Prato Updates: fra un tavolo e l’altro del Furum, l’outing di Luca Rossi/Enrico Morsiani. Su arte e provocazione si parla di Flavio Favelli e Gigi Marulla. Alla ricerca di contemporaneo sui media

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Luca Rossi a Prato

Luca Rossi a Prato

Il sabato al Forum dell’arte contemporanea italiana trascorre saltellando fra un tavolo e l’altro, causa ripetuta sovrapposizione. Al tavolo sulla critica d’arte un piccolo grande colpo di scena: fra gli interventi dal pubblico, anche quello del famigerato blogger e commentatore Luca Rossi, che però si è finalmente palesato di persona. E la risposta è sì: come tutti ormai sanno da lungo tempo, si tratta dell’artista Enrico Morsiani.
Al tavolo su arte e provocazione, svoltosi in mattinata, ha invece tenuto banco il già case study dell’opera di Flavio Favelli dedicata a Gigi Marulla, di cui tanto si è discusso su questa testata. Con gli interventi dal pubblico, fra gli altri, di Luca Bertolo e dello stesso Favelli.
Toni più pacati al tavolo dove mestamente si va alla ricerca del contemporaneo sui media: se Dario Bellini si affida ai numeri, constatando che fra i visitatori della biennale di Venezia soltanto il 20%, ad oggi 95mila, sono italiani, cosa che dà la misura dell’interesse del Paese per l’arte attuale, Valentina Bernabei sottolinea le problematiche legate al linguaggio, fra autorevolezza e divulgazione. Maria Bonmassar va più a fondo degli aspetti legati al suo specifico di ufficipo stampa, segnalando quanto oggi l’approccio dei media verso gli eventi artistici si leghi molto al rapporto personale con gli attori, artisti o critici che siano: trend che per certi versi chiude un cerchio relativistico, passato per una progressiva “banalizzazione” del messaggio recepito e poi divulgato e ora tornato ad agganciarsi alle fonti.

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  • Whitehouse Blog

    Quanto onore, una tribnews dedicata. In realtà “Luca Rossi” è una personalità fuori controllo, chiunque la potrebbe vestire e la veste. Il gossip ha spinto Enrico Morsiani a diventare “Luca Rossi”. Inoltre volevamo partecipare a questo Forum per segnare un momento importante in cui, finalmente, il sistema dell’arte italiano affronta quello che è stato un rimosso e un tabù. Ci piaceva segnare, in qualche modo, questo passo in avanti. Postiamo qui sotto, come un servizio pubblico o non per una forma di stupida megalomania, un articolo apparso su Flash Art Italia nell’ottobre-novembre del 2009, potete leggere molti riferimenti ai temi affrontati dal Forum di Prato:

    • Roberto Ago

      Ha ha ha adesso che hai fatto outing non sapranno più apprezzarti : )) Bentornato, non perderai mica la tua verve però?! Ieri ho ascoltato i mesti resoconti dei tavoli (mentre preparavo le pappardelle, quasi un ossimoro), l’impressione è che si stia usando la latitanza delle istituzioni, sulla quale tutti hanno insistito, come capro espiatorio volto a distrarre dalle gravi responsabilità che i nostri operatori hanno accumulato in questi anni. Non avevo dubbi che così sarebbe stato, questo forum si sta rivelando per lo più inutile. Infatti, se all’improvviso piovessero dobloni ministeriali e aprissero musei in ogni distretto, saprebbero utilizzarli solo per fare ulteriori danni. Oggi cerca di riportare la discussione al vero problema, non tanto perché la cosa serivirà a qualcosa, ma per onorare il tuo mandato di sempre. Complimenti per il lavoro svolto in questi anni, in tanti avrebbero tutto da imparare. Un caro saluto, Bob

      • impaziente

        Riguardo al forum di Prato e alle differenze tra critico e curatore che (teoricamente) sarebbe bene ripristinare:

        Separare le figure del critico e del curatore sarebbe auspicabile: è vero come dice Dantini che il critico- curatore può essere un fiancheggiatore (e probabilmente lui si sente così e parla di sè stesso ma troppo spesso ne fa un discorso generazionale) ma nella maggior parte dei casi mi pare che si potrebbe meglio parlare di relazioni personali e convenienze, che sono tutt’altra cosa. La figura del critico indipendente e titolare di una cassa di risonanza che dia voce alle sue opinioni è una figura oggi quasi introvabile così come quasi introvabili sono le figure degli intelettuali che possano far valere le proprie opinioni senza diventare succubi del sistema della comunicazione più largamente inteso o delle consuetudini connesse al sistema della commercializzazione-professionalizzazione della cultura che dir si voglia.
        Inoltre nel momento in cui il critico assolve in ogni caso anche una funzione di ordine storico non può più fare neanche il fiancheggiatore perchè dovrebbe (dovrebbe) tentare di rappresentare il tutto delle varie tendenze e proposte, altrimenti si ridurrebbe come quei critici curatori stagionati (e loro epigoni più giovani) che dichiarano esistente solo quello che non è in contraddizione con quello che hanno contribuito a creare o diffondere. Il problema di questo convegno è che nasce dal presupposto che ci siano delle “figure professionali” da sistemare o da aiutare mentre cultura ed arte in realtà sono qualcosa di diverso dalla professione. Abbastanza discutibile ad esempio è che un tavolo di discussione possa risolvere i problemi in cui si è avvitato il settore dell’arte contemporanea. Si ha l’impressione che piuttosto che di parlòare di arte si sia in cerca di un ruolo o di una legittimazione.
        Si parla di tante cose ma la qualità (della quale quasi nessuno parla a parte Rossi) non si contratta e si fa senza compromessi : alcuni artisti che hanno partecipato in prima persona al convegno sorreggono con le chiacchere i loro lavori, spesso deboli mentre gli artisti di qualità spesso non hanno tempo per i dibattiti e non hanno sempre fiducia nel ragionamento di tipo razionale – argomentativo.
        é abbastanza sintomatico che nel forum si parli più spesso del forum stesso, il che suona tutto molto burocratico, sembra di essere ad una riunione di dipartimento dell’università con “piattaforme” “abstract”, “relazioni”, “indagini”e tutto questo linguaggio da precari della cultura per cui uno in realtà non fa nulla ma poi dice “faccio cose” come nei vecchi film di Nanni Moretti. Per due o tre giorni di lavoro scarsi alcuni dei partecipanti si presentano come dei santi disinteressati . Santi sono gli artisti veri che vi sopportano se devono.

        • Whitehouse Blog

          Caro Impaziente,
          il sistema italiano sta facendo un grande sforzo di psicanalisi, che il mio blog auspica da sei anni. Io non ho mai avuto intenti cattivi e denigratori, ma di stimolo verso il sistema. Forse dovevo rimanere sul palco come se il paziente “sistema dell’arte” fosse sul lettino dello psicanalista. Difficile psicanalizzarsi da soli.
          Prima del problema del critico-curatore c’è un problema di ruolo dell’artista, ossia: l’artista oggi è debolissimo, perché le opere sono debolissime. E per sopravvivere deve diventare un operaio delle pubbliche relazioni, e proporre opere standard e omologate come un burocrate delle creatività. Il critico-curatore diventa una sorta di regista che però non propone un’opera unitaria. Se aggiungi a questo la debolezza dell’artista il risultato è un vuoto (Expectation, Mart, Rovereto, 2009). Infatti parliamo di forum, biennali, mostre, ma mai delle opere! E se ne parliamo lo facciamo in termini descrittivi e non argomentando luci e ombre. Io l’ho fatto negli ultimi anni e sono visto come un lebbroso. Per questo la nostra prima proposta concreta, che presto verrà sottoposta al forum, sarà un nuovo programma di formazione degli artisti. Insieme a questo problema troviamo l’assenza di un valore condiviso dell’arte contemporanea (e forse anche per l’arte antica c’è una retorica..). Questo fà sì che il pubblico del contemporaneo in italia sia formato solo da addetti ai lavori e pochi curiosi distratti smaniosi di saltare sul gonfiabile di Tomas Saraceno (effetto luna park per adulti, vedi biennale, vedi expo). Per tanto la nostra seconda proposta è quella di un nuovo programma per la formazione del pubblico.

          Quando parlo di “formazione”, sia per il pubblico e per gli artisti, non intendo didattica o educazione. Intendo creare un nuovo spazio di opportunità dove, per il pubblico, potersi interessare e appassionare e per gli artisti formarsi tramite gli stimoli giusti. Il primo passo è formare i formatori: ossia coloro che in tutta italia dovranno creare questo spazio di opportunità per pubblico e artisti. Stiamo già pensando ad una residenza in questo senso con un importante Fondazione italiana.

          Le azione sono due e da fare contemporaneamente: da una parte coinvolgere nuove fette di società per avere finalmente il supporto della politica; e contemporaneamente dare una scossa alla formazione artistica affinchè questo valore condiviso si possa basare su contenuti di qualità.

          • impaziente

            Caro Whitehouse , mi hai risposto sia sotto quest’articolo che sotto quell’altro dedicato al critico- curatore e sarei quasi tentato di replicare facendo copia incolla dell’altra mia risposta ma siccome hai avuto le palle di mostrare la tua faccia (ti devo dire che sarebbe stato più divertente se tu avessi indossato la maschera di Batman però) penso che meriti eccome una seconda risposta ex novo tutta x te.
            Riprendendo quanto dici, che qualcuno debba andare dallo psicanalista o entrare in analisi può essere un fatto più o meno necessario in quanto qualcuno può convivere per tutta la vita con problemi interiori irrisolti e morire, alla fine, per altre cause.
            Dubito però che un “sistema” (il sistema dell’arte contemporanea italiana) possa andare dallo psicanalista : al massimo ci possono andare alcuni suoi componenti. Ovviamente è una battuta, siamo qui anche x divertirci e sono sicuro che mi perdonerai, ma non è del tutto gratuita: il “sistema dell’arte” infatti è un’entità della superstizione come “il valore condiviso” o se vuoi “la cavallinità” invece dei “cavalli”. E qui mi fermo perchè sono “impaziente” e perchè so che avrai già capito senza che mi dilungo ulteriormente.
            ciao di nuovo

  • Emme

    caso mai ha fatto coming out, outing è quando dici che qualcunaltro è qualcosa

  • Pino Boresta

    Ragazzi che scoop! Ora dopo l’outing di L:R: e forse giunto il momento che mi nasconda io? Non ci sperate…

    Anzi ecco il mio intervento al Forum dell’arte contemporanea italiana di Prato 2015 al Tavolo M4. “La lingua italiana” coordinato da
    Cesare Pietroiusti.

    Forte della sollecitazione di Cesare Viel che ha parlato di come si possa utilizzare la lingua italiana in forma performativa e della
    possibilità di utilizzare la scrittura in maniera creativa, trovo il
    coraggio per regalarvi questo mio breve testo autoreferenziale, come
    del resto molto del mio lavoro. Incoraggiato anche dal suggerimento
    di Cesare Pietroiusti quando afferma che bisogna indagare proprio lì
    dove si prova vergogna. Per cui, essendomi io molto vergognato quando ho pensato e scritto questa sorta di manifesto, ho deciso di
    regalarvelo così; Questa è la mia lingua, il mio linguaggio nel
    bene e nel male, a qualcuno piace i più lo odiano, anzi mi odiano,
    ma che posso farci? Che posso fare se non leggervelo e farmi odiare
    anche da voi?

    Mi presento sono Pino Boresta Artista virgola Artista punto Artista
    punto esclamativo Artista punto interrogativo Artista tra virgolette
    Artista punto e virgola Artista due punti

    Manifesto della Boresta:

    BORESTA ha mille attitudini e mille idee.

    BORESTA ha molti difetti qualche virtù ma in sostanza è un fregnone.

    BORESTA ha torto ma nessuno lo scrive.

    BORESTA ha ragione ma nessuno lo ammetterà mai.

    BORESTA racconta, afferma, dice sempre il vero.

    BORESTA commenta tutto nel bene e nel male.

    BORESTA sbaglia e fa la cosa giusta allo stesso tempo.

    BORESTA dicono sia inattuale e lui lo trova esaltante.

    BORESTA è un idiota ma dicono che fa il furbo.

    BORESTA è intelligente o è uno stolto? Questo non l’ha capito, neanche lui.

    BORESTA è cattivo, antipatico, scontroso, irascibile e urla sempre.

    BORESTA è arrabbiato ma riflette molto.

    BORESTA è permaloso ma non molla mai.

    BORESTA è copiato, seguito, usato, fintamente ignorato e fin troppo studiato.

    BORESTA è odiato e amato ma questo è il destino dei giusti.

    BORESTA è un artista di merda.

    BORESTA è un morto di fame e tale deve rimanere, perché è così che serve, è così che ci serve, è così che si serve.

    BORESTA è uno stupido perché non sa fare il finto umile.

    BORESTA è uno stupido perché non sa stare zitto.

    BORESTA è uno stupido perché per una battuta venderebbe il suo regno, ma Boresta non ha regno ma solo buffi, tre figli, una moglie, tanti quadri, tanti progetti, tanti documenti, tanti reperti, tanti lavori che probabilmente nessuno vedrà mai.

    BORESTA un giorno brucerà tutto questo, ma forse no! Perché questo è il più grande dispetto che può fare a tutti coloro che lo detestano.

    BORESTA nessuno lo vuole perché Boresta non ha un protettore né un procuratore e tanto meno un forte sostenitore.

    BORESTA vogliono relegarlo nell’oblio, ma Boresta farà di tutto perché questo non avvenga.

    BORESTA un giorno morirà.

    BORESTA è già morto.

    BORESTA vivrà per sempre, è per questo che sta lavorando, è per questo che costruisce da solo (senza schiavi) la propria piramide, ma se non ci riuscirà chi se frega, peggio per voi, peggio per loro, peggio per me, meglio per me.

    BORESTA è autoreferenziale ma se né vanta.

    BORESTA è presuntuoso ma lui crede in quello che fa.

    BORESTA è ostinato ma è colpa di quel grido che ha dentro, e che avvolte evade.

    BORESTA è incoerente e contraddittorio ma è fatto così.

    BORESTA non è un narciso, a Boresta non piace fare finta di parlare di altro e di altri per poi in realtà parlare di se, questo è quello che fanno tutti gli artisti in un modo o nell’altro, Boresta lo dice e lo fa.

    BORESTA va sempre dritto al punto e non gira intorno alle cose, non gira intorno ai problemi e ai non problemi.

    BORESTA alla fine non avrà rimpianti, ma quanto ha pianto…

  • samlowry