Mostra del Cinema di Venezia. Harry’s Bar

Strano non ci abbiano pensato prima a girare un film sull’Harry’s Bar di Venezia. Fonte inesauribile di aneddoti, ritrovo di artisti, scrittori, divi del cinema, è persino patrimonio nazionale dal 2001. Ora la lacuna è colmata.

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Carlotta Cerquetti, Harry's Bar

Carlotta Cerquetti, Harry’s Bar

ARRIGO CIPRIANI E UNA SAGA RISTORATRICE
La regista Carlotta Cerquetti ha colmato la lacuna e insieme a Irene Bignardi ne ha anche firmato il soggetto. Il documentario sul mitico Harry’s Bar – presentato come evento speciale tra le Giornate degli Autori [e in onda oggi 7 settembre, in seconda serata su Canale 5, N.d.R.] –, ben costruito e corredato da filmati e immagini d’epoca, percorre la storia del locale attraverso la voce di alcuni degli illustri ospiti (da ABO a Marina Cicogna a Puff Diddy) e del proprietario, Arrigo Cipriani, figlio di Giuseppe, fondatore del bar e dell’impero Cipriani, giunto quasi alla quarta generazione.
Arrigo è la vera sorpresa di questo film: uomo di mondo, pieno d’ironia e carisma, educato e dalla battuta pronta, di fine intelligenza e rara lungimiranza. Un gentleman della ristorazione, che non perde occasione di sottolineare le origini modeste e i sacrifici di una vita trascorsa a lavorare. E rispetto alla sua figura, perfetta incarnazione del genio italiano e di un’imprenditoria pulita e illuminata, le storie capricciose e viziate del jet-set passano quasi in secondo piano. Perché nel suo bar l’ego deve ridimensionarsi e gli ospiti accettare di stare scomodamente stretti pur di poter occupare una delle sedie degli appena 35 mq della “stanza”.  Arturo Toscanini, Peggy Guggenheim, Orson Welles, Truman Capote, Ernest Hemingway dovevano stringersi, insomma.

DIVI AD ALTEZZA UOMO
Arriva un momento della giornata in cui le celebrity hanno bisogno di un ristoratore fedele, leale, che li tratti come persone normali, anche con un po’ di durezza, cucini bene e non faccia sconti, riportandoli alla realtà almeno nell’ora dei pasti. Un po’ come Freddy e le sue costolette in House of Cards.
Del resto, “Un locale è di lusso se ha un’anima, il lusso è la somma del pensiero e della fatica, è mancanza di imposizioni perché uno dei valori fondamentali della vita è la libertà, e senza libertà non c’è lusso. Il lusso è un contenuto spirituale”, afferma Arrigo con la sicurezza conferita dal possesso di decine di bar e ristoranti in tutti i luoghi più eleganti del globo.

Carlotta Cerquetti, Harry's Bar

Carlotta Cerquetti, Harry’s Bar

LA STORIA DEL BAR PIÙ CELEBRE AL MONDO
Gli arredi del bar sono ancora quelli originali, progettati dal padre, che indirizzò i falegnami dell’epoca a realizzare dei mobili più piccoli, in modo che ci fosse una proporzione con i soffitti bassi e la scarsa metratura. Stesso discorso per posate e bicchieri. Giuseppe è anche l’inventore del cocktail Bellini e del carpaccio, il rosa della pesca e il rosso della carne gli evocavano i grandi pittori veneziani e le loro cromie. E se Naomi Campbell, tra gli intervistati del film, cita solo la bevanda omettendo l’artista, si capisce quanto il successo sia di massa e planetario.
Le origini del bar sono leggendarie come per qualsiasi impero che si rispetti. Nel 1926 Giuseppe presta infatti dei soldi a un giovane americano in difficoltà di nome Harry Pickering che, come in tutti gli happy end tanto cari alla narrazione occidentale, è in realtà ricco e riconoscente, e nel 1931, cinque anni dopo, ritorna a Venezia restituendo la somma con lauti interessi, con i quali Giuseppe compra le mura del bar, intitolandolo al benefattore.
Per questo Arrigo – traduzione italica di Harry – è certo di essere l’unico uomo al mondo ad aver preso il nome da un bar. E a lui bisogna credere, perché riesce a sentire il respiro di Venezia nell’alternanza delle sue maree.

Mariagrazia Pontorno

www.labiennale.org/it/cinema/

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