Sarcasmo e disordine. Jay Heikes e il tradimento del white cube

Fondazione Giuliani, Roma – fino al 12 dicembre 2015. Un collettivo di dieci artisti è coinvolto in un progetto di Jay Heikes. Un curioso family tree, tra humor e vita.

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Jay Heikes, The Family Tree, 2003 - Courtesy l’artista e Galleria Federica Schiavo, Roma - photo Giorgio Benni

Jay Heikes, The Family Tree, 2003 – Courtesy l’artista e Galleria Federica Schiavo, Roma – photo Giorgio Benni

UN CADAVERE SQUISITO A ROMA
Un pensiero piuttosto bizzarro, quello di Jay Heikes (Princeton, 1975; vive a Minneapolis). Proprio come il gioco surrealista che metteva in crisi inconscio e linguaggio incrinando sistemi già codificati, le “conseguenze” di Heikes scombinano e disturbano gli spazi poveri e silenti della Fondazione Giuliani.
Un percorso più immaginario che reale, quello dell’artista – che veste i panni del curatore –, che rende possibile il connubio di altri nove artisti: Felix Culpa, Jessica Jackson Hutchins, Ari Marcopoulos, Josiah McElheny, Todd Norsten, Conny Purtill, Justin Schlepp, Gedi Sibony e Michael Stickrod.
Un puzzle sciolto che crea un grande tavolo aperto ai più svariati processi creativi. Tante identità collidono facendo di questo gioco mentale un terreno interessante, una sorta di grado 0 dell’atto processuale. La curiosità di Heikes nello scoprire qual è la forma che viene fuori alla fine del gioco e quali sono i rapporti di parentela che intercorrono nel grade albero che ha abitato il Mississippi, resta un atto fondamentale nel significato profondo di Consequences.
Il tronco contiene già i suoi rami, proprio come i pantaloni da lavoro di uno degli artisti contengono un corpo, sempre a metà; è di questo che si tratta: delle metà, dei processi non finiti, del corpo mozzato, di lavori che non sono affatto pensati per un white cube. Heikes getta il seme di una collaborazione che sfocia in un’interazione. Si allontana dall’autocelebrare un modus operandi, cercando nuove possibilità alla creazione di un’idea, di un lavoro.

HUMOUR E KITSCH
Scardinando quello che potrebbe essere l’usuale processo del concepire una mostra, Heikes pensa al fantasma di Lee Lonzano, in particolare a Dropout piece, lavoro che segna per l’artista americana una rottura e allo stesso tempo una nuova importanza al processo, alla riflessione sul linguaggio come mezzo della ricerca artistica, quindi una più generica lotta ai compromessi che esistono nella vita e nell’arte.
Consequences diventa così un percorso guidato dall’aura fantasmatica di Lonzano, consumandosi in ogni lavoro che troviamo passeggiando in questi spazi. La mano di ogni contributo in questi luoghi è il tentativo di aggiungere una nuova camicia vuota all’albero genealogico di Heikes.
Il tutto condito con tanto humor e, a tratti, qualche nota di kitsch.

Eleonora Milani

Roma // fino al 12 dicembre 2015
Consequences
a cura di Jay Heikes
FONDAZIONE GIULIANI
Via Gustavo Bianchi 1
06 57301091
[email protected]
www.fondazionegiuliani.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/48567/consequences/

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