Intervista a Paolo Raineri. Storia di un trombettista metal

Dall’omaggio a Piero Umiliani, autore della colonna sonora dei “Soliti Ignoti” di Mario Monicelli, alla collaborazione con Pat Mastelotto dei King Crimson. Fino al metal degli Ottone Pesante, con cui va in tour dal 1° novembre. Ecco la storia di Paolo Raineri, che abbiamo intervistato.

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Ottone Pesante

Ottone Pesante

La musica di Paolo Raineri (Faenza, 1984) si muove in equilibrio tra avant-rock, noise, ambient; a volte è aggressiva e furiosa, a volte delicata e introspettiva, spesso improvvisata. Perché è nell’improvvisazione che quella terra di mezzo prende forma e si manifesta a pieno, specie quando si riesce a combinarla al meglio, come lui riesce a fare, con le influenze della scena nu-jazz scandinava o con il rock più psichedelico e sperimentale. Tra i progetti più recenti: l’omaggio a Piero Umiliani in Italian Masters vol. 1, primo capitolo di una serie di monografie dedicate ad alcuni tra i più grandi compositori italiani di colonne sonore, realizzato con Enrico Gabrielli e i Junkfood (la formazione da cui Paolo proviene). Oltre alle suggestioni sonore messe a punto con gli Ottone Pesante, The Blessed Beat e KoMaRa.

Considerata la forte trasversalità dei generi che ti vedono coinvolto in questo momento, mi viene da chiederti se tutti questi progetti nascono da decisioni maturate nel tempo o se sono, piuttosto, il frutto di scintille impulsive catturate all’istante…
Non ti so dare una risposta diretta: la mia formazione musicale degli ultimi anni è sempre stata in bilico tra la sperimentazione e il lavoro “classico” del trombettista di musica leggera. Per la parte sperimentale ha avuto molta importanza il progetto Junkfood, dove ho mosso i primi passi con l’utilizzo dell’elettronica, e dove ho sviluppato il mio modo di “effettare” e creare trame sonore con il mio strumento. Contemporaneamente ho sempre portato avanti anche il lato più trombettistico, collaborando con artisti quali Baustelle, Calibro 35, Nada e molti altri.
Sicuramente all’interno di ogni band cerco qualcosa di diverso da quello che ho già fatto o che solletichi il mio interesse. Insomma, il tutto è molto istintivo.

Da dove arriva questo eclettismo che ti fa passare con disinvoltura da Piero Umiliani a Igor Stravinskij, con gli Esecutori di Metallo su Carta, arrivando fino al metal?
Probabilmente dal non sentirmi mai completamente a mio agio strumentalmente, o artisticamente, con tutti i generi che ho studiato durante la mia formazione (classica, jazz). Non vuole essere una critica verso questi generi, ma ricordo che non mi sono mai sentito completamente realizzato dall’eseguire una prassi già codificata. Ciò mi ha portato a cercare una mia via di espressione che mi permettesse di fare musica nella quale dire qualcosa di mio.

KoMaRa

KoMaRa

C’è uno stile (o periodo) musicale col quale senti di avere un feeling particolare?
Ci sono scene musicali o artisti che apprezzo molto per la loro forza innovativa all’interno della musica, ma credo che ripercorrere pedissequamente i loro passi sia come venir meno alla ragione che me li ha fatti amare. Sicuramente, i miei riferimenti hanno aiutato a elaborare il mio modo di suonare e credo siano assolutamente riconoscibili.

Oggi i generi musicali sono tutti mescolati e classificare un artista in un ambito specifico spesso non ha molto senso. Qual è il tuo segreto per mantenere un’identità del sound così forte?
Ogni progetto ha una sua identità e, secondo me, bisogna riconoscere il proprio ruolo all’interno di ogni band, musicalmente parlando. Capire e rispettare il proprio ruolo aiuta anche la musica a fluire in modo più spontaneo e meno scontato. Inoltre, spinge il musicista a non fossilizzarsi su ciò che sa già fare, ma a trovare strade diverse per declinare ciò che vuole comunicare.

Come sei entrato in contatto con Pat Mastelotto dei King Crimson e quando prendono forma i KoMaRa?
Con Pat sono entrato in contatto attraverso Dávid Kollár, chitarrista slovacco con cui collaboro in alcuni progetti: The Blessed Beat e KoMaRa, appunto. Nel 2014 Dávid ha contattato Pat per proporgli di fare qualche concerto assieme. Mastelotto, dopo aver sentito la musica di Kollár, ha deciso di far partire una collaborazione. In seguito, Dávid mi ha contattato chiedendomi se mi potesse interessare far parte del progetto, in quanto sentiva che l’aggiunta di uno strumento melodico avrebbe ampliato le potenzialità della band.

The Blessed Beat, MiV

The Blessed Beat, MiV

Da quanto tempo conosci Kollár, autore anche di colonne sonore?
Con Dávid ci conosciamo bene da un paio di anni, abbiamo fatto tour in Italia ed Europa dell’Est con The Blessed Beat; nell’ottobre 2014 un tour negli Stati Uniti come duo, e la collaborazione si è estesa anche ad alcune colonne sonore. Nel momento in cui Kollár mi ha contattato, sapevo già quale sarebbe stato il mio ruolo all’interno di KoMaRa: mi sarei occupato della parte “melodica” e, in generale, di coprire il registro acuto dello spettro sonoro.
A novembre 2014 ci siamo incontrati con Pat a Cracovia e da lì è partito un piccolo tour di sei date, dove suonavamo musica improvvisata ogni sera. Poi, a causa di una data annullata, abbiamo deciso di recarci in studio per registrare un po’ di materiale (tre lunghe sessioni di impro). Da queste abbiamo ricavato una base per il disco di KoMaRa, sul quale abbiamo lavorato in overdub per i successivi due mesi, fino ad arrivare alla versione finale.
Una figura molto importante nel processo di realizzazione dell’album KoMaRa è stato Adrian Benavides, che ci ha aiutati non poco a dare forma alle tracce e a definire il sound.

Raccontaci del tour che stai per intraprendere con gli Ottone Pesante, con cui il 1° novembre uscirà il vostro omonimo EP d’esordio, e che vi vedrà suonare al fianco dei Calibro 35.
Il tour con gli Ottone sarà bello pesante (scusate il gioco di parole) sia per la quantità di date che abbiamo messo assieme, sia per il progetto in sé, che vuol essere una metal band solo con tromba, trombone e batteria.
Aprire molti concerti del nuovo tour di Calibro 35 è una cosa che riempie d’orgoglio, siamo veramente curiosi di vedere come il pubblico dei Calibro accoglierà il nostro Heavy Brass Metal! In più, durante il tour apriremo anche a band del calibro di ZU e Zeus, giusto per citare due nomi poco rumorosi..

Junkfood + Enrico Gabrielli, Italian Masters vol. 1 - Piero Umiliani

Junkfood + Enrico Gabrielli, Italian Masters vol. 1 – Piero Umiliani

Quali sono i progetti che ti rappresentano maggiormente?
Tutti i progetti rappresentano una parte di me. KoMaRa e The Blessed Beat sono progetti basati sull’improvvisazione (anche se in modo diverso), mi danno quindi la libertà di rischiare anche molto sul palco e di seguire fino in fondo l’ispirazione del momento, che è una condizione che adoro.
Junkfood è un progetto molto più strutturato, dove non viene abbandonata del tutto l’improvvisazione, che va vista in una chiave diversa rispetto agli altri progetti. In Junkfood le strutture e le aperture improvvisative si fondono in modo quasi indistinguibile. Il tutto per me rappresenta un lavoro di squadra per raggiungere un obiettivo comune.
Ottone Pesante è completamente strutturato e senza respiro (nel vero senso della parola). Molto probabilmente è il progetto che rappresenta al meglio la mia parte più violenta ed estrema, anche dal punto di vista strumentale.

A quando un nuovo album con i Junkfood?
Poche settimane fa al roBOt festival di Bologna abbiamo presentato un live inedito, con una direzione leggermente diversa rispetto a ciò che Junkfood era fino a The Cold Summer of the Dead. Al momento stiamo lavorando sul nuovo materiale, non ti so dare tempistiche precise su quando usciremo.

I tuoi programmi futuri?
Dopo il tour con Ottone Pesante, verso febbraio-marzo sarà la volta di KoMaRa e in seguito cercherò di far convivere tutti i progetti nel modo più funzionale possibile. Poi, magari, ci sarà anche qualcosa di nuovo…

Paolo Tarsi

www.paoloraineri.it

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