Ai Weiwei VS Lego. Il mattoncino della discordia

Di nuovo al centro delle cronache internazionali, Ai Weiwei viene boicottato. Non dal governo cinese stavolta. Ci ha pensato la Lego a mettersi di traverso, negandogli un maxi rifornimento di mattoncini dstinato a comporre una grande installazione in Australia. Ma la rete è accorsa, per dare una mano all'artista...

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Ai Weiwei denucia su Instagram la scelta della Lego

Ai Weiwei denucia su Instagram la scelta della Lego

L’AMARO DESTINO DI AI WEIWEI. SE ANCHE L’AZIENDA DI GIOCATTOLI LO BOICOTTA
Non c’è pace per Ai Weiwei, che alla storia della censura e del boicottaggio ormai ci ha fatto il callo. E non c’entra stavolta – almeno non direttamente – l’ostracismo del regime cinese che, da anni, gli riserva controlli serrati, diffidenza, arresti e denunce. Il celebre artista ed attivista, tra i più quotati sulla scena internazionale, simbolo della lotta a favore della libertà d’espressione, in questo caso s’è imbattuto in un muro di plastica. Un muro di mattoncini Lego.

Ai Weiwei, l'installazione di Alcatraz

Ai Weiwei, l’installazione di Alcatraz

È infatti la mega azienda di costruzioni giocattolo ad avergli rifilato un bel “no”. In vista della sua prossima mostra alla National Gallery of Victoria di Melbourne (“Andy Warhol / Ai Weiwei”, con centinaia di opere dell’inedita coppia) l’artista pechinese aveva chiesto alla Lego un rifornimento di mattoncini colorati, con cui costruire una serie di ritratti, tecnica già utilizzata in passato: nel 2015 aveva realizzato con lo stesso metodo un’installazione composta da 176 volti di prigionieri ed esiliati politici di tutto il mondo (da Nelson Mandela ad Aung San Suu Kyi, da Martin Luther King a Edward Snowden).

Progetto simile per Melbourne, con richiesta di supporto alla Leogo nel tentativo di acquistare facilmente l’immensa mole di tasselli variopinti. Niente da fare. Il colosso danese ha scelto di non aiutare Ai Weiwei. “Come società che offre ai bambini esperienze creative di gioco, ci asteniamo – a livello globale – da intraprendere attivamente o avallare l’uso dei mattoncini Lego in progetti o contesti di natura politica. Un principio che non è nuovo”.

 

Ai Weiwei, un frammento dell'installazione di Alcatraz

Ai Weiwei, un frammento dell’installazione di Alcatraz

L’ESPANSIONE DI LEGO IN CINA. INTERESSI ECONOMICI E OPPORTUNITÀ POLITICHE
Immediata la reazione dell’artista, che in rete ha bollato quel diniego come censorio e discriminatorio. Sul suo Instagram, ad esempio, ha subito postato la foto di un water di duchampiana memoria, riempito di mattoncini prima di tirare lo sciacquone. Esplicito è dire poco.
Troppo vittimismo? Non potrebbe trattarsi semplicemente di una libera decisione, legata alla volontà di non invischiarsi in questioni politico-sociali, fosse pure per una buona causa, come la celebrazione dei martiri per la libertà? Per Ai Weiwei no. I motivi sono altri e sono subdoli. Biecamente economici. Basti pensare che Lego aprirà presto un parco di divertimenti Legoland a Shanghai, come annunciato dal presidente Xi Jinping durante il suo ultimo viaggio in Gran Bretagna; ma soprattutto, a destare sospetti, è la colossale fabbrica Lego in costruzione nella città di Jiaxing: uno stabilimento destinato ad accogliere circa duemila operai, attivo – si suppone – a partire dal 2017. Parte della produzione Lego sarà dunque spostata in Asia, dove esiste un mercato specifico fiorente.

Ai Weiwei, Pechino, 2009 - ph. via phaidon.com

Ai Weiwei, Pechino, 2009 – ph. via phaidon.com

Inimicarsi il governo cinese, in un momento d investimenti strategici e delocalizzazioni, non sarebbe certo la mossa migliore. Anche se di mezzo c’è giusto una mostra.
Come finirà? Nel migliore dei modi, pare. L’installazione in Australia si farà lo stesso, grazie alla forza mediatica del personaggio, al potere  del web e alla solerte risposta di migliaia di estimatori. In tanti, tantissimi, hanno messo a disposizione piccole quantità di Lego, inviate allo studio dell’artista a Pechino o recapitate presso dei centri di raccolta improvvisati in varie città del mondo. Una montagna, che non sarebbe stata recuperabile in un normale store. E ancora una volta la storia del boicottaggio si rovescia nel suo contrario: un’eccellente occasione di visibilità e di autopromozione. La mostra a Melbourne è un successo, già prima dell’opening.

Helga Marsala

 

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