Matthew Barney al MoCA di Los Angeles. Storie di reincarnazione, in un nuovo ciclo faraonico

Sono lontani i tempi di Cremaster, capolavoro in cinque atti di Matthew Barney. Una nuova opera faraonica è adesso esposta al MoCA di Los Angeles: un viaggio fra allegorie, reincarnazioni e antichi miti egiziani

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È la prima grande mostra museale di Matthew Barney a Los Angeles. Inaugurata lo scorso 13 settembre e in corso fino al 18 gennaio 2016, “River of Fundament” segna un nuovo importante capitolo nella carriera dell’artistar statunitense.

Matthew Barney and Jonathan Bepler, River of Fundament, 2014, Filmstill, photo Hugo Glendinning © Matthew Barney, Courtesy Gladstone Gallery, New York und Brüssel

Matthew Barney and Jonathan Bepler, River of Fundament, 2014, Filmstill, photo Hugo Glendinning © Matthew Barney, Courtesy Gladstone Gallery, New York und Brüssel

A tredici anni dalla conclusione del mitico ciclo Cremaster (1994-2002) questa nuova, epica impresa filmica – scritta da Barney in collaborazione con il compositore Jonathan Bepler – si ispira ad Ancient Evenings, un romanzo di Norman Mailer, pubblicato nel 1983 e ambientato nell’antico Egitto. Storie di reincarnazione e rigenerazione spirituale, fra vita, morte, sesso, potere, poesia, allegoria, mitologia, fiction e storia.

Il progetto è stato concepito in origine come il risultato di una serie di atti unici, performati attraverso il paesaggio americano nell’arco di cinque anni.
Al MoCA, insieme alla lunghissima pellicola, sono esposte circa 85 opere collegate al film, fra disegni, storyboard e sculture monumentali, grandi fino a 25 tonnellate. In mostra anche Water Castings, un nuovo gruppo di sculture mostrato per la prima volta.

Helga Marsala

www.moca.org/exhibition/matthew-barney-river-of-fundament

 

 

 

 

 

 

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  • lapo

    SIAMO SERI, AMMETTIAMOLO CHE È LUI IL PIÙ GRANDE ARTISTA VIVENTE

  • Angelov

    Per una cultura competitiva come quella americana, il trovarsi di fronte ad un modello culturale come quello, ad esempio, espresso nelle opere di un Michelangelo Buonarroti, può rappresentare un imperdibile stimolo al suo superamento; ma purtroppo non sempre la cosa è possibile.
    Se James Joyce non avesse scritto l’Ulisse o i Dublinesi, dubito che qualcuno si sarebbe mai interessato al suo ultimo capolavoro: Finnegan Wake; e così, quando qualcuno percorre il tragitto inverso, c’è solo da attendere che in futuro potrà essere in grado di pareggiare i conti.