Creatività in campo contro le violenze domestiche. Un graphic designer illustra le forme più diffuse di maltrattamenti e incoraggia le vittime alla denuncia

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Pietro Barone, Violenza Domestica, 2015

Pietro Barone, Violenza Domestica, 2015

Non se n’è mai parlato così tanto come negli ultimi anni. E non perché prima non esisteva: semplicemente si consumava tra le mura di casa e lì restava, ignorata, negata, senza un nome. La violenza contro le donne è così definita dal 1993, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è imposta per combattere, a qualsiasi latitudine, “qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata”.
Tra poco più di un mese – il 25 novembre – si celebrerà la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, che ogni anno, dal 1999, ricorda la necessità di un impegno fermo, dei governi, delle organizzazioni e dell’opinione pubblica, nella lotta al femminicidio e alle violenze domestiche.
A dire basta, quest’anno, anche Pietro Barone (1978, Oria), visual designer che ha firmato un progetto grafico sul tema della violenza domestica: una serie di illustrazioni che descrivono con nitidezza e pochi dettagli le forme più diffuse di maltrattamenti e l’isolamento di chi le subisce. Mentre le lettere della parola “stop” compongono il volto della donna raffigurata nelle tavole. Un augurio, certo. Ma anche un incoraggiamento, perché sempre più donne denuncino il proprio “amato”.

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