più in aumento). Grazie inoltre a un progetto sperimentale interculturale della scuola dell’infanzia di Fiavè, abbiamo avuto un incremento di famiglie straniere residenti in zona.

Veniamo agli aspetti gestionali. Il museo dipende dalla Soprintendenza. Riceve finanziamenti? Di quale budget dispone? Come sono i suoi bilanci? C’è una presenza dei privati e, se sì, in quale veste? Quanti collaboratori lavorano al museo?
Il Museo fa parte della rete dei musei archeologici della Provincia autonoma di Trento ed è gestito direttamente dall’Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza. Non si ricevono finanziamenti esterni né da partecipazione privata. Per gestire il museo ci si avvale di un custode con cui la Soprintendenza stipula un contratto annuale, mentre il servizio ai piani è garantito dal Servizio Conservazione Natura della Provincia. Per la comunicazione e la valorizzazione delle attività promosse dal museo non esiste un budget appositamente dedicato. Al museo lavora un collaboratore per la parte relativa all’attività didattica.

Palafitte, Fiavè - photo Bellintani

Palafitte, Fiavè – photo Bellintani

Il primo weekend di ottobre siete stati a Massa Marittima per il sesto convegno nazionale dei piccoli musei? Il tema era quello dell’“accoglienza”. Come pensa debba e possa essere declinato oggi?
Non abbiamo potuto essere presenti al Convegno di Massa Marittima, ma abbiamo seguito il dibattito in streaming e sulla Rete.
Come ben ha sottolineato il presidente Dall’Ara, “il museo non è fatto solo di contenuti e contenitore, ma è fatto anche di persone: chi accoglie, chi accompagna, chi spiega sono le persone. Per questo tutto l’ambiente del museo deve essere relazionale”. Anche il nostro piccolo museo riflette questa affermazione. Noi vogliamo che chi entra al Museo delle Palafitte di Fiavé si senta subito a proprio agio, accolto e “coccolato”. Cerchiamo di far sentire il pubblico che abitualmente visita il museo, e che spesso ritorna più volte, protagonista attivo e partecipe.

In che modo?
Il visitatore viene accompagnato nel percorso museale sia attraverso le indicazioni fornite dalla custode (Elena spiega a ogni persona il percorso museale e come può essere condotta la visita in base al tempo a disposizione) sia attraverso dei materiali appositamente predisposti (guide per famiglie con bambini di età diversa, giochi per scoprire il museo e l’area archeologica, guide per adulti e guide per pubblico straniero). All’ingresso vengono sempre date inoltre le informazioni sulle attività proposte nell’arco della giornata e della settimana.
Siamo convinti che un museo per essere davvero accogliente debba aprirsi alle diverse fasce di pubblico, quindi, è nostro compito, analizzarne motivazioni, bisogni e attese. Proprio in quest’ottica sono stati pensati, elaborati e strutturati percorsi formativi, diversi rispetto alle tradizionali visite guidate, rivolti ai pubblici differenti per esigenze e fasce d’età: famiglie, adolescenti, diversamente abili, adulti singoli e gruppi. Inoltre recentemente abbiamo realizzato un progetto sperimentale con degli adulti speciali: un gruppo di malati di Alzheimer residenti presso l’APSP M. Grazioli di Povo. L’idea nasce dal desiderio di aprire le porte del museo, nel caso in esame quello del Museo delle Palafitte di Fiavé, a un pubblico che difficilmente in questa fase della vita viene accompagnato in museo o partecipa a laboratori archeologici.
Ogni visitatore può inoltre scrivere i propri commenti sia attraverso dei questionari di gradimento, sia sul “quaderno delle firme”; chiediamo inoltre, a chi desidera ricevere informazioni sulle nostre proposte e attività, di lasciare la propria mail e di seguirci sulla nostra pagina Facebook o su Twitter.

Marco Enrico Giacomelli

MUSEO DELLE PALAFITTE DI FIAVÉ
Via 3 novembre 53 – Fiavè (TN)
0465 735019
museopalafittefiave@provincia.tn.it
http://museo.visitafiave.it/
http://piccolimusei.blogspot.it/

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