Al PAV di Torino la decrescita è felice

PAV, Torino – fino al 18 ottobre 2015. Seconda mostra di Marco Scotini al PAV di Torino. Dove collettivi artistici raccontano come hanno reso possibili piccole porzioni di altri mondi possibili. Fra baratti, contadini del futuro e arene di discussione.

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Futurefarmers, This is Not a Trojan Horse - Pollinaria, 201o

Futurefarmers, This is Not a Trojan Horse – Pollinaria, 2010

INQUADRAMENTO POLITICO
Grow it yourself è la seconda mostra al PAV a cura di Marco Scotini – dopo Vegetation as a political agent – che indaga possibili modalità per sottrarsi al sistema neoliberista di produzione e di sfruttamento delle risorse naturali, tracciando un rapporto tra pratiche artistiche e nuovi esperimenti sociali.
Nel tentativo di proporre alternative valide al sistema capitalistico e consumistico vigente, la collettiva suggerisce un processo evidente di riavvicinamento alla terra in una sorta di “urbanizzazione rurale”.

CONTADINI DEL FUTURO
Il collettivo internazionale Futurefarmers – fondato da Amy Franceschini nel 1995 – presenta una selezione di video: Annual Harvest, Erratum: Brief Interruptions in the Waste Stream, Soil Kitchen e This is not a trojan horse e la scultura collettiva This is Not a Trojan Horse/CTC, oltre a Ciò che è vivo – culture tour di Emanuela Ascari, che si relaziona con la loro Consortium Instabile.
Soil Kitchen, in particolare, è un intervento architettonico a energia aerea, nonché uno spazio dove i cittadini possono godersi un pasto gratuito in cambio di terriccio estratto dal loro quartiere, mentre sotto il mulino costruito appositamente si svolgono lezioni e workshop gratuiti sull’agricoltura urbana.

Fernando García-Dory, Inland-Campo Adentro

Fernando García-Dory, Inland-Campo Adentro

STRANE RESIDENZE, BARATTI E ARENE
Il progetto Inland-Campo Adentro di Fernando García-Dory presenta i lavori Malpartida di Mario Garcia Torres e Old Cabins. Beyond walls. Over everybody’s land. A Small Museum of the Commons di Susana Velasco. In quest’ultimo si traccia un immaginario collettivo, composto da impronte animali, dai loro versi e dalla mano del pastore che ripara i tetti dei rifugi. Tetti poi restaurati usando materiali riciclabili, con la collaborazione dell’intero villaggio e infine trasformati in piccoli musei della comunità.
I Myvillages espongono i progetti Company. Movements, deals and drinks, Made in Zvizzchi, The International Village Shop e I like being a farmer and I would like to stay one, in cui il collettivo instaura un rapporto basato sull’economia di scambio tra diverse realtà agricole europee, barattando un dipinto a olio della loro fattoria con un video nel quale gli agricoltori presentano il loro lavoro quotidiano.
Infine Piero Gilardi costruisce per l’occasione Ecoagorà, un’opera ambientale: un piccolo anfiteatro ottagonale di legno, le cui gradinate ospiteranno il pubblico durante momenti di dibattito che si terranno fra settembre e ottobre.

Grow it yourself - veduta della mostra al PAV, Torino 2015

Grow it yourself – veduta della mostra al PAV, Torino 2015

IL PAV E LA DECRESCITA FELICE
Tutte queste opere hanno in comune la collaborazione e la partecipazione al processo di creazione e l’avvio di discussioni sui temi dello “sviluppo” alternativo ed ecologico di piccole comunità rurali, partendo da teorie come quella della decrescita di Serge Latouche, caratterizzate da un forte approccio anti-sviluppista.
Il PAV – Parco Arte Vivente, ideato proprio da Piero Gilardi, è un’isoletta verde incastonata in un paesaggio periferico, ex area industriale torinese caratterizzata oggi dalla presenza di un grande parcheggio multipiano.
Il programma che porta avanti lo ha trasformato in uno dei pochi spazi dove teoria critica e produzione artistica si incontrano e si confrontano con altre discipline, realizzando un dialogo necessario e per lo più assente nelle istituzioni museali italiane, solitamente impegnate in mostre autoreferenziali che pochi stimoli producono su giovani studiosi e poca ricaduta hanno sul territorio in cui operano.
La mostra a cura di Marco Scotini non è solo un evento artistico ma è un’occasione importante per riflettere, ancora una volta, su come partendo da pratiche DIY si possano “mettere in discussioni le dinamiche monopolistiche della grande distribuzione agricola, recuperando il controllo sulla produzione alimentare”, così come sostiene il curatore e così come artisti, intellettuali, artigiani e contadini stanno provando a fare, insieme, nel tentativo di creare “un altro mondo possibile”.

Katiuscia Pompili

Torino // fino al 18 ottobre 2015
Grow it yourself
a cura di Marco Scotini

artisti: Futurefarmes, Piero Gilardi, Inland–Campo Adentro, Myvillages
PAV
Via Giordano Bruno 31
011 3182235
[email protected]
www.parcoartevivente.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/45730/grow-it-yourself/

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  • Angelov

    Ma perché tutti questi titoli e definizioni in inglese?
    Per timore che usando l’italiano si possa apparire provinciali?