Vaerslev & Woodman. A Firenze, con Marino Marini

Museo Marino Marini, Firenze – fino al 28 novembre 2015. Artisti forse antitetici ma non per questo incompatibili sposano gli spazi toscani. Per un risultato davvero particolare, in una delle poche istituzioni fiorentine che hanno sempre creduto nel contemporaneo.

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Fredrik Vaerslev, Glass Paintings serie - courtesy l'artista, Standard Oslo, Galleria Giò Marconi e Andrew Kreps Gallery - photo Dario Lasagni

Fredrik Vaerslev, Glass Paintings serie – courtesy l’artista, Standard Oslo, Galleria Giò Marconi e Andrew Kreps Gallery – photo Dario Lasagni

DALLA NORVEGIA ALL’ESORDIO ITALIANO
Classe 1979 e non solo con un buon curriculum alle spalle – ma anche tre gallerie internazionali: Standard, Andrew Kreps e Giò Marconi – il norvegese Fredrik Vaerslev inaugura la sua prima personale in un museo italiano, a cura di Alberto Salvadori.
Inner Beauty – questo il titolo della mostra – non parla di bellezza e nemmeno ha la pretesa di ostentarla, ma del fascino processuale che, in bilico fra innovazione e tradizione, amplifica, attraverso la pittura e la scultura, le tecniche di realizzazione che consentono all’opera di prodursi.
Interamente realizzata ad hoc, l’esposizione si compone di due macrogruppi di lavori: il primo, dal carattere pittorico, prende il nome di Trolley Paintings; l’altro, annoverabile tra le fila della scultura, è invece denominato Glass Paintings o Glass Sculptures.

DIPINTI FATTI COL TRACCIALINEA
Vaerslev realizza i Trolley Paintings usando le macchine traccialinee – le stesse impiegate per segnare i campi sportivi o le strade – e ne ibrida i segni prodotti, con vernice e macchie di spray spesso frutto dell’errato o difettoso funzionamento della macchina stessa.
Qui i toni bruni delle tele lasciano affiorare in superficie una specie di collage di strisce e intersezioni irregolari, macchie libere e quasi per velatura un frottage sui generis dei mattoni in cotto che rivestono l’ambiente della cripta, spostandone le suggestioni astratte di cui sono carichi verso un aspetto lievemente figurativo.
A far da contraltare a queste grandi tele vi sono i Glass Paintings, concepiti quasi come luoghi pittorici supplementari, costituiti da masse di colore informe depositate su vetro acrilico smerigliato e successivamente raschiato, retroilluminati da semplici lampadine e montati su una sorta di piedistallo ereditato, nell’idea e nella funzione, dagli oggetti della cultura folk norvegese del secondo dopoguerra.

Betty Woodman, Posing with Vases at the Beach, 2008 - photo Dario Lasagni

Betty Woodman, Posing with Vases at the Beach, 2008 – photo Dario Lasagni

AMERICANA NATURALIZZATA FIORENTINA
Parallelamente alla mostra del giovane norvegese, negli spazi contigui e nel sacello, fino a giungere al secondo piano del museo, si snoda il percorso espositivo dedicato al lavoro di Betty Woodman, a cura di Vincenzo de Bellis.
La mostra si pone come una parziale ricognizione degli ultimi quindici anni della produzione dell’artista americana naturalizzata fiorentina – come lei stessa spesso dichiara – attraverso un accattivante corpus di lavori in prestito da collezioni e gallerie che l’opera di Woodman valorizzano e tutelano.
Il percorso espositivo si apre – nella cripta – con l’installazione Of Botticelli (2013), quasi un omaggio all’arte rinascimentale che presenta una sorta di semi-hortus conlusus costituito da frammenti ceramici di vari spessori, forme e colori. Frammenti che riprendono la silhouette delle colonne tortili barocche avvolte dai tralci dell’uva che, seguendo linee sinuose, conferiscono alla composizione, dalle vivide cromie, un movimento ilare e gioioso.
Lo spazio attiguo invece si caratterizza per la presenza di Theater 3 (2001) e Lucia’s Room (2013), opere che analizzano e interpretano le molteplici possibilità iconografiche legate alla natura morta, tema che negli anni ha esercitato un notevole fascino sugli sviluppi poetici della Woodman e ancora non esaurito.

GIÙ DAL PIEDISTALLO
A questo punto la mostra propone una riflessione che mette in luce il ribaltamento dicotomico tra scultura e basamento, attraverso lavori come Vase Upon Vase, Ariana (2010) oppure Aztec Vase and Carpet 1 (2012), dove la tela staccata dal muro assume la funzione domestica di un tappeto sul quale è collocato il vaso. 
Tali relazioni si arricchiscono di ulteriori spunti nell’ultima sala del piano, dove figura e sfondo, elementi interni ed esterni al “campo” della tela, materiali pittorici ed extrapittorici danno vita ad ambientazioni domestiche che modellano luci e plasmano ombre attraverso una pittura scultorea e una scultura squisitamente pittorica.
È proprio quest’ultima peculiarità a creare – al secondo livello del museo – un confronto attualissimo e d’effetto tra le cromie e le forme dei vasi della Woodman e le opere di Marino Marini presenti in maniera permanente in questa sezione.

Gino Pisapia

Firenze // fino al 28 novembre 2015
Fredrik Vaerslev – Inner Beauty
a cura di Alberto Salvadori
Betty Woodman
a cura di Vincenzo de Bellis
MUSEO MARINO MARINI
Piazza San Pancrazio
055 219432
[email protected]
www.museomarinomarini.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/47301/betty-woodman-fredrik-vaerslev/

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