Massimo Bottura e una truppa di collezionisti. Per un nuovo spazio a Modena

Sono collezionisti modenesi capeggiati dallo chef Massimo Bottura e guidati da Emilio Mazzoli. Hanno messo a disposizione della città le loro opere, altrimenti inaccessibili, per mostrare come l'arte possa essere internazionale anche nel collezionismo di provincia. Inaugura così un nuovo polo culturale comunale.

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Mata, ex Manifattura Tabacchi Modena - © Elia Mazzotti Gentili, Intersezione Modena

Mata, ex Manifattura Tabacchi Modena – © Elia Mazzotti Gentili, Intersezione Modena

EMILIO MAZZOLI INAUGURA LE MANIFATTURE TABACCHI
Cos’è diventata l’arte dopo esser stata influenzata dal mercato e dalla critica critici? È questo l’interrogativo che pone la mostra al nuovo spazio dell’ex Manifattura dei Tabacchi di Modena, edificio simbolo del patrimonio industriale e storico della città, ristrutturato dalla giunta comunale – non senza polemiche per gli ingenti investimenti nel caso di questa prima mostra – per diventare un nuovo polo espositivo e un esempio di recupero architettonico qualitativamente eccellente.
E non poteva essere che un grande gallerista, Emilio Mazzoli, colui che per primo portò Basquiat in Italia, ad essere omaggiato per primo dal Comune in cui ha da sempre operato.

UNA TESI CONTROVERSA
Arte come serva della Storia e della moda, un manichino che si trasforma camuffandosi a seconda della generazione in cui si trova? Come spettacolo o viceversa? Potrebbe essere. Quello che è certo è che la produzione artistica si sarebbe irrimediabilmente danneggiata, diventando un mero strumento commerciale, con mostre collettive nel migliore dei casi gratuite, fiere diventate ripetizioni di loro stesse, critici d’arte divenuti predatori e galleristi pescivendoli, secondo quanto sostiene il curatore Richard Milazzo nel tomo che accompagna il percorso espositivo, affermando quasi provocatoriamente di essere anche lui un burattino nel grande circo dell’arte.
Per riportarci all’eccezione che conferma la regola, l’esposizione è una bella carrellata di nomi che hanno fatto la storia dell’arte dagli Anni Ottanta, come si nota a partire dall’esterno dedicato a tre protagonisti della Transavanguardia, con il mastodontico bronzeo Cavallo di Modena di Mimmo Paladino alto quattro metri collocato nella piazza e realizzato esclusivamente per la città, solo e abbandonato a se stesso nel vuoto dello spazio, con ai lati una trivella simbolo di Modena, e le due opere di Sandro Chia ed Enzo Cucchi, un uomo solitario e pensante del 1988 che rimanda al classicismo greco e una fontana di sei metri con una figura femminile al centro, archetipo di femminilità e sensualità.

Nan Goldin, Self-Portrait in the Mirror, The Lodge, Belmont, MA, 1988 - Fondazione Museion. Collezione Enea Righi - photo © Antonio Maniscalco

Nan Goldin, Self-Portrait in the Mirror, The Lodge, Belmont, MA, 1988 – Fondazione Museion. Collezione Enea Righi – photo © Antonio Maniscalco

FOTOGRAFIA E PITTURA
All’interno, per quanto riguarda la fotografia troviamo Cindy Sherman e Nan Goldin, che hanno saputo raccontare a loro modo, attraverso l’autoritratto mistificato o la rappresentazione di una sorta di diario quotidiano di una varia umanità legato al ricordo senza censure o giudizi morali, la loro versione di una possibile storia, così come le donne dalle mani tatuate di Shirin Neshat testimoniano un vissuto attraverso i segni sulla pelle. Accanto a loro importanti esponenti della fotografia contemporanea, tra gli altri il geniale Franco Vaccari degli Anni Settanta, che descrive in 12 fotografie ambientate nelle stanze private di un albergo modenese la pratica del cambiamento in modo immediato e improvviso, senza alcuna apparente autorizzazione; e pure un Luigi Ontani della stessa epoca che ritrae se stesso come uomo vitruviano; o ancora un Gregory Crewdson giovanile che ruba momenti alla realtà quotidiana mettendoli insieme come in un set di scena, Andreas Gursky con la visione potente e a grande scala dell’arcipelago di Dubai, luogo potenzialmente turistico quanto artificiale, fino ad Andres Serrano coi suoi celebri cadaveri in obitorio della serie The morgue.

Jean-Michel Basquiat, Untitled, 1981 - Collezione Enzo Cucchi - © The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2015

Jean-Michel Basquiat, Untitled, 1981 – Collezione Enzo Cucchi – © The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2015

Per quanto riguarda la pittura, si passa dalla linea figurativa Anni Ottanta di David Salle, Murakami, Salvo, Clemente, alla New York arrabbiata di Jean-Michel Basquiat, alla visione dei campi di concentramento di Anselm Kiefer e alle reminiscenze ebraiche di William Anastasi.
Una sezione a parte è dedicata a Gino De Dominicis e alle sue figure disumanizzate, ritratti senza tempo o presenze oscure che rimandano alla mitologia sumera. E non potevano mancare, in una stanza “vietata ai minori” assieme ad anatomie di vetro di organi umani di Chen Zen, coloro che fin dagli Anni Novanta hanno fatto veri e propri manichini, i terribili fratelli Chapman, qui con una delle loro Fuckface, simbolo delle disgustose deturpazioni della storia ma al contempo anche dichiarazione di accettazione di una diversità disturbante.

Francesca Baboni

Modena // fino 31 gennaio 2016
Il manichino della storia. L’arte dopo le costruzioni della critica e della cultura
a cura di Richard Milazzo
Catalogo Franco Cosimo
MATA
Via della Manifattura dei Tabacchi 83
[email protected]
www.mata.modena.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46995/il-manichino-della-storia/

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