Carlo Fornara e il ritratto vigezzino

Casa De Rodis, Domodossola – fino al 15 novembre 2015. Si celebra il ritratto vigezzino attraverso le opere di Carlo Fornara e degli artisti della valle, in relazione con quelle dei contemporanei più famosi. Non una mostra campanilistica, ma un tentativo di ricostruire, con senso critico, parte di una storia che altrimenti andrebbe perduta. E con essa tutti i suoi tesori.

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Carlo Fornara, La madre e la sorella, 1896

Carlo Fornara, La madre e la sorella, 1896

LA VALLE DEI PITTORI
La stessa storia dell’arte, nel suo percorso secolare, lo insegna: non sono sempre le grandi città e i grandi centri propulsori a favorire la nascita di intuizioni e suggestioni; anche in realtà minori o di confine possono maturare piccoli semi di innovazione, capaci di scalare con coraggio il muro della tradizione per guardare oltre.
Certo, non sempre e non in tutte le circostanze ciò avviene, ma esistono periodi e particolari contingenze storiche in grado di creare nuovi assetti, di cogliere i sentori inequivocabili di un vento di novità. La Valle Vigezzo, oggi ancora denominata “Valle dei Pittori” (più per il suo passato di gloria che per le attuali manifestazioni artistiche), ha vissuto un periodo di mutazione stilistica senza eguali tra la fine dell’Ottocento e inizio Novecento.
Il gruppo di pittori operanti nella zona e cresciuti sotto l’egida di Enrico Cavalli, docente lungimirante della Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore, da una parte raccolse la tradizione dei pittori “migranti” dei secoli precedenti, acclamati alle corti francesi per la loro maestria e perizia tecnica nel ritratto e nel “fresco”, dall’altra fece propria la sperimentazione di un nuovo modo di intendere la pittura, in linea con le correnti e con le intuizioni avanguardistiche dell’epoca, dal Divisionismo alla Scapigliatura al Japonisme.
In un’area di provincia, marginale rispetto ai grandi circuiti culturali, andava generandosi un afflato di modernità, grazie all’impegno e alla volontà dei suoi stessi protagonisti, che probabilmente vedevano nell’arte un possibile riscatto e che, nell’arte, maturavano la consapevolezza di una propria identità.

Angelo Morbelli, Giardiniera, 1906-08

Angelo Morbelli, Giardiniera, 1906-08

UN CONFRONTO CON IL MONDO
La mostra in corso a Domodossola indaga questi aspetti, facendo del ritratto (e dell’autoritratto), genere all’epoca in profonda trasformazione, uno strumento privilegiato di analisi di quel giro di secolo. Carlo Fornara (Prestinone, 1871-1968), considerato una sorta di caposcuola del gruppo vigezzino, si era formato al fianco di Segantini, dal quale apprese la lezione del tratto divisionista, declinandolo però in una personale ricerca stilistica, precipua del posto in cui scelse di vivere per tutta la vita, ovvero la Valle.
Interessante il confronto dei pittori locali – come, appunto, Fornara, Giovanni Battista Ciolina, Lorenzo Peretti e Gian Maria Restellini – con il maestro francesce Adolphe Monticelli e con i massimi esponenti dell’epoca, da Gaetano Previati a Tranquillo Cremona, da Giovanni Segantini a Daniele Ranzoni, da Antonio Mancini a Giovanni Boldini, da Pellizza da Volpedo a Emilio Longoni, Angelo Morbelli e Pierre Troubetzkoy.

Gian Maria Rastellini, Sognando, seconda versione, 1891

Gian Maria Rastellini, Sognando, seconda versione, 1891

LE STORIE DELL’ARTE
Ma il secolo breve era ormai alle porte e con sé portava anche lo scalpitio delle avanguardie, tra cui il Futurismo, che ben presto soppiantò e liquidò come “obsoleta” qualsiasi produzione artistica legata alla pittura.
I testi critici di Annie-Paule Quinsac che accompagnano la mostra ricostruiscono in modo cristallino questi passaggi chiave, che, nel solco della tradizione della “migrazione artistica” tipica della Valle, arrivarono a determinare la consacrazione “moderna” della pittura vigezzina per poi, nel giro di pochi anni, esaurirne la carica più innovativa.
Un “brutto scherzo” della storia dell’arte che, proprio mentre favorisce il cambiamento, ne nega l’effettivo riconoscimento, disperdendo nei suoi annali tanti piccoli-grandi segni, oppure l’incapacità degli stessi autori di tenere il passo, mossi da una volontà di coerenza assoluta ai propri dettami stilistici per i quali si erano battuti? Una domanda che è ancora da approfondire, sia a livello critico sia contenutistico.
Intanto, grazie alla Collezione Poscio e agli studi della Quinsac, i quali pongono sotto una nuova luce queste testimonianze minori ma così tenacemente vivide.

Serena Vanzaghi

Domodossola // fino al 15 novembre 2015
Carlo Fornara e il ritratto vigezzino
a cura di Annie-Paule Quinsac
CASA DE RODIS
Piazza Mercato 9
[email protected]
www.collezioneposcio.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/45317/carlo-fornara-e-il-ritratto-vigezzino/

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