Lo Strillone: Brugnaro vuole vendere un Klimt per fare cassa per Venezia su Il Fatto Quotidiano. E poi Davide Rampello e il Padiglione Zero, Artbonus ai beni privati

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Judith II (Salomè), di Gustav Klimt (particolare)

Judith II (Salomè), di Gustav Klimt (particolare)

Brugnaro intende fare cassa: vendiamo il quadro di Klimt”. Non è una battuta: Il Fatto Quotidiano riferisce che il neo sindaco di Venezia “ha deciso di vendere diversi quadri di proprietà del municipio. Il principale è Judith II (Salomè), opera di Gustav Klimt, del valore stimato di 70 milioni. Ma c’è uno Chagall di non meno richiamo. In tutto l’asta potrebbe portare nelle casse del Comune non meno di 400 milioni”. Ma sono le motivazioni che rendono agghiacciante quella che siamo certi sia soltanto una provocazione: “I collaboratori di Brugnaro ci tengono a precisare al Sole 24 Ore che nessuna delle tele in vendita ha qualcosa ‘a che vedere con la storia artistica e culturale di Venezia’. Del resto sono finiti i tempi in cui il Casinò, da solo, macinava utili per circa 100 milioni di euro, manna per le casse comunali. Oggi quell’entrata si è ridotta di un decimo. E quindi il catalogo delle opere d’arte in vendita è già sulla scrivania del sindaco”.

Le mille idee del papà del Padiglione Zero: La Stampa dà la parola a Davide Rampello: “opera di una magnifica troupe di 150 persone (dallo scenografo Giancarlo Basili al direttore della fotografia Aldo Solbiati, dallo storico del cinema Gian Piero Brunetta ai bravissimi tecnici e artigiani, tutti italiani doc). Una meraviglia che, a differenza del ben più costoso Padiglione Italia, verrà smantellato a meno che venga accolta una petizione al Governo lanciata in questi giorni dall’imprenditrice Shiakè Bonadeo”. Milano Finanza torna sull’Artbonus, sostenendo che “va stabilizzato ed esteso ai beni privati”: “ci sono molti privati e soprattutto molte banche tra i nuovi mecenati, come la Popolare di Bergamo che ha donato 2 milioni di euro per il progetto di ristrutturazione del teatro Gaetano Donizetti della città orobica. Oppure aziende come l’Agsm, che con 3,2 milioni di euro ha sostenuto la Fondazione Arena di Verona, secondo maggiore beneficiario dell’artbonus entrato in vigore un anno fa dopo la Fondazione teatro alla Scala di Milano”.

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