Il modello in scala del Pantheon ritorna in esposizione al Museo Leonardo da Vinci. E a Milano, si presenta il progetto pilota del restauro a più mani

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Georges Chedanne, modello Pantheon

Georges Chedanne, modello Pantheon

Agli inizi del Novecento, l’architetto francese Georges Chedanne realizzava un modello in gesso del Pantheon: una riproduzione accurata in scala dell’architettura dell’edificio romano risalente al II secolo d.C.; uno spaccato assonometrico che mostra gli spazi interni, comprese le strutture portanti nascoste alla vista, e la morfologia esterna, dal portico di colonne corinzie alla maestosa cupola semisferica, capolavoro di ingegneria dell’antichità.

ll modello del Pantheon esposto in Galleria Leonardo alla fine degli anni '50

ll modello del Pantheon esposto in Galleria Leonardo alla fine degli anni ’50

Composto da più di 70 pezzi a incastro su una base formata da un unico blocco, il modello fu donato nel 1957 al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano dalla vedova di Georges Chedanne, grazie all’intermediazione di Guido Ucelli, fondatore del museo, e dell’architetto Piero Portaluppi. Fu collocato al centro della Galleria Leonardo fino al 1990, quando si è deciso di conservarlo nei depositi.
Ora, il modello del Pantheon ritorna in esposizione, dopo due anni di restauri, in cui si è sperimentata la collaborazione tra diversi soggetti: il museo, un gruppo di restauratori in residence – Ilaria Perticucci e Marianna Cappellina – Shirin Afra, specializzata nella conservazione di gessi, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana di Lugano e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Il restauro corale sarà presentato il 29 ottobre – alle ore 14.30 – nella Sala del Cenacolo, come progetto pilota del museo di via San Vittore, che negli ultimi anni, ha intensificato le operazioni di conservazione della sua collezione, in vista del grandioso riallestimento della collezione, previsto per il 2019, quando si celebrerà il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci.

– Marta Pettinau

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