Fabio Viale, il virtuoso del marmo

Fino al 10 dicembre, una serie di sue opere recenti sono in mostra nei due spazi di Poggiali e Forconi a Firenze, accompagnate da un testo di Enrico Mattei. Lui è Fabio Viale, artista piemontese che predilige uno sguardo ravvicinato sulla storia dell’arte e sugli oggetti del quotidiano. Lo abbiamo intervistato.

Print pagePDF pageEmail page

Fabio Viale, Gap, 2015 - courtesy Galleria Poggiali e Forconi

Fabio Viale, Gap, 2015 – courtesy Galleria Poggiali e Forconi

La ricerca di Fabio Viale (Cuneo, 1975; vive a Torino) nel panorama della scultura contemporanea si contraddistingue per uno sguardo costante nei confronti della storia dell’arte e di una serie di simboli e immagini, appartenenti anche al quotidiano, che rimodula, ingigantendole. Torsi tatuati, pneumatici, teschi, una barca in grado di navigare: tutte opere realizzate con il marmo, con una certa percentuale di virtuosismo. Nasce così un palinsesto di immagini, talvolta volutamente banali, che ingannano lo spettatore per la resa e per le forme accattivanti, lontano da tendenze concettuali di molta scultura attuale.

Nella personale da Poggiali e Forconi emergono le tue predilezioni per Michelangelo e l’interesse per un tema specifico, la creazione.
La mostra è stata pensata appositamente per i due spazi della galleria. Sono due progetti apparentemente molto differenti ma collegati, appunto, da un tema, che è quello della creazione. Su un grande tavolo è raffigurata la scena della creazione di Adamo, mentre su un torso sono tatuate alcune scene della Cappella Sistina. Negli spazi storici della galleria c’è quella che definisco una sezione di scultura vera e propria, con mazze da baseball e croci, scolpite con un effetto polistirolo che favorisce un meccanismo di trascendenza dell’oggetto.

Quali legami hai con l’arte del passato?
Non sono un appassionato d’arte antica, non utilizzo le immagini di Michelangelo perché sono un suo fan. Ma sono ottime immagini perché hanno forti richiami che prendono la pancia dello spettatore, e probabilmente anche la testa. Mi interessano le immagini, ma sempre in relazione al contemporaneo, poiché intendo sempre creare una frattura. Osservo un’immagine e la realizzo, ma poi non amo dare definizioni, non è il mio compito.

Fabio Viale. In primo piano a sx Bat, 2015; in fondo al centro Bat, 2015 - courtesy Galleria Poggiali e Forconi

Fabio Viale. In primo piano a sx Bat, 2015; in fondo al centro Bat, 2015 – courtesy Galleria Poggiali e Forconi

A tal proposito dovrebbero intervenire i critici d’arte e i curatori. Che rapporto hai con queste due professionalità?
Ci tengo a dire che faccio lo scultore e non l’artista. Facendo lo scultore, sono appassionato di materie e forme, percorro la mia strada serenamente. Naturalmente mi piacerebbe avere degli spazi, che ora non mi sono concessi. Sono uno scultore medio, che lavora a Torino, ma non ho la possibilità di esporre ad Artissima, mentre sono presente in altre fiere internazionali, come Art Basel. Sono fuori dalla maggior parte degli eventi promossi dagli spazi museali della mia città, quindi mi sento un po’ trascurato da certa critica, forse perché non perseguo un certo tipo di arte, quella concettuale.

Non hai mai avvertito le sollecitazioni dell’Arte Povera, che ancora oggi determinano, anche in positivo, molte ricerche dei giovani artisti italiani e stranieri?
Nell’Arte Povera c’è un’eleganza di fondo che mi attrae molto, ed è quella che a mio avviso ha determinato la fortuna di quel movimento. Rispetto a certe operazioni concettuali, oggi bisogna però essere realisti. Certa arte non comunica molto, la gente non va nei musei, non ha voglia di pagare 10 euro per non avere particolari stimoli.

Quali sono gli artisti che rispetti di più?
Penso a Paolo Grassino, un grande artista che non viene celebrato come dovrebbe. Fa un ottimo lavoro, ma in questa città viene spesso ignorato, a torto. Mentre magari ci sono altri nomi di livello mediocre che vengono proposti spesso nei contesti museali. E lo dico con sincerità, non siamo neppure amici.

Fabio Viale

Fabio Viale

In passato hai anche avuto delle esperienze nell’insegnamento. Le Accademie di belle arti hanno ancora un ruolo nella formazione degli artisti di domani?
Insegnavo una materia estremamente tecnica, quindi non c’erano molti margini di dialogo. Il problema delle Accademie è che molti docenti non sono operatori del sistema dell’arte, mi è capitato di seguire esami – e questo l’avrai notato anche tu nel tuo lavoro – in cui le opere degli studenti venivano giudicate con un approccio scorretto. Tutto questo non fa bene agli studenti. C’è poi da dire che il talento conta, ma fino a un certo punto, vanno avanti solo quelli tosti, quelli che hanno il coltello tra i denti, che hanno necessità di emergere.

Lavori con le gallerie Sperone (New York), Gagliardi e Domke (Torino) e Poggiali e Forconi (Firenze). Che funzioni hanno, oggi, le gallerie nel lavoro di un artista?
Le gallerie hanno sempre avuto la funzione di sostenere il lavoro dell’artista, promuovendolo attraverso mostre, fiere, comunicazione, cataloghi. Naturalmente nel sistema attuale molte cose sono cambiate, se pensiamo alle potenzialità promozionali dei social network come Instagram o Facebook, che io uso molto.

Progetti per il prossimo futuro?
Sto realizzando una scultura molto complicata, un automa vero e proprio. Ho poi in programma una mostra in uno spazio pubblico, ma non posso annunciare nulla per ora.

Lorenzo Madaro

Firenze // fino al 10 dicembre 2015
Fabio Viale
POGGIALI E FORCONI

Via della Scala 35a
Via Benedetta
055 287748
[email protected]
www.poggialieforconi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/48072/fabio-viale/

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community